Dio che ci sta a guardare…

III domenica di Avvento

Traduzione liturgica: Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza.

Testo originale: Deus, qui cónspicis pópulum tuum nativitátis domínicæ festivitátem fidéliter exspectáre, præsta, quæsumus, ut valeámus ad tantæ salútis gáudia perveníre, et ea votis sollémnibus álacri semper lætítia celebráre.

Traduzione servile: O Dio, che vedi il tuo popolo attendere fedelmente la festa del Natale del Signore, concedi, ti preghiamo, che possiamo pervenire ai gaudi di una così grande salvezza e di celebrarli sempre in riti solenni con vivace letizia.

L’orazione  deriva dal Sacramentario Leoniano, uno dei più antichi codici che ci sia stato tramandato, con le preghiere della Chiesa di Roma del V-VI secolo, ma raccoglie anche testi più antichi. È bello sapere che, anche se i testi sono stati tradotti nelle diverse lingue, queste stesse parole hanno alimentato la fede e la preghiera di generazioni e generazioni di cristiani, lungo i secoli. 

In questa domenica di metà avvento, la Chiesa sente su di sé lo sguardo di Dio: “tu vedi che il tuo popolo attende”. 

Il fervore dei preparativi al Natale che rievoca in tanti di noi la dolcezza di bei ricordi dell’infanzia è un’esperienza che hanno vissuto anche i nostri antichi fratelli di fede. 

Due settimane prima di Natale, la Chiesa si presenta al cospetto di Dio in un grande fermento: aspettiamo la festa, ma ne assaporiamo già la gioia profonda. 

Questa domenica è consacrata alla gioia. Nelle sagrestie delle Chiese più fornite si trovano i paramenti di colore rosa, che si usano solo due volte all’anno. È il segno della grande luce che si avvicina e che attenua il viola dell’Avvento. 

C’è un avverbio che qualifica l’attesa: “fedelmente”, con fede. La gioia ha a che vedere con la fede, perché è la fede che riconosce in quel bambino “il Signore”. 

Che cosa chiediamo dunque nell’orazione? di poter pervenire, raggiungere, sperimentare la gioia di una salvezza così grande. 

È davvero grande la salvezza che il Dio fatto bambino porta con sé: egli ci libera da un destino segnato di morte, ci porta il perdono con Dio, ci restituisce la pace con i fratelli, guarisce le ferite della nostra mente e del nostro cuore; ci da la speranza di essere molto più che uomini, molto più che angeli: essere figli di Dio. 

È davvero così grande la salvezza che il Natale del Signore porta con sé che chiediamo al Signore un cuore tanto grande da accoglierla e da goderla fino in fondo. 

I riti solenni della liturgia di Natale hanno una loro bellezza. Ma volte celebrare le feste può essere faticoso. A Natale ci si alza di notte. E poi avremo tante feste una vicina all’altra, e tutte ricche di immensi significati spirituali. 

Allora oggi chiediamo una prontezza di gioia, quel gusto lieto di celebrare le lodi di Dio; di sapere che la Liturgia non è cerimonia esteriore, ma che è proprio dentro ai riti esterni che compiamo che si rende presente e disponibile per i credenti il mistero di una salvezza così grande.

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