Presto, il medico!

Mercoledì della II settimana di Avvento

Traduzione liturgica: Dio onnipotente, che ci chiami a preparare la via al Cristo Signore, fa’ che per la debolezza della nostra fede non ci stanchiamo di attendere la consolante presenza del medico celeste.

Testo originale: Omnípotens Deus, qui nos præcipis iter Christo Dómino præparáre, concéde propítius, ut nullis infirmitátibus fatigémur, qui cæléstis médici consolántem præséntiam sustinémus.

Traduzione servile: Onnipotente Iddio, che ci comandi di preparare la via a Cristo Signore, concedi propizio, che non ci lasciamo abbattere da alcuna infermità, noi che attendiamo la consolante presenza del medico celeste.

L’orazione proviene dal Sacramentario leoniano (sec. V-VI) nel quale si trova una versione un poco più ampia: “ci comandi di passare per la porta della giustizia e di preparare…”. Per completezza, si registra un’altra piccola variazione rispetto al testo originale dove al posto di consolantem leggevamo fulgentem (luminosa, splendente).

Il richiamo biblico evidente («preparate la via al Signore») è alla predicazione di Giovanni Battista, che è uno dei grandi protagonisti di questo tempo liturgico. Gli sono dedicate la II e la III domenica di Avvento e, nel ciclo feriale, dal giovedì della II settimana, in ogni vangelo c’è un riferimento più o meno diretto al Precursore.

La missione di Giovanni era già preannunciata dalle profezie di Isaia. Quella “via da preparare”, era in origine la via del ritorno del popolo di Israele dalla deportazione in Babilonia, ma fin da subito diventa la via per il Signore, che viene così a identificarsi con il popolo stesso: il Signore stesso torna con il suo popolo alla terra promessa.

Che queste parole ritrovino la loro centralità nel tempo dell’avvento è molto significativo, perché è proprio in Cristo che questa identificazione diventa piena e reale: Dio si è fatto uomo, Dio unisce l’umano a se stesso. In Cristo, Dio e il suo popolo diventano una cosa sola.

Forse anche quel riferimento scomparso alla “porta della giustizia” può essere pensato in riferimento alla figura di Giovanni Battista: il Precursore afferma con forza di non essere lui il Messia, il Salvatore, ma la sua predicazione tagliente ed esigente resta comunque il prologo irrinunciabile della “buona notizia”.

Giovanni rappresenta appunto l’esigenza della giustizia: il chiamare sempre bene il bene e male il male, soprattutto quando questo è dentro il nostro stesso cuore. Non è sufficiente, ma è un passaggio necessario perché il Cristo possa riscattare l’uomo e liberarlo dal male.

Il “medico celeste” dunque è ardentemente atteso solo da chi da una parte si riconosce infermo, ma dall’altra ha una incrollabile speranza nella guarigione dal male: confessare il peccato è esigenza graffiante e penosa, che sola apre la strada dell’autentica consolazione.

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