il canto del gallo

29 novembre 2020, Abbazia di Zola Predosa

1 Avvento B

“Suscita in noi la volontà di andare incontro al tuo Cristo che viene”: così abbiamo pregato all’inizio di questa prima Messa dell’Avvento.

È una preghiera antichissima, VI/VII secolo, ma ci sentiamo profondamente interpretati nei nostri bisogni più veri e profondi anche in questo nostro tempo, segnato da tante incertezze e difficoltà.

Da una parte la preghiera contiene come un soprassalto d’amore e di fiducia verso il Signore, tanto che non solo aspettiamo la sua venuta, ma desideriamo andargli incontro (anzi letteralmente “corrergli incontro)” con una condotta di vita che gli sia gradita.

E allo stesso tempo, questa è anche la preghiera di una comunità che conosce i suoi limiti, perché chiediamo che sia Dio stesso a suscitare in noi una volontà che – se dipendesse solo da noi – sarebbe pigra e distratta.

L’Avvento è un piccolo terremoto dell’anima, che vuole risvegliare in noi la determinazione di aggrapparci a ciò che è essenziale.

“Non ho tempo”. Una frasetta che è un po’ la cifra della nostra epoca.

Curiosamente, con tutte le tecnologie che dovrebbero progressivamente semplificarci la vita e renderci più liberi dalle incombenze, noi siamo sempre più assorbiti dalle cose, in un flusso continuo di notizie e accadimenti. 

Nella civiltà dell’aperto 24h su 24, in un mondo artificiale che non distingue più il giorno e la notte, noi viviamo di attimi, assorbiti dall’istante e non siamo più capaci di distinguere e preservare l’ordine delle priorità.

Dio non viene anzitutto a rimproverarci per la nostra freddezza nell’amore per lui: anzi l’Avvento ribalta ogni sfiducia e fa risplendere la buona notizia: “Dio ha tempo!”, “Dio ha tempo per noi!”.

Il Creatore del mondo che è fuori del tempo e al di sopra del tempo, ha voluto imprigionarsi dentro il nostro tempo breve e spenderlo tutto per noi.

Mi hanno sempre riempito di meraviglia le parole con le quali gli angeli annunciarono la nascita di Gesù ai pastori: “Oggi è nato per voi il Salvatore”. Quante volte abbiamo ricevuto la notizia di una nascita, un figlio, un nipote, un amico… Mai però si è sentito dire “è nato per…”.

Gesù, Dio fatto uomo, ancor prima di dire o di fare qualcosa, solo per il fatto di esserci è già “per noi”, tutto per noi.

Dio ci dona il suo tempo perché è entrato nella storia, con il suo esserci, con la sua parola e le sue opere di salvezza, per agganciarla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza.

La vita, il tempo, dunque, questo tempo di gioia e di dolore, di speranza e di timore, di consolazione e di desolazione, questo tempo di avventura e di noia, di laboriosità, ma anche di stanchezza e frustrazione è già dunque in se stesso un segno dell’amore di Dio.

Tutta la nostra vita dunque è pieno di lui, della possibilità di incontrarlo, di amarlo, di servirlo, di adorarlo.

* * *

La Liturgia di Avvento ci offre la lettura di molti brani dell’Antico Testamento, proprio perché la fede degli antichi padri di Israele, ci può aiutare ad accogliere la piena manifestazione di colui che essi tanto desiderarono incontrare, come salvatore del Popolo e del mondo intero.

In particolare il profeta Isaia, chiamato talvolta il protoevangelista, soprattutto per alcune pagine che descrivono con impressionante realismo, quasi fossero un racconto più che una profezia, momenti della storia umana di Cristo, dalla sua annunciazione, fino alla passione che ha subito per noi.

Oggi Isaia è il nostro grande maestro di preghiera con quelle audaci parole della prima lettura, con le quali da voce al profondo desiderio dell’uomo di essere liberato dalla nostra stessa durezza di cuore.

«Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi… Se tu squarciassi i cieli e scendessi! … Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te,  abbia fatto tanto per chi confida in lui. Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma».

Una professione di fede e un desiderio struggente che si è compiuto oltre ogni aspettativa nella venuta del nostro Redentore: Cristo ha davvero squarciato il cielo, cioè ha abbattuto la barriera che separa il tempo dall’eternità, il cielo dalla terra, le cose che passano da quelle che restano per sempre, il mondo di Dio dal mondo degli uomini.

È un desiderio già realizzato oltre ogni aspettativa, ma che attende di compiersi anche nel nostro cuore e nella nostra vita.

