“Si è fatto simile a noi in tutto, fuorché nel peccato”. Lo ripete spesso la fede della Chiesa, soprattutto in questo tempo della Manifestazione del Signore.
E oggi celebrando il mistero del suo Battesimo nelle acque del fiume Giordano, riconosciamo Gesù come uno fra i tanti che accorrevano da tutta la regione, per farsi battezzare da Giovanni, proprio lui, mescolato a una folla di peccatori, pur essendo senza peccato.
È degno di nota il fatto che – mentre nel suo racconto l’Evangelista Matteo mostra come Giovanni si rende conto della identità di Gesù e cerchi in qualche modo di negargli un battesimo di cui non ha per nulla bisogno – nel racconto che abbiamo appena ascoltato da San Marco, non c’è nulla di tutto questo.
Gesù passa, semplicemente, uno in mezzo agli altri. San Marco ci riferisce l’episodio, non come lo videro il Battista e coloro che erano presenti, ma come Gesù stesso lo visse in prima persona: è Gesù, infatti, che vide il cielo squarciato e vide lo Spirito scendere su di sé. Ed è sempre Gesù che udì per se stesso la voce del Padre che parla solo per lui: “Tu sei mio figlio”.
C’è una complementarietà evidente nei racconti dei diversi evangelisti e ci risulta molto preziosa questa testimonianza, diremmo in soggettiva, del vangelo secondo Marco, perché ci fa entrare nell’intimità di Gesù, nella sua stessa auto-coscienza.
Essere uomini significa anzitutto essere creature, essere limitati. Abbiamo nel cuore una vocazione all’infinito, un desiderio di perfezione, di vita, di pienezza, ma viviamo e comprendiamo le cose una alla volta, in modo progressivo.
Anche il Figlio di Dio fatto uomo, passa per questa via. Pur essendo Dio come il Padre, pur essendo colui che conosce ogni cosa con perfezione, entrando in una vera carne umana – come vero uomo, nostro fratello – ha bisogno di conoscere anche umanamente.
Gesù, la Sapienza di Dio fatta carne, ha avuto bisogno di imparare a camminare, di imparare a parlare, a leggere e scrivere… E ha avuto bisogno anche – nella sua vera umanità che apprende le cose attraverso l’esperienza – di comprendere umanamente anche il mistero della sua stessa identità: “Tu sei il Figlio di Dio”.
Gesù che era disceso dall’alto, come vero Dio, ora come vero uomo, guarda verso l’alto e contempla il cielo squarciato, quel cielo cielo che si è aperto al suo passaggio e sente – per la prima volta in modo umano – quella voce che – come Dio – era la voce per lui unica e famigliare, la voce del Padre, che da sempre e per sempre riversa su di lui il suo Amore: “Tu sei il mio figlio amato. In te mi compiaccio”… in te ritrovo me stesso, in te vedo la mia stessa bellezza, la mia stessa perfezione.
Non possiamo entrare oltre in questa ricerca della psicologia umana di Gesù: è un mistero affascinante ma che richiede anche rispetto, perché ci è accessibile nella umanità del Cristo e allo stesso tempo inaccessibile, nella sua divinità.
L’unica cosa che potremmo aggiungere in questa ricerca è che Gesù di Nazaret sente per la prima volta in modo umano, ciò che – nella sua divinità – gli era più connaturato: la potenza dello Spirito Santo che agisce in lui.
Lo Spirito Santo è la sua comunione con il Padre; è tutto quello che con il Padre ha in comune: è la divinità, la perfezione, la vita, la forza, la potenza creatrice; è l’unità, la purezza, la bellezza assoluta. È tutto quello che si può dire insieme del Padre e del Figlio: è l’amore che sgorga dal Padre e rifluisce sul Figlio, per tornare al Padre.
Ora Gesù di Nazaret – il Figlio di Dio fatto uomo – conosce umanamente (se possiamo dire così) questa stessa potenza d’amore.
L’evangelista Marco, continuando il racconto – lo ascolteremo nella prima domenica di Quaresima – annoterà: “E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto”. Lo Spirito di Dio, per così dire, si impossessa di questo essere umano, lo consacra. L’Amore di Dio è – per definizione – la ragione stessa della Incarnazione del Figlio, ma ora possiamo dire anche che l’Amore di Dio, il suo Spirito, è la ragione anche della sua missione in mezzo a noi.
Con un termine forse a noi più famigliare, potremmo dire che oggi Gesù di Nazaret conosce come ogni uomo, come ogni giovane, la sua vocazione, quella missione alla quale è chiamato dal disegno eterno del Padre.
Il vangelo di oggi, questa Icona del Battesimo di Gesù al fiume Giordano, è una sintesi di tutto il mistero della fede.
Riconosciamo Dio Padre Creatore, che ha un disegno di salvezza per le sue creature; riconosciamo il suo Figlio amato, fatto carne, con una umanità non fittizia, ma reale; riconosciamo lo Spirito Santo, il suo amore infinito e perfetto, che trova nella carne umana di Gesù finalmente il luogo sul quale scendere e rimanere, per purificare e portare a perfezione tutte le cose create; e riconosciamo anche la Chiesa, una folla di povera gente, quella folla che accorreva alla predicazione di Giovanni.
In mezzo a loro vediamo anche noi stessi, che conosciamo il peso e la tristezza del peccato e del limite umano, e desideriamo essere rinnovati nell’amore di Dio.
E su tutto resta il mistero di quest’acqua, simbolo dei sacramenti della Chiesa. Gesù non aveva bisogno di quel lavacro, ma è sceso nell’acqua, perché chiunque scende in essa possa dire: mi sono lavato con Cristo, ho fatto la fila con lui, ho ripercorso i passi del suo cammino, per mezzo della sua vera umanità è scesa su di me la potenza dello Spirito. Il cielo si è squarciato anche per me. Il Padre riconoscendo anche in me l’immagine del suo Unigenito dice: “Tu sei mio figlio, l’amato”.
Il Padre, il Figlio, lo Spirito, la Chiesa, una vocazione, una adozione, una vita condotta dall’amore. Questa è la nostra fede.
Un’ultima considerazione: “Fatto simile a noi in tutto, eccetto il peccato”. Eccetto il peccato. Non per dire che a Gesù manca qualcosa per essere veramente uomo, veramente uno di noi. Ma per dire che il peccato non è umano, che il peccato disumanizza, ci separa da noi stessi e dalla nostra altissima vocazione; il peccato deturpa la nostra natura.
L’umanità di Gesù è dunque il prototipo della vera umanità. Gesù è il nuovo Adamo, inizio della nuova umanità. Ecco perché presto arriverà la Quaresima… ma ecco anche il motivo per cui credere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito, credere la Chiesa una santa e cattolica, significa anche ingaggiare una lotta contro il male e contro il peccato.
Solo chi lotta contro il male, è un vero uomo.
