tutto concorre al bene

29-30 luglio 2023, Cattedrale di San Pietro

Diligentibus Deum, omnia cooperantur in bonum”: il breve passaggio della lettera ai Romani di San Paolo, che abbiamo ascoltato nella seconda lettura, contiene una di quelle affermazioni che vale la pena di imprimere nel cuore: “noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio”.

È qualcosa di infinitamente più profondo e più decisivo di quell’ingenuo “andrà tutto bene” che ci siamo ripetuti in tempi recenti.

Tutto concorre al bene”. Tutto. Anche le difficoltà, anche le sofferenze. Anche i momenti più difficili e bui concorrono al bene, cioè hanno una finalità più grande da scoprire, e sono comunque dentro a una volontà di bene infinitamente più grande di noi. 

È una luce straordinaria che viene dal guardare alla vita con gli occhi penetranti della fede: per capire quel “bene” che la Parola di Dio promette, non bastano occhi che si fermano alla superficie, al primo impatto delle cose; servono invece occhi resi penetranti dalla grazia di Dio, gli occhi della fede che vedono le cose che accadono – nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte – sempre come piccola parte di un immenso e meraviglioso disegno d’amore, del quale Dio ci chiama ad essere parte.

Tutto concorre al bene: per chi? Leggiamo bene in San Paolo: «tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno». 

Sono due i termini, uno con verbo attivo che dice quello che noi facciamo per Dio e uno con un verbo passivo che dice quello che Dio fa per noi: 

* per quelli che amano Dio, 

* per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.

Due frasi in realtà che si rafforzano e si illuminano l’una con l’altra: si ama Dio perché da lui si è stati chiamati, perché Dio ha un disegno, una volontà, un progetto di bene.

Se c’è un disegno, significa che non siamo figli del caso, e anche che le cose che ci accadono, per quanto molte volte ci sovrastino nel bene e nel male e ci vedano apparentemente impotenti e fragili, non avvengono a caso, ma rispondono a una volontà che ci è misteriosa e che ci può talvolta perfino apparire inquietante, ma che comunque sappiamo essere una volontà di amore.

«Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno».

Non conosciamo tutti i contorni e i dettagli esatti di questo grande disegno, per questo molti passaggi dell’esistenza risultano oscuri e contraddittori.

Eppure abbiamo la certezza che un disegno c’è e non solo: ne conosciamo anche la chiave e il senso, come leggiamo ancora: “da sempre siamo conosciuti e predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli”.

Il concetto di “predestinazione” utilizzato da San Paolo ha fatto tribolare generazioni di teologi e ha alimentato schiere di eretici. 

D’altra parte, soprattutto nella nostra secolare cultura occidentale, siamo così aggrappati alla nostra libertà individuale che il pensiero di essere dei predestinati ci fa orrore.

Improvvisamente il cielo ci diventa troppo ingombrante e la volontà di Dio troppo pervasiva.

Non dobbiamo avere timore della parola di Dio: abbiamo troppe prove dell’amore di Dio e della libertà che ci ha conquistato con il sangue del suo Figlio per avere paura di lui.

Predestinati” significa che Dio ha posto tutte le premesse necessarie, ma poiché il suo è un disegno di amore, l’amore stesso chiede e pretende libertà e la crea se non esiste.

Siamo dei predestinati se lo vogliamo, se apriamo il  cuore, se diciamo il nostro sì.

Se il Figlio di Dio, il Verbo fatto uomo, il crocifisso risorto e asceso alla gloria del cielo, se il Figlio è l’oggetto totale dell’amore di Dio, significa che ciascuno di noi ha ricevuto la inimmaginabile possibilità di essere avvolto da questo stesso amore inaccessibile, perché chiamato ad essere conforme all’immagine del Figlio.

Guardando a ciascuno di noi, piccole e meschine creature segnate dal limite e dal peccato, a ogni costo il Padre vuole riconoscere i meravigliosi lineamenti del suo Figlio, Dio fatto uomo.

C’è un passato incancellabile di polvere e di morte, ma c’è anche un futuro che ha già tutte le sue premesse nell’uomo Gesù di Nazaret, che ha attraversato le angosce della morte ed è stato esaltato al di sopra di tutte le cose.

“Tutto dunque concorre al bene”. 

Non sappiamo spiegarci perché c’è il male nel mondo, perché la sofferenza. 

Non sappiamo spiegare perché c’è una inclinazione evidente al male nel nostro cuore, una tendenza all’egoismo, una radice di invidia. 

Non sappiamo spiegare perché siamo degli ingrati peccatori, perché seminiamo ingiustizia nel mondo. 

Soffochiamo sotto un male che ci tiene schiavi. Ma sappiamo che “tutto concorre al bene”.

Perfino l’efferata passione subita dal Figlio di Dio… Anche le nostre cadute più meschine e amare: l’amore di Dio ha il potere di farne l’occasione di un bene più grande. Tutto concorre al bene.

* * *

È questo il tesoro, la perla preziosa di cui ci parla il Vangelo.

Le due parabole del tesoro nascosto nel campo e della perla preziosa, ruotano attorno al tema della scoperta e della gioia.

Il contadino e il mercante non sono due musi lunghi che rinunciano alla vita: entrambi mostrano invece la gioia incontenibile di una scoperta che da un senso a qualsiasi rinuncia, a qualsiasi contrarietà ci sia da affrontare.

Nella prima parabola, la scoperta avviene per caso, così solo buttando la zappa. 

Nella seconda parabola, la scoperta avviene dopo una lunga ricerca, viaggiando di città in città, di bottega in bottega, con una notevole capacità di discernimento, per distinguere la perla dalle patacche.

Sono i casi estremi del nostro incontro con l’amore di Dio: lo si può cercare o meno, ma è sempre lui che ci viene incontro in modi diversi, per farci scoprire che quel tesoro non è qualcosa che possediamo, ma qualcosa che siamo.

Il tesoro, la perla preziosa in fondo siamo noi stessi, disseppelliti dal peccato e dalla morte, ripuliti dall’avidità e dalla grettezza, comprati dal sangue del redentore, portati alla gloria dell’amore di Dio.

“Tutto concorre al bene, per coloro che amano Dio”.

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