pregare per i confini…

Martedì della II settimana di Avvento 

Traduzione liturgica: O Dio, che hai fatto giungere ai confini della terra il lieto annunzio del Salvatore, fa’ che tutti gli uomini accolgano con sincera esultanza la gloria del suo Natale.

Testo originale: Deus, qui salutáre tuum cunctis terræ fínibus declárasti, tríbue, quæsumus, ut nativitátis eius glóriam lætánter præstolémur.

Traduzione servile: O Dio, che hai manifestato la tua salvezza a tutti i confini della terra, concedi, ti preghiamo, di attendere con gioia la gloria della sua natività.

L’orazione proviene dal sacramentario leoniano che deve il suo nome a san Leone Magno, anche se non tutti i testi risalgono all’epoca del grande pontefice romano.

Nei codici originali, la preghiera era più ampia. Prima di declarasti avevamo nuntiatum signis fulgentibus (il lieto annuncio del Salvatore è stato annunciato da segni splendenti, con chiaro riferimento ai fenomeni angelici che accompagnarono la nascita di Gesù); e la parte finale era più ampia: ut qui nativitatis eius gloriam sollemniter praestolemur, nulli iam inimicorum fraudibus mancipemur (affinché noi che attendiamo solennemente la gloria della sua nascita, non siamo più catturati da alcuna frode dei nemici).

L’inizio dell’orazione è segnata dalla citazione del salmo 97: “Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio“, che ritorna frequentemente nella liturgia dell’Avvento. Quello della chiamata alla fede di tutti i popoli è infatti uno dei temi forti del ciclo liturgico della manifestazione del Signore, perché già le Scritture dell’Antico Testamento avevano profetizzato che uno dei segni caratteristici del Messia, sarebbe stato quello di aprire a tutti i popoli, per mezzo di Israele, la via della conoscenza e dell’adorazione dell’unico vero Dio.

I “confini della terra” resteranno per sempre l’orizzonte della missione della Chiesa, senza esclusione alcuna: e oggi sempre di più lo comprendiamo non solo in senso geografico, ma anche umano ed esistenziale.

Non sarà fuori luogo oggi pensare ai confini tra la Chiesa o il Regno di Dio e il mondo; i confini tra la fede e l’incredulità, tra il bene e il male, tra il vero e il falso; i confini tra la giustizia e l’empietà. Per riconoscere che questa linea di separazione ci passa dentro e che dentro di noi convivono il Regno e il mondo, il bene e il male, la santità e il peccato.

Non ci farà male oggi pregare per le nostre interiori zone di confine, per le concrete aree della nostra esistenza personale, sociale, affettiva, di impegno, di svago, di servizio, nelle quali è più facile cadere nelle trappole di qualche “frode del nemico”.

Resta un piccolo rammarico per l’omissione del riferimento agli angeli. Un cristiano sa e deve sempre ricordarlo di essere parte di qualcosa di immenso: c’è tutto un mondo invisibile che ci circonda e partecipa alla nostra attesa ed è una vera gioia dello spirito saperlo riconoscere.

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