
Concluso il grande Alleluia pasquale con la Pentecoste, la liturgia ci offre tre feste che sono state istituite a partire dal medioevo: la santissima Trinità (domenica), il Corpo e Sangue di Cristo e il Sacro Cuore di Gesù.
Di fatti, sono aspetti dell’unico mistero della salvezza, che riassumono tutto quello che Gesù ci ha rivelato, dalla incarnazione, alla morte e risurrezione, fino all’ascensione e al dono dello Spirito Santo.
Noi spesso non ricordiamo che proprio la grande riflessione cristiana sul mistero di Dio è al centro di tutta la nostra civiltà. Basti pensare al concetto così importante di “persona”. Da dove nasce, se non proprio dalla riflessione sul mistero delle persone divine, sul loro rapporto reciproco, sulla loro unità nella distinzione?
Ma vediamo insieme l’orazione della Santissima Trinità, partendo, come al solito, da una traduzione letterale del testo originario in latino.
Dio Padre, che inviando nel mondo il Verbo di verità e lo Spirito di santificazione hai manifestato agli uomini il tuo mirabile mistero concedi a noi di conoscere nella confessione della vera fede la gloria della eterna Trinità e di adorare l’Unità nella potenza della maestà.
Il testo originale, composto nel medioevo in ambienti monastici, è stato arricchito in occasione della riforma liturgica con un importante riferimento alla storia della salvezza.
In altre parole, noi abbiamo conosciuto l’unità e la trinità di Dio non attraverso una rivelazione di un pacchetto di dogmi “all inclusive”, ma da quanto Dio ha operato nella vita dell’uomo: ha mandato nel mondo il suo Figlio e lo Spirito che dona la santità.
La Trinità dunque non è una specie di formula geometrica, ma è il mistero di Dio così come l’uomo lo sperimenta nella storia: creazione, redenzione, santificazione.
Le tre persone divine sono identificate con i titoli che ne indicano l’identità:
Dio Padre – Verbo di Verità – Spirito di santificazione.
Padre è l’origine e il fine di tutto: origine e fine della vita divina, origine e fine della vita creata.
Verbo di Verità: Verbo, cioè parola, ragione, pensiero, disegno. La parola di Dio non è un libro, ma una persona nella quale Dio si riconosce e si manifesta.
Spirito di santificazione. La santità: questa parola – non dimentichiamolo mai – indica la vita intima di Dio, una vita di per sé inaccessibile all’uomo, ma che viene trasmessa e resa accessibile con il dono dello Spirito. Si apre così per l’uomo la possibilità di vivere la vita stessa di Dio.
Per questo mistero che ci è stato rivelato nella storia, che cosa chiediamo nella preghiera?
Di confessare sempre la vera fede, cioè di non fondare la nostra vita su una nostra opinione su Dio, di non rincorrere un Dio “a nostra immagine e somiglianza”, un Dio “secondo me”; ma di crederlo e amarlo così come lui si è manifestato.
E di adorarlo: piegare le ginocchia, ma soprattutto il cuore, la vita, la volontà, la libertà e l’intelligenza, perché il Dio uno e trino è la sorgente di ogni bene e della gioia.
Nella liturgia di oggi c’è un prefazio molto caratteristico; pare che risalga addirittura a san Leone Magno.
Qualcuno non lo ama molto, perché letto a tavolino, assomiglia un po’ a una formula geometrica.
Il prefazio però non è una formula, ma un inno di ringraziamento. Il massimo sarebbe cantarlo… quanti preti cantano il prefazio?
Allora dentro al canto, questo prefazio brilla ed esprime il compiacimento gioioso della Chiesa che celebra la lode di Dio tre volte santo.

