grammatica di base

Giovedì della prima settimana di Avvento

Testo liturgico: Ridesta la tua potenza, Signore, e con grande forza soccorri i tuo fedeli; la tua grazia vinca le resistenze del peccato e affretti il momento della salvezza. 

Testo originale: Excita, Dómine, poténtiam tuam,  et magna nobis virtúte succúrre,  ut, quod nostra peccáta præpédiunt,  grátia tuæ propitiatiónis accéleret. 

Traduzione servile: Risveglia, Signore, la tua potenza, (sal 79,3)  e con grande forza soccorrici, perché ciò che i nostri peccati ostacolano la grazia del tuo perdono lo affretti. 

Profuma del linguaggio dei salmi questa orazione (dal Gelasiano), come tutte le preghiere della Liturgia.

Prima di tutto c’è la Parola di Dio, espressa nelle Sante Scritture, ma anche la Chiesa-Sposa ha una parola sua, una parola d’amore, che non è pura ripetizione; attinge al vocabolario dei testi sacri, ma tutto scompone e ricompone attraverso il mistero del Dio che si è fatto uomo, perché l’uomo possa vivere la vita stessa di Dio.

In un epoca nella quale si vede restringere la speranza cristiana al livello di un “mondo più umano”, la Liturgia che è voce insieme di Cristo e della Chiesa, ci innalza alla speranza di un mondo “divino”, che non può essere frutto di qualche empatica parola o di buoni sentimenti, ma solo di un intervento potente dall’alto.

Il testo originale latino riprende dal grido del salmo: “Eccita la tua potenza, o Signore!”. C’è qualcosa di intrepido, quasi un audace linguaggio d’amore, con la quale la Chiesa invoca il dono che solo da Dio, dunque, può arrivare.

Se la stoltezza mondana ci induce talvolta a pensare che l’imperfezione e perfino il peccato siano la nota caratteristica dell’umano, la Chiesa confessa che il peccato ostacola e il perdono gratuito del cielo affretta.

È la grammatica di base della vita spirituale.

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