la gomitata che salva

Sesta domenica di Pasqua A

Zola Predosa e Cattedrale 14 maggio 2023

La pagina evangelica di questa domenica ci riporta ancora alla notte cruciale del tradimento e della consegna di Gesù: è la notte della verità nuda e cruda, che rivela la nostra fragilità e la nostra inclinazione al tradimento da una parte ma, dall’altra soprattutto, manifesta l’amore appassionato e incondizionato di Dio che vuole nient’altro che la nostra salvezza e il nostro bene.

Questa pagina introduce nel vocabolario della nostra fede una parola un po’ complicata ma estremamente preziosa: il «Paraclito».

È un termine che proviene dall’antico mondo giuridico e designa colui che è chiamato presso un accusato per difenderlo e aiutarlo: letteralmente significa colui che è “chiamato presso” – in latino “ad-vocatum” – e ha il compito di starti vicino, di indicare una prospettiva di speranza e di salvezza.

Ecco perché tradizionalmente viene anche tradotto con il termine “consolatore”.

Una volta ho raccontato a un gruppo di sordi, con l’aiuto di una interprete nel linguaggio dei segni, un piccolo episodio accaduto in pieno centro e che mi aveva illuminato sul significato di questa parola “paraclito” e la loro reazione entusiasta mi ha confermato nell’idea che quell’episodio renda bene l’idea.

Mi trovavo in Piazza Re Enzo, verso Piazza Maggiore. C’era tantissima gente e molta animazione. Ho osservato tre ragazzi sordi che passeggiavano insieme, chiacchierando tra di loro animatamente, ovviamente nel linguaggio dei segni. Da quello che capivo uno di loro raccontava qualcosa di umoristico, che li faceva molto sorridere. A causa della grande confusione però, uno dei due ascoltatori si distraeva e  guardava verso la Piazza. Sembra che fossimo a un punto cruciale del discorso, perché l’altro amico che seguiva il racconto diede una gomitata al compagno e lo richiamò a prestare attenzione e seguire i segni del loro amico per non perdere il finale del racconto.

Pensavo che questa potesse essere un modo per dire chi è il “paraclito”: è quello che ti sta accanto e ti aiuta a non perdere il filo… magari ogni tanto ti da una gomitata e ti esorta con forza: “tieni lo sguardo fisso sul tuo obiettivo”, “non ti perdere”, “non tralasciare neanche una parola, perché è una parola decisiva”.

Ecco oggi la storia dell’umanità e, in essa, anche la nostra vita personale, ci appare come un grande processo: da una parte il mondo, con tutte le sue sicurezze fatte di orgoglio, avidità, possesso, individualismo, successo; dall’altra sta Gesù Cristo con la sua vita totalmente dedicata alla volontà del Padre e il suo amore per gli uomini condotto fino al dono di se stesso.

Il mondo cerca di dimostrare l’errore di Cristo e dei credenti mettendo insieme tutti i possibili argomenti contro la fede:“Sei un povero illuso. Credi forse di poter cambiare il mondo? credi davvero che possa esistere un mondo dove l’ingiustizia è cancellata? dove la volontà di Dio vale tutto? 

E se poi dovessi accorgerti che non è vero nulla? non avrai perso le poche occasioni di piacere che la vita può offrirti? E in ogni modo, a che serve la tua volontà di amore? Sei proprio sicuro che la tua fede in Dio non sia solo un modo per superare le tue insicurezze? e sei proprio sicuro che il tuo amore ai fratelli non sia egoismo camuffato?”.

Gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare. Si tratta non tanto di argomenti razionali contro la fede, ma di paure che sono capaci di paralizzare ogni slancio, ogni desiderio di bene. 

Con buona pace, va detto che il credente non ha molte difese contro gli argomenti di un mondo che è più grande e spesso più astuto di lui. Ma il credente ha Cristo: Gesù stesso è stato il primo Paraclito che con le sue parole, le sue opere, il suo amore ha dato ai discepoli la forza di abbandonare tutto e di credere, di andare avanti anche in mezzo alle difficoltà.

La Pasqua, però, segna inevitabilmente una separazione fra Gesù e i suoi.

E allora cosa avverrà dei discepoli quando non potranno più appellarsi alla presenza consolante del loro Signore e Maestro? 

«lo pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi».

Il dono del Paraclito opera nel cuore stesso del credente e dona la convinzione ferma che Gesù ha ragione: Cristo ha ragione quando predica l’amore di Dio per noi e ha ragione quando fa della sua vita un dono d’amore. Cristo ha ragione quando chiede agli uomini di credere e di amare e di sperare. Cristo ha ragione quando insegna che la vera grandezza dell’uomo non sta nell’autosufficienza orgogliosa, ma nello scambio umile di amore, nel dare la vita per gli altri perché lui, Gesù, ha donato la sua vita per noi. 

