Martedì della prima settimana di Avvento
Traduzione liturgica: Accogli, o Padre, le preghiere della tua Chiesa e soccorrici nelle fatiche e nelle prove della vita; la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi e ci conforti con la sua presenza.
Testo originale: Propitiáre, Dómine Deus, supplicatiónibus nostris, et tribulántibus, quæsumus, tuæ concéde pietátis auxílium, ut, de Fílii tui veniéntis præséntia consoláti, nullis iam polluámur contágiis vetustátis.
Traduzione servile: Accogli, o Padre, le preghiere della tua Chiesa e soccorrici nelle fatiche e nelle prove della vita; la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi e ci conforti con la sua presenza.
Il “male antico che è in noi” è evidentemente il peccato originale, quella condizione di colpevolezza e di peccato nella quale l’umanità in quanto tale è radicalmente immersa, al di là anche della responsabilità personale.
Non è semplice parlare del peccato originale anche se ogni giorno ne tocchiamo con mano le conseguenze: “le fatiche e le prove della vita”, come dice la nostra orazione.
Tutta l’esistenza dell’uomo è segnata dalla lotta, il campo della nostra vita non si dipana liscio e piatto davanti a noi, ma è decisamente inclinato verso il male: per questo ogni desiderio di bene diventa per l’uomo una lotta, prova e fatica.
La buona volontà serve (l’abbiamo chiesta nella preghiera della prima domenica), ma serve soprattutto un intervento dall’alto: “la venuta del Cristo tuo Figlio”.
L’Avvento ci riporta dunque all’alfabeto essenziale dell’esistenza: Cristo è l’unica vera consolazione nella fatica e nella quotidiana lotta della vita.
