L’oremus di Cristo Re: “ricapitolare”

La festa di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo è stata istituita da Pio XI nel 1925, come ricordo dell’anno santo e soprattutto con lo scopo di affermare il primato di Cristo su tutte le cose. Pio XI affrontava così il laicismo, quella visione delle cose fatta propria dai poteri massonici e anticristiani, che operavano per separare la coscienza credente dalla concretezza della vita sociale e politica.

Cattedrale-San-Pietro_-Crocifisso-ligneo-fra-la-Madonna-e-S.Giovanni-Evengelista_sec.XII_.jpgÈ una tendenza che ancora oggi è molto presente e aggressiva, che tollera la pratica religiosa nel segreto della coscienza e nel chiuso dei luoghi di culto, ma rifiuta e aborrisce segni esterni e pubblici, e ogni rilevanza del cristianesimo nella politica e nell’attività sociale.

Con la riforma liturgica, la festa è stata collocata nell’ultima domenica dell’Anno liturgico, come coronamento e sintesi di tutto il percorso di fede che la liturgia ci fa compiere nell’anno attorno al mistero della Pasqua.

Bisogna però rilevare che i nuovi testi liturgici hanno eliminato proprio quella forte carica sociale che aveva questa festa ai tempi di Pio IX. La stessa traduzione “Rex universorum” in “Re dell’universo” non è felicissima. “Rex universorum” significa letteralmente “Re di tutte le cose”: “universo” è invece un concetto piuttosto vago, che ci fa pensare alle stelle e ai pianeti, quasi che sia più importante affermare la signoria di Cristo sugli spazi siderali che sulla concretezza della nostra vita sociale e politica.

Noi dobbiamo cercare di tenere insieme tutte le cose. Essere cristiani, significa riconoscere il primato di Cristo, nelle scelte delle nostra coscienza, ma anche nella concretezza del nostro impegno per la giustizia, la pace, la promozione della vita, della famiglia, del bene comune. Gesù Cristo non è una bandiera da brandire come fosse un vessillo di partito o di sindacato in una manifestazione di piazza. Gesù Cristo infatti è Signore e Salvatore di tutti, anche di chi lo non lo conosce o di chi perfino lo rifiuta.

Ma chi ha avuto la fortuna di conoscere la sua luce e la sua parola, non può vivere come se questo incontro non avesse nessun significato nella concretezza della sua vita.

Vediamo allora brevemente la preghiera liturgica di questa ultima festa dell’anno, che vi propongo in una traduzione servile dal testo originale.

Onnipotente ed eterno Dio, che nel tuo amato Figlio, Re di tutte le cose, hai voluto ricapitolare tutto, concedi propizio che tutta intera la creazione, liberata dalla schiavitù, serva alla tua maestà e ti lodi insieme senza fine.

Al centro di tutto c’è il verbo “ricapitolare”, che viene dalla lettera agli Efesini, in cui San Paolo canta il disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose”.

L’immagine viene dall’asta attorno alla quale si avvolgevano i lunghi papiri o le pergamene contenenti le sacre scritture, che si dovevano svolgere per la lettura e poi riavvolgere per essere riposte.

Tutte le lettere, le parole, i racconti e i discorsi contenuti trovavano attorno a quell’asta il loro ordine e il loro posto. Una immagine preziosa.

Ricapitolare, significa ricondurre ad un capo. E questo capo è Cristo. Con la sua piena obbedienza al Padre, Cristo apre l’era della pace con Dio e tra gli uomini, riconciliando in sé l’umanità dispersa.

Questo è il regno che Cristo ha inaugurato, regno di giustizia, di amore e di pace, in cui tutte le schegge impazzite di cui è composta la nostra vita, ritrovano il loro senso e la loro unità.

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