Conversi ad Dominum

Lunedì della II settimana di Avvento

Traduzione liturgica: Salga a te, o Padre, la preghiera del tuo popolo, perché nell’attesa fervida e operosa si prepari a celebrare con vera fede il grande mistero dell’incarnazione del tuo unico Figlio.

Testo originale: Dirigátur, quæsumus, Dómine, in conspéctu tuo nostræ petitiónis orátio, ut ad magnum incarnatiónis Unigéniti tui mystérium nostræ vota servitútis illibáta puritáte pervéniant.

Traduzione servile: Sia diretta, ti preghiamo, o Signore, al tuo cospetto la preghiera della nostra supplica, perché al grande mistero dell’incarnazione del tuo Unigenito giungano con intatta purezza i voti del nostro servizio.

L’orazione era già presente nel sacramentario leoniano, con una variante significativa: nel testo originale era infatti rivolta al Figlio (si leggeva: “il mistero della tua incarnazione”), mentre ora per la regola generale già citata (cfr. venerdì I sett. di Avvento) è rivolta al Padre dell’ “Unigenito” (per questo titolo significativo, cfr. sabato della I sett. di Avvento).

È significativo che in fondo, con questo testo liturgico, non chiediamo nient’altro che la nostra preghiera sia diretta a Dio. Non è affatto scontato. In tempi relativamente recenti, papa Benedetto XVI aveva posto il problema dell’orientamento nella preghiera. 

Non era evidentemente solo una questione di disposizione dell’altare e degli arredi sacri. Era piuttosto il sottolineare il rischio di trasformare la nostra preghiera in una “celebrazione del noi”, in un dialogo tutto orizzontale, che prende Dio solo a pretesto o a muto testimone; o di ridurre la preghiera ad una meditazione intrapersonale, un seguire il filo dei propri pensiero; o ancora, di tendere con la nostra preghiera, non tanto al Dio che si è rivelato a noi in Gesù Cristo, quanto piuttosto alla nostra idea di lui, al “Dio secondo me”, che altri non è che l’idolo delle nostre frustrazioni e delle nostre pigrizie.

In questo senso, l’orazione richiama anche l’invocazione del salmista: “Dirigatur oratio mea sicut incensum in conspectu tuo, elevatio manuum mearum ut sacrificium vespertinum”: “Sia diretta la mia preghiera come incenso al tuo cospetto, le mie mani alzate, come sacrificio della sera”. (Sal 140,2).

Questo prezioso testo liturgico ci spinge anzitutto a riflettere su chi sia il termine ultimo e vero del nostro desiderio, delle nostre speranze e anche del nostro servizio. Il tema dell’orizzantalismo spirituale si pone in maniera drammatica nella nostra epoca.

Parliamo molto di “umanesimo” (che è concetto cristiano solo se letto in relazione ai misteri della incarnazione e della ascensione), ma in realtà intendiamo “individualismo”: crediamo di mettere al centro l’uomo con i suoi desideri e con la sua altissima vocazione a essere figlio di Dio, ma finiamo per mettere al centro l’individuo con i suoi istinti e i suoi capricci.

Possiamo ricordare che nei tempi patristici, e ne troviamo molte tracce nei discorsi di Sant’Agostino, l’omelia del Vescovo o del presbitero si concludeva con l’esortazione “Conversi ad Dominum!” che era anche accompagnata dal gesto di voltarsi tutti fisicamente verso oriente.

“Conversi ad Dominum!” significa non solo “Dirigiamoci verso il Signore”, ma anche “convertiamoci al Signore!”.

Ciò che è veramente irrinunciabile della preghiera cristiana è non tanto quello che si chiede, ma a chi si chiede, a chi siamo rivolti, chi è il termine ultimo del nostro desiderio.

Per questo oggi chiediamo nient’altro che questo: “Sia diretta a te la nostra preghiera”.

 

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