Non sarà una domenica senza Messa. Non può esserlo e non lo sarà.
“Sine dominico non possumus”, dicevano i martiri di Abitene affrontando il martirio per affermare la necessità della partecipazione domenicale ai misteri della fede.
La grave situazione sanitaria ha imposto ai nostri Vescovi la decisione di precludere la partecipazione ai fedeli, ma questo non significa che, proprio a beneficio di tutta la Chiesa, la Messa non venga celebrata.
Vescovi e presbiteri sono chiamati in modo drammatico in questa quaresima ad un servizio di intercessione per tutto il Popolo di Dio, un servizio che fa pensare a Mosé orante sul monte: durante la battaglia contro gli amaleciti, il popolo di Israele vinceva se Mosè sulla montagna intercedeva con le braccia alzate.
L’Eucaristia è sacramento, dunque segno efficace di una grazia che oltrepassa ogni restrizione.
Per questo è necessario far sapere che nei nostri territori, nelle città, nelle zone pastorali, nei monasteri l’Eucaristia non manca e che tutti i fedeli sono invitati a unirsi spiritualmente alla celebrazione: la Messa, anche se celebrata da poche persone (perfino dal solo sacerdote) è e resta una azione di tutta la Chiesa. Non può essere diversamente.
In questa domenica, siamo invitati ad aggrapparci con tutte le nostre forza all’ultima volta che abbiamo partecipato alla Santa Comunione: la grazia santificante del sacrificio di Cristo non scade come lo yogurt, supera tutte le barriere del tempo e dello spazio.
È una situazione estrema, non auspicabile e non naturale per un credente, ma in questi giorni difficili dobbiamo fare appello a tutta la forza, invisibile ma reale, del mistero eucaristico.
Parlare di “comunione spirituale” non è affatto una banalizzazione devozionale, ma esplorare le potenzialità di quel mondo invisibile ma reale al quale abbiamo il privilegio di partecipare per mezzo del Battesimo.
Dunque: domenica la Messa ci sarà. Saliremo sul monte della Trasfigurazione, come ci invita a fare la seconda domenica di quaresima.
Lo faremo magari ricercando il silenzio di quella bellezza che lasciò senza parole anche gli apostoli. Ma saremo ai piedi di Cristo, per adorarlo, per amarlo e per lasciarci amare da lui.
Non è un segreto che non tutti condividono la decisione che i nostri vescovi hanno assunto, per i motivi più diversi. Ma oggi siamo tutti chiamati, anche attraverso la via dell’obbedienza, a testimoniare il nostro essere la Chiesa di Dio, il suo popolo, il Corpo di Cristo, parte gli uni degli altri, ciascuno con i suoi doni e con la sua responsabilità.
Poiché siamo una cosa sola con Cristo, unico sacerdote, siamo un dunque popolo sacerdotale e la nostra profonda comunione rende efficace la nostra supplica e la nostra intercessione.
La situazione drammatica che stiamo vivendo ci invita a fare tesoro di tanti beni spirituali, che forse neppure conosciamo: penso in particolare alla Liturgia delle Ore, soprattutto le Lodi mattutine e il Vespro. Queste preghiere, anche quando sono recitate in modo individuale, sono sempre una celebrazione liturgica, dunque una azione sacerdotale di tutta la Chiesa e partecipano della efficacia sacramentale dell’Eucaristia alla quale sono orientate e dalla quale attingono la loro forza.
Nella Liturgia della Chiesa, anche se siamo dispersi, siamo sempre un cuor solo e un’anima sola, perché uniti alla voce di Cristo sacerdote che arriva al cuore del Padre.
Dico a me stesso come prete e ai miei confratelli nel ministero: non priviamo il popolo di Dio della immensa efficacia del mistero che ci è stato affidato. Non è vero che davanti ai nostri altari non avremo nessuno. Non accade mai e non accadrà nemmeno questa domenica.
COMUNICATO DEI VESCOVI DELL’EMILIA-ROMAGNA
“I Vescovi dell’Emilia-Romagna, in comunione con i Vescovi della Lombardia e del Veneto, a seguito del decreto della Presidenza del Consiglio, confermano che nelle Diocesi Emiliano Romagnole è sospesa anche per la domenica 8 marzo l’eucarestia con la presenza dei fedeli.
La decisione, assunta in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana, si è resa necessaria dopo l’entrata in vigore del nuovo decreto del Consiglio dei Ministri con il quale si vuol definire il quadro degli interventi per arginare il rischio del contagio del “coronavirus” ed evitare il sovraccarico del sistema sanitario.
La mancanza della celebrazione eucaristica comunitaria deve portarci a riscoprire momenti di preghiera in famiglia – genitori e figli insieme –, la meditazione della Parola di Dio di ogni giorno, gesti di carità e rinvigorire affetti e relazioni che la vita quotidiana di solito rende meno intensi.
La Chiesa che è in Emilia-Romagna, in comunione con tutta la Chiesa italiana, esprime a tutti che la situazione di disagio e di sofferenza del Paese, è la sofferenza di tutta la Chiesa in questo tempo quaresimale.
Tenendo conto delle disposizioni ministeriali circa la chiusura delle scuole, confermiamo la sospensione della catechesi fino al 15 marzo compreso e la chiusura degli spazi aperti al pubblico.
Restano ferme le disposizioni del precedente comunicato, riservandoci la possibilità di ulteriori interventi a seconda dell’evolversi della situazione”.
