I Padri della Chiesa hanno dedicato una scarsa attenzione al Vangelo secondo Marco, perché era ritenuto erroneamente una specie di riassunto di Matteo.
In effetti è il più corto dei 4 vangeli, ma in tempi più recenti gli studiosi hanno mostrato come siano Matteo e anche Luca ad attingere da Marco e non il contrario.
Secondo la maggior parte degli esperti, il racconto marciano può essere datato tra il 60 e il 70 dopo Cristo, se non addirittura prima.
Una tradizione molto antica riferisce che san Marco, fu discepolo fedele dell’Apostolo Pietro e ne raccolse fedelmente la predicazione. In effetti la figura di Pietro è delineata con attenzione, ma anche con commovente sincerità, soprattutto nelle vicende del rinnegamento.
Nel racconto sono disseminati dei dettagli a volte curiosi, che fanno pensare veramente al resoconto di un testimone oculare, come quando, ad esempio, racconta della moltiplicazione dei pani e dei pesci e dice che in quel luogo c’era “molta erba verde”.
Alcuni aspetti caratteristici di Marco sono compatibili con la tradizione petrina e romana: la lingua greca del vangelo è ricca di latinismi; diversamente da Matteo e Luca, Marco evita di citare spesso l’Antico Testamento – che evidentemente non era conosciuto a cristiani non provenienti dal giudaismo – e inoltre si preoccupa di spiegare accuratamente le usanze giudaiche, di tradurre parole aramaiche, di dare dettagli geografici, di sottolineare l’importanza dell’annuncio ai pagani.
C’è poi la questione del segreto messianico. Ogni volta che Gesù compie un miracolo, impone rigorosamente di non dire niente a nessuno. Questo è un tema molto insistito in Marco, quasi a voler negare con forza ogni possibile interprepazione politica o populistica e questa sottolineatura doveva essere molto importante per i cristiani che vivevano a Roma, nel cuore dell’Impero.
Il secondo vangelo è introdotto dalla predicazione e dal ministero del Battista, dal racconto del battesimo al Giordano e le tentazioni nella solitudine.
La prima parte – grosso modo i primi sette capitoli – descrivono il ministero di Gesù in Galilea.
Poi altri tre capitoli, riportano il viaggio di Gesù verso la Giudea e Gerusalemme.
Gli ultimi cinque capitoli, che in realtà sono lunghi quasi come metà del vangelo, contengono il racconto della passione, morte e sepoltura di Gesù.
Come si diceva il racconto originario di Marco sembra concludersi con la constatazione del sepolcro vuoto da parte delle donne la mattina di Pasqua, mentre una aggiunta posteriore sintetizza le apparizioni del risorto riferite da Matteo e Luca.
Il racconto originario inizia dunque con la predicazione di Giovanni Battista e si conclude con la costatazione del sepolcro vuoto: è proprio l’arco di tempo indicato dallo stesso Pietro nel suo discorso di Pentecoste, secondo gli Atti degli Apostoli.
Gesù all’inizio è ricevuto dalla folla con simpatia, poi il suo messianismo umile e spirituale delude la loro attesa e l’entusiasmo si raffredda, allora Gesù si allontana dalla Galilea per dedicarsi alla formazione del piccolo gruppo dei discepoli fedeli, dai quali ottiene l’adesione incondizionata con la confessione di Cesarea; si tratta di una svolta decisiva, a partire dalla quale tutto si orienta verso Gerusalemme, dove si consuma il dramma della passione, coronato infine dalla risposta vittoriosa di Dio: la risurrezione.
È, quindi, il paradosso di Gesù, incompreso e respinto dagli uomini ma inviato ed esaltato da Dio, che interessa soprattutto il Vangelo di Marco, il quale si preoccupa meno di sviluppare l’insegnamento del Maestro e riferisce poco le sue parole. Il suo tema essenziale è la manifestazione del Messia crocifisso.
Marco è l’unico evangelista che da un titolo alla sua opera: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”. La parola “vangelo”, in greco “buona notizia”, verrà poi utilizzata anche per gli altri autori.
La “buona notizia”, secondo Marco, non è la storia di Gesù o i suoi insegnamenti, o i suoi miracoli: la “buona notizia” è Gesù stesso che viene progressivamente riconosciuto come “Cristo”, “Figlio di Dio”.
Questi due titoli di Gesù che troviamo in queste prime parole di Marco, segnano due grandi apici del suo racconto, ma sono da intendere nel loro vero significato, senza travisamenti.
CRISTO: nel capitolo ottavo, Pietro che riconosce e confessa Gesù come il “Cristo di Dio”: e proprio a partire da quel momento Gesù annuncia apertamente la sua passione e la sua morte.
FIGLIO DI DIO: al culmine del racconto della Passione, vedendo spirare Gesù crocifisso, il centurione lo proclama apertamente “Figlio di Dio”. Solo la passione e la morte di Gesù rivelano la sua autentica gloria.
La prima parola del Vangelo di Marco è INIZIO, forse proprio per indicare che quanto accadde duemila anni fa in Palestina, e che san Marco ha scritto per noi, è soltanto l’inizio di un mistero che continua nella storia di chiunque crede al vangelo, in ogni luogo della terra e in ogni epoca della storia.
