EPIFANIA
Il susseguirsi delle feste del tempo di Natale e i grandi misteri che la Liturgia ci fa rivivere, mi richiamano alla mente un canto – più una filastrocca per la verità – che i figli dell’antico Israele cantano durante le feste della cena pasquale.
Ripetono tante volte un ritornello: Dayenu, ci sarebbe bastato! E ripercorrono così, con questa esclamazione di meraviglia e stupore, i momenti della storia della salvezza.
Se dopo averci fatto uscire dall’Egitto, non ci avessi dato la manna… Dayenu… ci sarebbe bastato! Se dopo averci dato la manna, non ci avessi consegnato la legge… Dayenu… ci sarebbe bastato! Se dopo averci consegnato la legge, non ci avessi fatto entrare nella terra promessa… Dayenu… ci sarebbe bastato!
E così, quasi all’infinito, ripercorrendo le opere di Dio… Molto di più, noi Popolo della Nuova Alleanza potremmo cantare il nostro “dayenu… ci sarebbe bastato”.
Se Dio ci avesse mandato il suo Figlio e non avesse mandato gli angeli ai pastori… dayenu… Se Dio avesse mandato gli angeli ai pastori e non avesse mandato la stella ai magi… dayenu… Se avesse mandato la stella ai magi e non avesse glorificato al Giordano il suo Figlio… dayenu… Se avesse glorificato al Giordano il suo Figlio e non avesse cambiato l’acqua in vino alle nozze… ci sarebbe bastato…
Di stupore in stupore, la Chiesa di Dio celebra l’Epifania, la manifestazione del Signore.
Qualcuno ha notato che esiste un parallelismo evidente tra l’Epifania e la Pentecoste, i due misteri che chiudono rispettivamente il ciclo del Natale e della Pasqua: sono due feste, per così dire “esplosive”. Il mistero che celebriamo assume proporzioni universali, cosmiche.
La Pentecoste è l’“esplosione” della Pasqua: lo Spirito di Dio che ha risvegliato alla vita immortale il cadavere esanime del Signore che giaceva nel sepolcro e lo ha glorificato alla destra del Padre, quello stesso Spirito irrompe sulla Chiesa e sul mondo.
Per mezzo della carne risorta di Cristo, quello stesso Spirito di Dio scende su di noi e ci strappa dal peccato, dalla solitudine, dalla morte.
A Pentecoste, la Pasqua di Gesù, diventa Pasqua della Chiesa, Pasqua dei credenti e di
ogni uomo che si apre alla grazia di Dio.
Così anche l’Epifania, rispetto al Natale. A Natale abbiamo celebrato il fatto che riguarda Gesù, oggi noi ne celebriamo la notizia, la manifestazione, la luce che viene rivelata.
Ricordate le parole dell’Angelo ai pastori “Oggi è nato per voi il Salvatore!”? Per nessun essere umano si da una notizia come questa: “È nato per voi…!”. Nessun bambino nasce “per…”; si nasce e… basta…
Gesù, per il solo fatto di essere nato, per il solo fatto di esistere, è già “per…”. Per il solo fatto di esistere, Gesù unisce in se stesso due mondi distanti e incompatibili: il mondo di Dio e il mondo dell’uomo; il mondo della perfezione e il mondo del limite; il mondo della luce purissima e il mondo del peccato; il mondo dell’eternità e il mondo della finitezza e della morte.
Gesù ancora non parla, non cammina, non fa’ nulla, ma è già il Salvatore, per il solo fatto di esserci. Potremmo realmente cantare, con tanta maggior forza dell’antico Israele: Dayenu… ci sarebbe bastato!
Per la salvezza del mondo non era necessario altro. Dio non ha bisogno di noi per salvarci. Al lui bastava volerlo, a lui basta il solo fatto di esistere, per essere Salvatore.
Epifania significa che Dio non si ha voluto limitarsi all’indispensabile, ma ha voluto che il fatto della Nascita del Salvatore fosse manifestato, ha voluto che noi lo sapessimo, ha voluto che la nostra vita, anche questa vita mortale – segnata dalla tristezza del peccato, della solitudine e della morte – fosse riempita dalla meraviglia del suo amore.
Oggi noi celebriamo e riviviamo nel mistero il lungo cammino compiuto dai Magi dal lontano oriente fino alla “Casa dove trovarono il Bambino con Maria, sua Madre”, evidente allusione al mistero della Chiesa che è la Casa di Dio in mezzo agli uomini.
Ma potremmo chiederci… Chi ha compiuto il viaggio più lungo? Nel suo grande amore, Dio ha voluto colmare l’immensa distanza che ci separava da lui, quella distanza che lo rendeva l’inaccessibile, l’irraggiungibile. Dio si è fatto prossimo, si è fatto nostro vicino.
Ma ha voluto lasciare a noi, per così dire, l’ultimo centimetro (perché questo è il viaggio dei Magi, rispetto al viaggio di Dio verso l’uomo), l’ultimo piccolo passo della nostra fede, del nostro sì, del nostro amore.
È un solo centimetro, ma ci appare tortuoso, difficile, disseminato di prove.
I Magi incontrarono fior di teologi che erano in grado di spaccare in 4 un singolo versetto della Bibbia, ma non erano in grado di piegare le ginocchia davanti alla presenza stessa di Dio.
Quanti professionisti della religione ci danno consigli e hanno una parola per ogni argomento, quante liturgie che sembrano intrattenimenti comunitari, ma che non adorano il mistero di Dio e l’opera della salvezza!
I Magi incontrarono anche il potere: “verrò anch’io ad adorarlo…”, dice Erode.
Quante volte il potere della politica, oggi soprattutto il potere della comunicazione, esprime il suo apprezzamento a parole, finché la Chiesa si comporta da custode di valori di solidarietà, o di tradizioni o di beni monumentali…
Ma quando la Chiesa vuole confessare la sua fede, proclamare la verità del Vangelo e dell’uomo… allora tutto cambia.
Sì, il nostro viaggio, il nostro piccolo centimetro della fede ha le sue insidie e le sue stanchezze, ma Dio non cessa di mandarci la sua stella, un luce interiore che ci guida, ci esorta, ci dona la gioia di continuare a cercare la presenza di Dio.
Oggi celebriamo la Manifestazione del Signore. Se anche il Figlio di Dio fosse solo nato per noi, dayenu… ci sarebbe bastato.
Ma Dio ha anche voluto che lo sapessimo, che fossimo partecipi della sua gioia. Ha voluto farci entrare nella sua Casa, per adorarlo con Maria e come Maria.
Egli che è in stesso pienamente felice e appagato nella perfezione della sua divinità, vuole accettare i nostri doni: oro, incenso e mirra, l’insignificante, ma decisivo omaggio della nostra fede, che lo riconosce come Signore e Salvatore.
Non era necessario. Dayenu… Ma Dio non si è voluto limitare all’indispensabile. Non ha acceso una lampada per nasconderla sotto un secchio.
Un fatto che è diventato notizia: questa è l’Epifania. Il mistero che oggi riviviamo ci sollecita e ci sfida: amore chiede amore. La fede deve diventare a sua volta vangelo, notizia, evangelizzazione.
È troppo grande il dono che abbiamo ricevuto: un Salvatore, il perdono, la vita, una Casa.
Troppe volte siamo muti, taciamo il nome del Salvatore o lo nascondiamo in falsi pudori. Una cristianità gradita ai teologi professionisti e ai potenti, ma non una Epifania del Signore.