Il mondo, chiuso nella sua autosufficienza, non può assolutamente ricevere questo Spirito perché ha rifiutato l’amore di Gesù che ne è il portatore e il rivelatore. 

Con la Pasqua, invece i discepoli conosceranno un’intimità ancora maggiore con Gesù: Gesù non sarà solo «accanto» a loro, ma sarà «in loro» e vincerà la loro solitudine dall’interno del cuore con il calore, la forza e la conoscenza del Paraclito. Questa è la promessa del Signore.

Ma come concretamente opera il Paraclito nella vita di un discepolo? C’è certamente una azione invisibile, misteriosa, sovrana: «come il vento» – diceva Gesù a Nicodemo – che soffia dove vuole e nessuno capisce da dove viene e dove va… e dobbiamo restare sempre aperti al dono dello Spirito, che sa trovare strade inimmaginabili per farsi breccia nel cuore delle persone.

Ricordo che, anni fa, stavo confessando in Cattedrale durante la settimana della Madonna di San Luca ed entra un signore che premette che erano più di 30 anni che non lo faceva. E io gli domandai: “E come mai, dopo 30 anni, viene proprio oggi?”. Quel tale sembrò meravigliarsi molto di questa domanda impertinente e, col tono dell’ovvio, mi disse: “Ma perché c’è la Madonna…!”. Come no… Stavo per replicargli che la Madonna c’era anche l’anno prima… ma mi prese una vampata di caldo che mi fece diventare tutto rosso e capii che stavo correndo il rischio di giudicare le vie del Signore…

Ma accanto a questi momenti misteriosi e indecifrabili, l’opera del Paraclito si manifesta nella nostra vita anzitutto attraverso l’umanità concreta della santa Chiesa, che è il luogo nel quale il Signore ci ha assicurato della presenza del suo Spirito.

Quante “gomitate” del Paraclito – per riprendere l’episodio dei tre sordi – abbiamo ricevuto, quando nella Chiesa siamo stati educati alla fede, quando abbiamo ricevuto e riceviamo i santi sacramenti, quando viviamo i ritmi ordinari dell’anno liturgico, o i momenti straordinari di qualche esperienza come un pellegrinaggio, un evento, un incontro.

Oggi per noi un evidente segno del Paraclito è la costante presenza nella nostra vita di credenti della Beata Vergine Maria. La nostra città accoglie proprio in questi giorni l’Immagine della Madonna di San Luca.

Quanto abbiamo bisogno di guardarla o di lasciarci guardare da lei: non è forse una gomitata del Paraclito quella pensosa espressione della Vergine Santissima che con una mano diventa il trono per il suo Figlio e con l’altra ce lo indica come unica via di salvezza?

Sì, perché la Chiesa non è fatta solo da Papi, vescovi, preti e catechisti: la Chiesa è fatta prima di tutto dai santi, che restano accanto a noi e ci accompagnano in tanti modi nel cammino della vita, e fra questi anzitutto la Madre di Cristo e della Chiesa.

E così è importante che ritroviamo la coscienza non solo di essere destinatari di questa grande promessa e di questo dono del Paraclito nella nostra vita, ma anche della chiamata a esserne parte noi stessi nella comunità dei discepoli. Anche noi possiamo e dobbiamo compiere l’opera del Paraclito per i nostri compagni di umanità.

Oggi la Liturgia ci ha offerto la curiosa testimonianza del diacono Filippo. Era stato scelto, insieme ad altri sei compagni, per quello che sembrava essere un compito meramente organizzativo: nella primitiva comunità di Gerusalemme serviva qualcuno che organizzasse la mensa per i poveri e vengono individuati i primi sette diaconi.

Ma come vediamo, lo Spirito si impadronisce del diacono Filippo, come era accaduto per Stefano, e lo rende servitore di una carità che è ancora più essenziale rispetto a quella delle mense: la carità del vangelo, della predicazione, dell’annuncio. E con la forza della parola di Cristo, il diacono Filippo libera dal potere di satana, dona la vita e riempie di gioia una intera città.

Nella seconda lettura l’apostolo Pietro ci ha esortato: «adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi… con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza».

“Rendere ragione della speranza”: questo è il grande tesoro che oggi riceviamo nella Chiesa per mezzo del Paraclito e questo dono vogliamo essere noi, con Maria, per la nostra città.

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