Un regno che odora di pesce

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III domenica del tempo ordinario B

Riprende dalla terza domenica del tempo ordinario la lettura continua del vangelo secondo san Marco. Siamo all’inizio della missione pubblica di Gesù, dopo il suo battesimo nel Giordano e il digiuno dei 40 giorni nel deserto. Il brano di questa domenica fa coincidere – in una sintesi meravigliosa – la missione pubblica di Cristo con la chiamata dei primi discepoli; la missione del Dio fatto uomo è proprio quella di chiamare a sé gli uomini, per renderli partecipi del Regno di Dio.

Domenica scorsa il vangelo registrava le prime parole pronunciate da Gesù nella narrazione di Giovanni: “Che cosa cercate?”. Oggi invece abbiamo le prime parole di Gesù, secondo il vangelo di Marco.

“Diceva” (non “disse”): il verbo all’imperfetto indica che una azione ripetuta. Queste parole quindi costituiscono il compendio, una sintesi, di tutta la sua predicazione.

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”.

Gesù dunque inaugura il tempo promesso da Dio e atteso dal suo popolo: il Regno di Dio è finalmente “vicino”, accessibile; un regno che non rende schiavi, ma liberi; una regno adorabile, che libera dalla vera schiavitù del male, del peccato e della morte. Dio stesso è venuto incontro al mondo che vagava lontano da lui. La distanza metafisica tra l’uomo e Dio è stata colmata, perché Dio oggi cammina in mezzo a noi.

Significativamente, la prima scena della missione pubblica di Gesù, è collocata dall’evangelista sulle rive del mare di Galilea: non nella nobile Giudea, non nella città santa o nel tempio, e neppure negli spazi estremi del deserto. La Galilea (chiamata qualche volta non senza un certo disprezzo “delle genti”) è terra di confine, nella quale i figli di Israele convivono a gomito a gomito con i pagani; le rive del lago, poi, sono lo scenario del lavoro quotidiano, spesso frustrante e infruttuoso.

È il principio, luminoso e misterioso insieme, della Incarnazione, l’ingresso del Regno di Dio in un modo vero, reale, sporco di sudore e di pesce.

Tenete presente, che – secondo il racconto dei Vangeli, di Marco in particolare – sarà proprio su quelle rive che il Signore darà appuntamento ai suoi discepoli, dopo la sua risurrezione. “Là mi vedranno…”.

Dio dunque ha percorso tutta la strada che lo teneva lontano e lo rendeva inaccessibile, ma chiede all’uomo di compiere l’ultimo passo: “Convertitevi e credete al Vangelo”. È il passo della fede, che illumina la mente e trasforma la vita, la condizione necessaria per realizzare l’incontro con il Regno di Dio.

Dio fa appello alla nostra libertà, perché è proprio la libertà che distingue l’uomo da tutto il resto della creazione, l’impronta della sua somiglianza con Dio: senza una adesione vera, libera, voluta, consapevole dell’uomo che si apre a Dio senza riserve, non c’è salvezza.

“Seguite me!”: L’imperativo con il quale il Signore chiama i suoi discepoli è la declinazione concreta del suo appello alla conversione ed è significativo, che pur essendo rivolto a persone concrete, individuate con il loro nome e il loro lavoro, l’invito è rivolto al plurale: nasce la comunità.

Quando si abbandonano le reti che tengono avvinghiati alle sicurezze del mondo, al peccato e all’incredulità, subito si manifesta il mistero della Chiesa, primo e fondamentale segno del Regno di Dio in mezzo a noi, il luogo dell’amore ritrovato tra Dio e l’uomo.

La felice coincidenza di questa lettura evangelica con la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ci offre l’opportunità di ripensare al dono della fede e alla grazia di condividerlo con i nostri compagni in umanità.

La libertà della nostra adesione a Cristo è ancora insidiata da reti dalle quali non ci siamo liberati fino in fondo: le reti della incredulità, della presunzione, dell’orgoglio che impediscono un vero incontro con Dio e una comunione profonda con i fratelli. Credere e convertirsi sono due verbi che esprimono la stessa realtà.

Solo un profondo, sincero, reale incontro con Cristo, può produrre la grazia di una vera riconciliazione, perché risplenda al mondo in pienezza l’unità della Chiesa, sacramento del Regno di Dio.

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