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Il dono più bello che possiamo chiedere celebrando questa Eucaristia è che il nostro desiderio di Dio, che è desiderio di pace e sicurezza oltre ogni sicurezza umana, non si inaridisca nelle banalità della vita, il desiderio del suo sguardo amoroso e profondo, il desiderio della sua pace e del suo perdono, il desiderio della sua verità e della sua pienezza.

Senza il desiderio di lui, le nostre opere di carità e di giustizia non potranno essere sincere, perché la vera carità – come ci aveva ricordato il Vangelo di Cristo Re – è cercare sempre Lui, il Signore, e riconoscerlo presente nel fratello.

Fuori di lui, perfino quel poco di bene che possiamo fare perde ogni valore.

«Come panno immondo – ha confessato il profeta – sono tutti i nostri atti di giustizia; tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te…».

Che il Signore ci doni di fare di questo tempo di Avvento, soprattutto un tempo per pregare con calma, per riposare nel suo silenzio, per per allenare lo sguardo a riconoscere i segni della sua presenza e adorarlo con tutto il cuore.

* * *

C’è un piccolo dettaglio nelle parole di Gesù del Vangelo, sul quale vorrei attirare la vostra attenzione: nella descrizione della giornata di attesa del ritorno del padrone, Gesù parte dalla sera verso il mattino:

“non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino”.

Qualcuno ha notato che questa disposizione delle fasi della giornata è proprio voluta, perché a rigore, nei tempi antichi non aveva molto senso di prepararsi all’arrivo di qualcuno al canto del gallo, perché era impossibile viaggiare di notte.

Gesù vuole mostrare l’orientamento della giornata della vita. La vita non finisce con la notte. La notte è da attraversare necessariamente, ma non è l’orizzonte definitivo.

Le tenebre annullano le speranze. Nel buio nulla ha più valore, il bene o il male, il bello o il brutto, il vero o il falso… tutto è annullato. 

In tante chiese, soprattutto del Nord Europa, dove l’inverno è tanto buio, sui campanili c’è il simbolo del gallo che è un po’ l’emblema della nostra speranza: Viene il Signore, e con lui viene la luce del sole, viene la risurrezione e la vita!

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Ma abbiamo anche ascoltato che, prima di partire, il padrone «ha dato a ciascuno dei servi il suo compito e ha ordinato al portiere di vigilare». 

Dunque ciascuno ha il suo compito, il suo modo particolare di vivere l’attesa, perché l’amore di Dio entra nella concretezza della nostra vita, dei nostri doveri, delle nostre responsabilità.

Ciascuno per quello che è, come genitore, come figlio, come laico o come prete, come lavoratore o pensionato, come sano o malato, come responsabile del bene di altri, là dove la vita ci ha condotto.

Curiosamente poi il Vangelo distacca in particolare il compito del portiere: «E ha ordinato al portiere di vegliare». Il portinaio è una figura che non gode di una gran letteratura, ma nel vangelo ha un suo ruolo. È colui che sta al limite tra la casa e la strada. 

Il portiere è colui che per primo dovrebbe saper distinguere tra ospiti graditi e ospiti indesiderati, ma soprattutto è il primo che deve avvertire e comunicare agli altri che è arrivato il momento dell’incontro.

Forse tutti noi, in modo diverso, esercitiamo questa funzione verso altri, in famiglia, nella comunità cristiana, nelle amicizie, ma anche nel lavoro e nel tempo libero.

È l’aiuto prezioso e sempre più indispensabile di chi ti richiama soprattutto alla necessità di pregare. A chiudere la porta della tua camera, a staccare il flusso delle preoccupazioni, i pensieri, le ansietà, i timori, per entrare davanti a Dio nella vera pace che sorpassa ogni comprensione (Matta el Meskin).

Aiutiamoci a vicenda, fratelli e sorelle, in questo Avvento. Che in ogni famiglia, in ogni gruppo di amici, tra colleghi di lavoro, tra compagni di classe ci sia un portiere, qualcuno che trasmetta la gioia della vigilanze e che inviti alla preghiera.

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Vieni, Signore Gesù. Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi quello che tu stesso hai piantato.  Donaci la voglia di correrti incontro, perché non ci allontaniamo mai te. Fa’ risplendere il tuo volto, Signore, perché solo nella tua luce possiamo distinguere ciò che passa da ciò che resta per sempre. Come il gallo canta l’aurora, così tutta la nostra vita canti la speranza del tuo ritorno.

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