Immacolata Concezione
Le feste in onore della Santa Vergine Maria, per noi credenti, sono sempre delle profonde boccate di quell’ossigeno fresco e buono che è la santità di Dio: con Maria ci sentiamo al sicuro, perché in lei vediamo già felicemente realizzato ogni desiderio di bene, ogni speranza.
La sua maternità e la sua santità ci incoraggiano, ci fanno sentire protetti e più vicini al porto della salvezza.
In mezzo a tanto squallore che segna la storia dell’umanità e agli orrori che ogni giorno feriscono i nostri sguardi e i nostri cuori, le feste mariane sono come un momento di riscatto dallo squallore, perché fissiamo gli occhi su qualcosa di bello.
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Per fare veramente tesoro del dono di questa festa, occorre per prima cosa capire bene il significato di queste due parole che ci suonano tanto famigliari, ma che restano spesso sullo sfondo senza troppa chiarezza: “Immacolata Concezione”.
Anzi, forse è utile ricordare prima di tutto che cosa non vuol dire “Immacolata Concezione”.
Una volta qualcuno ha detto che l’ignoranza è l’ottavo sacramento.
Se fosse così, almeno per l’ignoranza sulle cose religiose, rischieremmo di essere già in paradiso.
Ma l’ignoranza non è qualcosa di cui vantarsi mai, per tutti, credenti e non credenti. Per un credente poi è paradossale, perché vorrebbe dire in fondo, essere indifferenti riguardo al nostro destino.
Partiamo, come dicevamo, da che cosa non è l’Immacolata Concezione.
“Immacolata Concezione” non significa che Gesù sia stato generato alla vita umana in modo verginale.
È una cosa indubbiamente vera – e lo diciamo con convinzione nel Credo – ma non è chiamata in causa da queste parole.
Il Concepimento verginale di Gesù è celebrato dalla Chiesa in un’altra festa, che si chiama “Annunciazione” e che, giustamente, si celebra 9 mesi prima di Natale, cioè il 25 di marzo.
“Immacolata Concezione” non vuole dire neanche che la Madonna sia venuta al mondo in modo verginale: Maria è stata chiamata alla vita dall’amore fedele dei suoi santi genitori, Gioacchino e Anna.
La tradizione – che in verità non è strettamente oggetto di fede – dice che i santi genitori erano anziani e che quindi c’è qualche aspetto di prodigio nell’inizio della sua vita, ma non è questo il motivo per cui parliamo di “Immacolata Concezione”.
Con queste parole noi intendiamo che Maria non è stata soggetta neppure per un istante della sua esistenza – e l’esistenza, per chi non ha perso il lume della ragione, comincia con il concepimento – allo stato di peccato originale.
Il peccato originale è quella condizione che contamina l’intera umanità in conseguenza di quella ribellione che, dall’inizio della storia, ha turbato l’armonia tra il Creatore e l’umanità e di cui ci ha parlato la prima lettura.
È questo il motivo per cui la Liturgia ci ha proposto la pagina evangelica dell’Annunciazione, perché sono proprio le parole del saluto angelico “piena di grazia”, il fondamento di questa persuasione della fede cattolica.
Fin dalla più tenera età abbiamo imparato a onorare Maria salutandola come “piena di grazia”: parole che dicono l’ammirazione affettuosa e grata del cielo e della terra insieme, degli angeli e dei santi della Chiesa del cielo e di noi poveri peccatori che, guardando a lei, ci aggrappiamo alla speranza di non essere travolti dal male.
“Piena di grazia” non è un complimento poetico e decorativo: il testo originale greco, che usa una sola parola κεχαριτωμένη, intende un dono ricevuto nel passato i cui effetti si prolungano nel presente.
Tutta l’esistenza di Maria sta dunque nel segno della grazia, del favore di Dio: tutta l’esistenza, fin dal primo momento dunque.
È motivo di gioia questa festa, perché ci ricorda il primo germogliare della vita di Maria nel grembo di Sant’Anna: ma ancora di più, perché è stata generata la Tutta Santa. Tra 9 mesi, l’8 di settembre, celebreremo la Nascita di Santa Maria.
