Senza dubbio è il gesto distintivo del cristiano: il segno della croce lo impariamo da bambini e ci accompagna in ogni situazione lieta o triste della vita.
Le origini di questo gesto si perdono negli inizi stessi del cristianesimo. Quando una cosa è pacifica e sotto gli occhi di tutti, di solito non se ne parla. È per questo che troviamo pochi testi su questo segno nei padri della Chiesa.
Sappiamo solo che fino all’ottavo secolo il gesto era in genere più semplice: si tracciava una croce con il pollice sulla fronte o sulla bocca, come ancora oggi facciamo a messa quando stiamo per ascoltare il Vangelo o come si fa sulla bocca all’inizio della Liturgia delle Ore.
San Basilio il Grande sostiene che la diffusione così comune di questo gesto si spiega con la sua origine apostolica: la rivelazione non ci è stata trasmessa solo con la Bibbia e gli scritti, ma anche e soprattutto con un esempio ininterrotto.
Altri antichi scrittori, come il latino Tertulliano, raccomandano: “Ogni volta che entriamo e usciamo, quando ci vestiamo, quando ci calziamo, quando prendiamo il bagno, iniziamo il pasto, accendiamo il lume, ci addormentiamo, in tutti gli atti che ci sono abituali, ci facciamo il segno della croce sulla fronte”.
Nell’epoca del martirio e della persecuzione, questo piccolo gesto fu praticato come segno di benedizione, con la consolante certezza di partecipare al mistero della croce di Cristo.
“È una grande difesa, gratuita per i poveri – scrive san Cirillo di Gerusalemme – non costa fatica ai deboli, ma è concesso da Dio come un dono, distintivo dei fedeli e timore per i demoni: ogni volta infatti che vedono la croce, si ricordano del crocifisso e temono colui che schiacciò il capo del drago”.
Sant’Agostino testimonia che il segno divenne sempre più importante nella liturgia: “si traccia sulla fronte dei credenti – dice – si traccia nell’acqua in cui vengono rigenerati, sull’olio della cresima e sul pane del sacrificio: senza il segno della croce nessuno di questi riti è valido”.
Un segno di benedizione e di preghiera che diventa sempre più un segno di identità: san Giovanni Damasceno, che arrivò ad essere gran visir del califfo Yazid, mai poi ebbe la mano amputata con l’accusa di tradimento, scrive che il segno della croce è stato dato a noi sulla fronte, come la circoncisione fu data a Israele: “È infatti attraverso di esso che noi fedeli ci distinguiamo dai non fedeli”.
Come dicevo, l’uso di fare un segno più esteso della croce sulla persona avvenne più tardi, verso la fine del primo millennio.
È interessante notare che nel corso dei secoli e nelle varie regioni del mondo cristiano variava anche il modo di tenere le dita della mano.
Dunque: le dita sono cinque ed è molto facile fare tre e due.
In questi semplici numeri c’è la professione di fede: tre sono le persone divine (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo), due sono le nature di Cristo (che è vero Dio e vero uomo).
Gli ortodossi ancora oggi uniscono le prime tre dita per mostrare così l’unità delle tre distinte persone.
Il papa san Leone IV raccomandava invece di tenere distesi l’indice e il medio di raccogliere il pollice il centro, per mostrare che lo Spirito Santo è l’unità del Padre e del Figlio.
A proposito di ortodossi e degli orientali in generale…
Oggi è molto frequente la loro presenza nel nostro territorio, per via della immigrazione. E così vediamo che gli orientali praticano il segno della croce al contrario rispetto a noi latini: cioè dalla spalla destra alla sinistra.
Dovete sapere che questo è sicuramente il modo più antico di tracciare il segno della croce.
Il nostro modo, da sinistra a destra, si diffuse progressivamente in occidente, all’inizio in modo spontaneo da parte dei fedeli, poi furono i vescovi a parlarne.
Papa Innocenzo III (siamo nel XII secolo) spiega che andiamo da sinistra a destra perché la vita cristiana è un passaggio dalla morte alla vita, dalla miseria alla gloria, ma ammette che molti lo fanno dall’altra parte, cioè come gli ortodossi. Per il papa di allora non faceva molta differenza. Il modo nostro di fare il segno di croce fu codificato ufficialmente solo con il messale del Concilio di Trento.
Un teologo ortodosso, spiega che questo cambiamento avvenne in modo spontaneo perché i fedeli ripetevano sul loro corpo, in modo non speculare, il gesto che fa il prete per benedire. Anche i preti orientali benedicono da sinistra a destra.
Il segno di croce viene interpretato come una autobenedizione, nel segno della croce, e come un accogliere la benedizione del prete, tanto è vero che è tipico della nostra liturgia, quello di fare il segno in simultanea con la benedizione del prete, che è una imposizione della mano in forma di croce. È anche per questo motivo che noi latini pratichiamo il segno di croce con la mano distesa.
Come abbiamo visto da questa carrellata storica, il segno della croce è una vera e propria preghiera, che può essere fatta anche senza parole, nella quale sono contenuti tutti i misteri principali della nostra fede.
La Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Il mistero del nostra grande e adorabile Dio che è un solo Dio, un solo Signore, nella comunione delle persone distinte.
Con il segno della croce proclamiamo che Dio è amore, Dio è unità, Dio è Trinità.
Poi il Cristo, il Figlio di Dio, il Figlio di Maria. Veramente Dio come il Padre, veramente uomo come noi.
Con il segno della croce proclamiamo che l’invisibile si è fatto visibile, l’inaccessibile si è fatto prossimo, l’irraggiungibile ci è venuto incontro e ha mostrato il suo volto.
Poi il mistero della passione, morte e risurrezione del Signore e il suo ingresso nella gloria.
Con il segno della croce proclamiamo che Cristo ha dato la vita per i nostri peccati, ha sofferto per la nostra salvezza, ha portato con sé la nostra umanità nell’eterno abbraccio d’amore di Dio.
Tutto questo nella concretezza della vita: nei pensieri, nei progetti della mente; nei sentimenti e negli affetti del cuore; nel peso e nella gioia della vita di ogni giorno, in cui siamo chiamati a prendere sulle spalle la nostra croce e a seguire Gesù.
Il segno della croce. Insegnamolo ai bambini e facciamolo bene, non uno scarabocchio fatto col dito, ma un gesto ampio e dignitoso, nei momenti importanti della giornata, quando passiamo davanti ad una chiesa o ad un’immagine sacra, prima di mangiare, all’inizio di un viaggio, della scuola o del lavoro, per invocare la benedizione di Dio e anche per testimoniare il suo immenso amore per noi.
