NATALE
Oggi siamo portati a credere che le cose che contano davvero e lasciano il segno nella vicenda umana siano quelle che fanno chiasso e si impongono clamorosamente all’attenzione di tutti.
Quando qualcuno riesce a conquistare qualche migliaio di visualizzazioni lo onoriamo con il titolo di “influencer”, persona in grado di influenzare le scelte, di orientare i gusti.
Tanto che molti si sono ormai inconsciamente abituati a pensare che ciò che non appare sui social o in tv e non ha spazio nelle prime pagine dei giornali è come se non esistesse. Ma per fortuna non è affatto così.
Agli occhi di Dio – che poi sono gli occhi che vedono giusto e non si lasciano abbagliare dalle false luci – gli avvenimenti decisivi sono di solito quelli silenziosi e nascosti.
In un mondo in cui ciò che fa notizia è così spesso senza consistenza e senza autentica novità, Dio con le sue opere pare divertirsi a non fare notizia per niente e a rinnovare in modo silenzioso ma sostanziale il cuore degli uomini e il corso della storia.
È per questo che Dio sembra così «spaesato» nel nostro mondo, mentre si trova perfettamente a suo agio con gli uomini che almeno un poco desiderano di tornare a essere uomini e non soltanto attori sbiaditi di una telenovela senza inizio e senza fine.
Questo è forse l’insegnamento più evidente e più semplice della festa del Natale.
Le realtà che sono davvero grandi e in grado di influenzare tutto e tutti – quelle realtà che hanno in sé un’efficacia divina – arrivano in mezzo a noi quasi in punta di piedi: il Natale del Signore Gesù è un avvenimento avvolto nell’oscurità, collocato nella nascosta umiltà di una stalla, lontano da tutti i centri del potere e dell’informazione.
Siamo tutti più o meno rimbambiti dai ritmi frenetici della vita, e molti dei nostri rari momenti di quiete sono invasi da suoni, musiche, parole di qualche dispositivo elettronico.
Eppure tutti oggi sentono, almeno confusamente, una attrazione per quanto è accaduto a Betlemme, per la sua decisiva «diversità», per la sua singolarità assoluta; e in ogni paese, in ogni continente, affollano le chiese, perfino di notte.
* * *
Già i Padri della Chiesa fanno notare che per primi i pastori, le anime semplici, sono venuti da Gesù nella mangiatoia e hanno potuto incontrare il Redentore del mondo.
I sapienti venuti dall’Oriente, i rappresentanti di coloro che hanno rango e nome, vennero molto più tardi.
I Padri aggiungono che questo in fondo è del tutto ovvio. I pastori, infatti, abitavano lì vicino. Essi non dovevano che “attraversare” (cfr Lc 2, 15) come si attraversa un breve spazio per andare dai vicini.
Il Vangelo usa proprio questo verbo: letteralmente “attraversiamo verso Betlemme”.
I sapienti, invece, abitavano lontano. Essi dovevano percorrere una via lunga e difficile, per arrivare a Betlemme. E avevano bisogno di guida e di indicazione.
Ebbene, anche oggi esistono anime semplici ed umili che abitano molto vicino al Signore. Essi sono, per così dire, i suoi vicini e possono facilmente andare da Lui.
Il vangelo dice anche che pastori si affrettavano. Una santa curiosità e una santa gioia li spingevano.
Tra noi forse accade molto raramente che ci affrettiamo per le cose di Dio. Oggi Dio non fa parte delle realtà urgenti. Le cose di Dio, così pensiamo e diciamo, possono aspettare.
Eppure Dio è la realtà più importante, l’Unico che, in ultima analisi, è veramente importante.
Perché non dovremmo essere presi anche noi dalla curiosità di vedere più da vicino e di conoscere ciò che Dio ci ha detto?
La maggior parte di noi uomini moderni vive lontana da Gesù Cristo, da Colui che si è fatto uomo, dal Dio venuto in mezzo a noi.
Viviamo in pensieri, in affari e occupazioni che ci riempiono totalmente e dai quali il cammino verso la mangiatoia è molto lungo.
In molti modi Dio deve ripetutamente spingerci e darci una mano, perché possiamo trovare l’uscita dal groviglio dei nostri pensieri e dei nostri impegni e trovare la via verso di Lui.
Ma per tutti c’è una via. Per tutti il Signore dispone segnali adatti a ciascuno.
Egli chiama tutti noi, perché anche noi si possa dire: “attraversiamo”, andiamo a Betlemme – verso quel Dio, che ci è venuto incontro.
Sì, Dio si è incamminato verso di noi. Da soli non potremmo giungere fino a Lui. La via supera le nostre forze. Ma Dio è disceso. Egli ci viene incontro. Egli ha percorso la parte più lunga del cammino.
Ora ci chiede: Venite e vedete quanto vi amo. Venite e vedete che io sono qui.
Transeamus usque Bethleem, dice la Bibbia latina. Andiamo di là! Oltrepassiamo noi stessi! Facciamoci viandanti verso Dio in molteplici modi: nell’essere interiormente in cammino verso di Lui.
E pensando a Betlemme, proprio la Betlemme di Giudea in cui nacque Gesù, chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato.
È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio.
Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi.
Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questo giorno santissimo: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”.
Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio.
Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato.
Celebriamo così la liturgia del Natale e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile.
Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice.
E preghiamo in questo giorno di salvezza anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.
