19 dicembre
Traduzione liturgica: O Dio, che hai rivelato al mondo con il parto della Vergine lo splendore della tua gloria, concedi al tuo popolo di venerare con fede viva e di celebrare con sincero amore il grande mistero dell’incarnazione.
Testo originale: Deus, qui splendórem glóriæ tuæ per sacræ Vírginis partum mundo dignátus es reveláre, tríbue, quæsumus, ut tantæ incarnatiónis mystérium et fídei integritáte colámus, et devóto semper obséquio frequentémus.
Traduzione servile: O Dio, che ti sei degnato di rivelare lo splendore della tua gloria nel parto della Vergine sacra, ti preghiamo di venerare con integrità di fede il mistero così grande dell’incarnazione, e di celebrarlo con devoto ossequio.
L’orazione risale al sacramentario leoniano e ci riporta al clima di quell’epoca allo stesso tempo drammatica e straordinariamente feconda della storia della Chiesa romana: tempi di distruzione politica e sociale con la caduta dell’impero e le invasioni violente dei Vandali di Genserico, ma anche tempo di ricerca spirituale e teologica, nel solco del Concilio di Calcedonia, nel quale matura la fede della Chiesa nell’unica persona del Verbo eterno del Padre e delle sue due nature, quella divina e quella umana, unite nuzialmente, ma senza mescolanza e confusione, per cui Gesù Cristo è veramente e totalmente Dio e veramente e totalmente uomo.
Rispetto al testo originale leoniano, a parte un’altra piccola variazione (diceva ti sei degnato di rivelare fino alla fine del mondo… estendendo così in senso spaziale e temporale la portata di questa rivelazione), registriamo l’omissione di un significativo ampliamento alla fine; si pregava infatti con queste ulteriori parole: quatenus densis errorum tenebris effugatis, veritas fulgeat perpetuæ claritatis, “perché, fugate le dense tenebre dell’errore, rifulga l’eterna chiarezza della verità”. Si tratta di una invocazione estremamente significativa, soprattutto se rapportata a quell’epoca storicamente drammatica, nella quale nonostante tutti gli spaventosi problemi sociali e politici, la Chiesa comprendeva come sia in assoluto prioritario mostrare al mondo lo splendore della verità di Cristo, Dio che è entrato nel mondo per salvarlo.
Divino e umano, dunque: la profonda riflessione ecclesiale sul mistero delle due nature di Cristo, così lontane e diverse nella loro essenza e quindi la riflessione sul meraviglioso mistero di questo connubio impossibile realizzato nell’Incarnazione, porta all’abbondanza di espressioni paradossali nel linguaggio orante, fino a dire che lo splendore della gloria divina si rivela in un parto umano.
Per questo ineffabile mistero che cosa chiediamo in dono al Signore? Di potere venerare con “integrità di fede” e di celebrare “con devoto ossequio” il mistero così grande.
Lex credendi lex orandi: da come e cosa credi dipende come e per cosa preghi. Questo antico principio che ispira da sempre la vita della Chiesa ci aiuta a comprendere che non possiamo celebrare in modo veramente autentico e fruttuoso il Natale, se non entriamo nella fede robusta e provata della Chiesa di Dio.
Il Natale non è la nascita di un povero Cristo in più, ma del Figlio eterno di Dio, l’unico e necessario Salvatore del mondo, che ha preso su di sé l’umano per aprirci la strada al mondo divino.
