quando Lui stesso ci servirà…

Mercoledì della prima settimana di Avvento

Testo originale: Præpara, quæsumus, Dómine Deus noster, corda nostra divína tua virtúte, ut, veniénte Christo Fílio tuo, digni inveniámur ætérnæ vitæ convívio, et cibum cæléstem, ipso ministránte, percípere mereámur.

Traduzione servile: Prepara, ti preghiamo, o Signore Dio nostro, i nostri cuori con la tua divina potenza, perché quando verrà il Cristo tuo Figlio, siamo trovati degni del convito della vita eterna e meritiamo di ricevere, da lui stesso serviti, il cibo celeste.

Traduzione ufficiale: O Dio grande e misericordioso, prepara con la tua potenza il nostro cuore a incontrare il Cristo che viene, perché ci trovi degni di partecipare al banchetto della vita e ci serva egli stesso nel suo avvento glorioso. 

La parola stessa del Vangelo di cui è intessuta questa orazione, proveniente dall’antico sacramentario gelasiano (secolo VIII, redatto con testi spesso più antichi) rende la preghiera della Sposa di Cristo sempre più audace. 

È interessante notare che là dove nel Messale attuale leggiamo “prepara i nostri cuori”, l’antico sacramentario aveva: “cingi i fianchi della nostra anima”.

I fianchi cinti alludono all’abbigliamento con il quale si doveva celebrare la Pasqua: la festa terrena è festa di chi è in cammino, di chi è proteso verso una meta definitiva. Già la prima lettera di Pietro da una valenza spirituale a quella che nell’Antico Testamento era una prescrizione rituale: “cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà” (1Pt 1,13). 

Ma anche il “preparare” del testo attuale è un verbo ricorrente in questo tempo liturgico e lo troviamo sulla labbra di Giovanni il Precursore.  

L’Avvento è tempo di attesa, tempo di preparazione e nella fede riconosciamo che prima e al di là di tutte le nostre opere, l’autentica preparazione è quella che Dio stesso opera in noi, con la potenza divina della sua Parola. È solo la sua potenza infatti che risuscita, che purifica e che rinnova.

La cena notturna della Pasqua di Israele, alimenta il desiderio della terra promessa; molto di più la partecipazione al convito sacramentale deve alimentare in noi il desiderio di quel banchetto eterno in cui Cristo stesso sarà servitore (Lc 12,37), mensa e cibo, come la stessa Eucaristia ci lascia intravvedere sotto il velo dei segni liturgici.

Nella messa noi “rendiamo grazie per essere stati fatti degni di stare alla sua presenza” (Preghiera eucaristica II) e oggi chiediamo di essere trovati degni del banchetto della vita.

Il dono immenso già goduto sotto il velo dei sacramenti, alimenta il desiderio di essere con lui quando la sua presenza sarà nell’evidenza della gloria.

Lascia un commento