Maria non è il Sole. Ma il suo apparire nella storia umana porta il primo bagliore dell’aurora.
È l’inizio del Nuovo Testamento. Potremmo dire “l’inizio dell’inizio”. È l’inizio della grande riscossa. È vicino lo splendore del giorno di Dio.
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A questo punto possiamo capire che l’Immacolata Concezione ci fa comprendere meglio due punti fondamentali della fede: la realtà del peccato originale e la realtà della redazione operata da Cristo crocifisso e risorto.
Ogni uomo, secondo la fede cattolica, nasce peccatore, cioè in uno stato di obbiettiva difformità alla volontà di Dio.
Fin dalla sua nascita, l’uomo non è quello che deve essere, proprio come il mondo – questo mondo così stravolto e crudele – non è quello che deve essere secondo il progetto originario del Creatore.
Questa è oggettivamente una verità difficile e misteriosa, non ce lo nascondiamo, ma la consapevolezza del peccato originale è un gran dono che abbiamo noi credenti: senza questa coscienza non riusciremmo per nulla a darci ragione della situazione tragica nella quale siamo capitati a vivere, un mondo di male che strazia il cuore e disorienta la ragione.
San John Henry Newman, un grande santo inglese, recentemente canonizzato, nel suo passaggio alla Chiesa cattolica dall’anglicanesimo, si interrogò su questo aspetto della fede e scrisse parole molto illuminanti.
«Se Dio esiste – e Dio esiste – il genere umano deve essere implicato in una qualche terribile disgrazia originaria, poiché la vita dell’uomo non armonizza con i fini del suo Creatore. Questo è un fatto, un fatto vero come il fatto stesso della sua esistenza; così la dottrina che la teologia chiama del peccato originale diventa per me quasi altrettanto certa dell’esistenza del mondo e dell’esistenza di Dio» (Apologia, cap. V).
Peccato originale è una condizione nella quale l’uomo si trova per nascita, di cui sperimentiamo ogni giorno le conseguenze, e che San Paolo descrive in modo impressionante nel capitolo 7 della lettera ai Romani: «Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me».
È una fortuna non da poco sapere che questa condizione di peccato originale esiste: perché, se la nostra vita è come un piano inclinato verso il male, possiamo almeno esserne consapevoli e cercare qualche rimedio.
Ed ecco la seconda certezza che ci è richiamata dalla festa di oggi.
Ci è stato donato un liberatore da tutti i nostri mali, che è il Signore Gesù, crocifisso e risorto. Come dice ancora Paolo ai Romani (11,31): «Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia».
Dalla morte e risurrezione di Cristo si è riversata sul mondo un’onda di misericordia, di guarigione e di salvezza che ha riempito tutta la storia dalle origini al suo compimento e che risplende in tutti coloro che desiderano la salvezza: un’onda di salvezza che nella Vergine Maria si è dispiegata in tutta la sua potenza e l’ha così tanto riscattata dal peccato originale da esserne addirittura preservata; per questo è la “piena di grazia”, perché il Signore è con lei fin dall’inizio della sua vita.
Non è che Maria non abbia avuto bisogno di redenzione; piuttosto ha avuto bisogno di una redenzione ancora più grande, dal momento che doveva esercitare il compito unico e assolutamente inarrivabile di diventare la «Madre di Dio».
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Dunque oggi è davvero una festa di luce: luce di bellezza, luce di verità. Riempiamoci gli occhi della gioia di questa luce, respiriamo profondamente questo ossigeno puro, noi che siamo sempre purtroppo a contatto con la bruttezza e con la falsità, che in modo così pervasivo deturpano il mondo.
In questa prima luce dell’aurora che preannuncia il sole, ci sarà più facile percepire e apprezzare quanto di positivo si nasconde anche nei momenti più grigi della vita: sarà più facile vivere in un mondo così, sarà più facile sperare nel grande riscatto dell’umanità.
