dal fango… la luce

Cattedrale, Zola Predosa, Riale 4/5 febbraio 2023

Quinta domenica del tempo ordinario A

«Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo». 

Prosegue il nostro ascolto domenicale della narrazione evangelica di San Matteo. Come ricordate siamo dentro al grande discorso della Montagna. 

Ricordiamo che in Matteo, ognuno dei cinque grandi discorsi di Gesù che ci sono stati trasmessi, si fondano sui gesti che Gesù stesso ha compiuto e che sono narrati nelle pagine che li precedono.

E questo primo discorso illumina la chiamata dei primi discepoli, quando la luce del Regno di Dio ha cominciato a risplendere nelle tenebre della Galilea.

«Venite dietro a me! Seguitemi!», aveva detto a Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, «farò di voi pescatori di uomini».

Dio è entrato nel mondo, nella nostra vita; ha scelto e ha chiamato quelli che voleva lui per costituire il suo popolo: il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, il seme visibile del regno di Dio in mezzo a noi.

E c’è subito un dato molto evidente: quello che segue Gesù non è certo il popolo dei migliori, non è il popolo dei primi della classe, non è il popolo dei più santi o dei più caritatevoli…

Se salviamo forse un poco sant’Andrea, che tutto sommato non fa tanto una brutta figura nei vangeli… san Pietro è un caratteraccio impulsivo, a volte parla senza pensare troppo, e poi è noto che ha rinnegato il Signore nel momento cruciale della prova; Giacomo e Giovanni si erano meritati il soprannome di Boanerghes, figli del tuono, come dire: i “rompiscatole” e poi sono ricordati per la loro ambizione di conquistare i primi posti.

Dunque Gesù ha iniziato con queste persone la sua missione di radunare il nuovo popolo di Dio, quelli che dovrebbero essere “i pescatori di uomini”, quelli che dovrebbero pescare gli uomini dalle tenebre del male e portarli alla luce della vita.

È di fronte a persone come queste – e diciamolo pure – a persone come noi, che Gesù ha detto: «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo».

Vorrei che notassimo che quella di Gesù non è una esortazione, non è una predica; Gesù non sta dicendo: «Voi dovete essere la luce, il sale»; dice invece: «Voi siete la luce; siete il sale». Questa non è una esortazione; è una notizia.

Gesù non fa mai la predica, Gesù non fa il commento della Bibbia o degli insegnamenti di qualcun altro, Gesù non fa delle ramanzine. 

I Vangeli più volte ricordano che la gente infatti rimaneva impressionata, perché Gesù parlava “con potenza”, cioè le sue parole, prima che discorsi, sono miracoli, cambiano la realtà, trasformano tutto.

Gesù raduna attorno a sé i suoi discepoli, non perché ha bisogno di qualcuno per amplificare un messaggio: Dio non ha bisogno di noi per salvare il mondo.

Gesù prende prende un gruppo di povere persone, con i loro limiti, le loro lentezze e perfino con le loro contraddizioni morali e fa di essi la “luce del mondo”, il “sale della terra”.

A essere sinceri, non è facile evitare un certo imbarazzo… non solo pensando ai dodici e alla prima generazione di cristiani: la Bibbia li descrive talvolta impietosamente litigiosi, increduli, traditori… ma pensando proprio a noi, che siamo qui, a noi che Gesù continua a guardare dritto negli occhi dicendo qualcosa come: “tu pescatore di uomini!… tu luce del mondo!… tu sale della terra…!”.

È Gesù che compie questo grande prodigio, veramente una nuova creazione. 

Per creare il primo uomo – ricordate? – Dio prese del fango. Oggi Dio si serve del fango della nostra miseria e ci fa diventare realmente strumenti di salvezza per il mondo.

Non possiamo e non dobbiamo tacere il fatto che il male esiste. Lo vediamo dappertutto nel mondo; ma lo vediamo anche – e questo ci spaventa e ci imbarazza – dentro la nostra stessa vita.

Sì, nel nostro stesso cuore coesistono l’inclinazione al male, l’egoismo, l’invidia, l’aggressività, il desiderio di possedere, la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene.

Ripetutamente nella storia, persone attente hanno fatto notare che il danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi. 

“Voi siete la luce del mondo“: solo Cristo, con la potenza esplosiva della sua parola, lo può dire. 

Tutti noi siamo luce solamente se restiamo dentro questo “voi”: è il “voi”, il “noi” della Chiesa, di coloro che Gesù continuamente chiama, per essere dietro di lui, per essere con lui.

Cristo dice anzitutto di se stesso nel vangelo di Giovanni: «Io sono la luce del mondo»; «Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»; è Gesù che fa brillare la nostra vita, perché sia vero ciò che abbiamo appena ascoltato: «Voi siete la luce del mondo».

È come quando san Paolo, nelle sue lettere, non esita a chiamare “santi”, i membri delle comunità alle quali scrive, magari per poi riprenderli a cause delle loro infedeltà.

Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacilliamo e cadiamo, bensì a quante volte noi, con il suo aiuto, ci rialziamo. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. 

Non ci chiama perché siamo buoni e perfetti, ma perché Lui è buono e vuole renderci suoi amici. 

Ci rende “Luce”, cioè possibilità di vedere, possibilità di distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, la fede autentica rispetto alle false opinioni umane.

Ci rende “Sale”, cioè sapore, intelligenza divina, presenza misteriosa e discreta, ma capace di trasformare tutta la realtà. 

Noi non siamo la comunità dei perfetti, ma la comunità dei chiamati da Dio, testimoni della sua compassione per l’uomo e autentici strumenti di salvezza per il mondo: senza la Chiesa il mondo non si salva, senza la Chiesa il mondo è privo di luce, è privo di sapore.

Non perché siamo il popolo dei perfetti o degli irreprensibili, ma perché siamo il popolo dei perdonati.

E questo, evidentemente, non è un alibi per la nostra pigrizia morale, anzi queste parole del Signore, mentre ci riempiono di stupore per l’opera che Dio compie in noi, urlano contro le nostre contraddizioni.

Ma quanto può essere stupido accendere una lampadina e nasconderla sotto il letto?

Quanto può essere stupido un cristiano che riceve in dono una dignità soprannaturale e si rifugia pigro pigro sotto il letto della propria pigrizia e della scarsa testimonianza.

Certo, il sale, preso in se stesso ha un gusto fastidioso, ma è proprio questo sapore che lo rende indispensabile e gli consente di dare gusto a ogni cibo.

É una pena allora vedere dei credenti che, per non tornare sgraditi a nessuno, diventano alla fine «sale scipito», senza utilità e senza gloria, un sale per così dire «dolcificato», il più inutile degli ingredienti. «A null’altro serve che a essere gettato», dice il Signore, perché gli uomini di un cristianesimo omologato all’andazzo del mondo non sanno cosa farsene.

Nella lettera ai Romani, san Paolo ci esorta ad mostrare chiaramente il nostro modo diverso di vivere e di pensare rispetto a chi ci sta attorno: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).

Ricordo che da giovane lessi un libretto scritto da un monaco benedettino, con questo titolo: “Diventa quello che sei”.

Essere luce senza brillare non è una questione di incoerenza. È una questione di infelicità, perché nessun uomo, tanto meno un cristiano, può sopportare troppo a lungo di non essere quello che è.

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