inizio del vangelo

Cattedrale e Zola Predosa, 9-10 dicembre 2022

La prima pagina del Vangelo di Marco, che la Liturgia ci offre in questa domenica, anzi la prima riga basterebbe per costruire un intero cammino di fede.

Ἀρχὴ τοῦ εὐαγγελίου Ἰησοῦ Χριστοῦ υἱοῦ θεοῦ: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”. (Mc 1,1).

Sembra quasi una formula stereotipa come quelle che servono ad aprire un libro o di un racconto, come il classico “c’era una volta” delle favole, ma non lo è affatto.

Anzitutto, “Vangelo”: è parola tanto comune nel nostro linguaggio di fede, ma esisteva già nei vocabolari, fin dai tempi più antichi. La troviamo già nell’Odissea, il mitico poema che racconta di un ritorno desiderato, atteso, temuto. Vangelo è la classica buona notizia che sovverte i destini e cambia la storia.

Oggi spesso con questa parola “Vangelo”, identifichiamo i 4 libri sacri che contengono la testimonianza di Gesù Cristo e che la nostra fede identifica come ispirati.

È curioso che nessuno dei 4 autori umani (gli “evangelisti”, appunto), abbia sentito il bisogno di dare un titolo al suo libro, ma l’usanza di chiamarli “vangeli” è primordiale nel cristianesimo, forse anche a causa di questo incipit di san Marco, che non è il primo nella raccolta, ma è il testo più antico dei quattro.

San Marco, che ci accompagnerà in gran parte di questo anno liturgico, era forse il più giovane dei discepoli di Gesù. 

Secondo molte testimonianze, Giovanni Marco era figlio di una certa Maria di Gerusalemme, vedova, che mise a disposizione di Gesù la sala al piano superiore di casa sua, per celebrare la Cena pasquale, il Cenacolo appunto, che divenne poi abituale luogo di ritrovo della Chiesa nascente.

Molti sostengono che sia proprio Marco quel giovanotto che – come si legge solo nel suo racconto della Passione – seguiva di nascosto Gesù nella notte del tradimento al Getsemani e, braccato dai soldati, è fuggito nudo, lasciando loro in mano solo il lenzuolo con cui si era frettolosamente coperto.

Torniamo alla parola “Vangelo”: prima che “libro”, dunque, dovremmo associarlo con un fatto lieto, una notizia buona che ha la forza di cambiare tutto.

“Inizio del Vangelo”. Queste parole sembrano rispondere a una domanda: da dove è partita tutta questa “cosa” per cui siamo qui, siamo cristiani, abbiamo una fede, e anche una cultura, una identità, siamo quello che siamo?

A volte ci viene banalmente da pensare che siamo cristiani solo perché siamo nati in Europa, specialmente in Italia; solo perché lo erano i nostri genitori e i nostri antenati; che in fondo è una pura convenzione, come i colori di una bandiera o la sigla della provincia.

Il giovane Marco oggi ci fa ripartire dall’inizio, anzi dal principio. Anzitutto la buona notizia è una persona: infatti “Vangelo di Gesù Cristo”, non è il messaggio di Gesù. “Vangelo di Gesù Cristo” significa “la buona notizia che è proprio Gesù Cristo.

È lui il Vangelo: i suoi occhi, le sue mani, i suoi piedi impolverati della nostra terra, le sue parole, ma soprattutto il dono della sua vita.

L’origine del vangelo, l’origine del nostro essere cristiani, sono dunque alcuni fatti che sono avvenuti in un punto preciso della storia e della geografia.

Anzi, all’inizio-inizio di tutto ci stanno le misteriose parole degli antichi profeti di Israele: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via». La cosa più importante è capire chi sta parlando e a chi si sta rivolgendo. Sono le parole che il Padre dice al Messia, suo Figlio.

Dunque il vangelo inizia nel modo più alto che si poteva immaginare. Fa’ un po’ paura la parola “Trinità”: ci sembra un concetto troppo alto e complicato. Ma il giovane Marco ci porta subito dentro alla Trinità, nella impenetrabile relazione del Padre e del Figlio. 

Con la semplicità del suo racconto Marco ci fa risalire addirittura all’intimità stessa di Dio, dentro quel dialogo, quell’abbraccio, quella luce bellissima e purissima che è l’amore del Padre e del Figlio, nel cuore della Trinità.

Alla faccia di chi sostiene ancora che siamo cristiani per caso. Non siamo al mondo per caso. Non siamo cristiani per caso. Non siamo qui per caso.

Tutto parte dal cuore di Dio, dalla sua volontà di bene, dal suo disegno di salvezza, dall’amore infinito del Padre per il Figlio.

Il “Vangelo”… cioè questa immensa avventura di amore che ci ha raggiunti insieme a una moltitudine di fratelli, di tutte le epoche e di tutte le regioni della terra, è il Padre che ha mandato il suo Figlio.

Ci fa un gran bene, oggi, tornare a questo principio e affermarlo con convinzione. Di questi tempi siamo molto tentati di ridurre il cristianesimo semplicemente a un insieme di valori, a una prassi, a un modo di comportarsi al quale ispirarsi e da cercare di diffondere…

Certo. Il Cristianesimo è anche molte di queste cose, ma prima di tutto –  soprattutto – è una persona che entra nella nostra vita.

Il modo di vivere che cerchiamo di seguire, non avrebbe senso senza di Lui. Se la morte fosse la fine di tutto, se il bene e il male avessero come definitiva conseguenza lo stesso nulla assoluto, allora vivere la carità, l’amore disinteressato, il perdono, la riconciliazione sarebbe perfino ridicolo. 

Se tutto alla fine si riducesse a nulla, varrebbe la pena aggrapparsi a quel poco di vita che ci è dato e spremerla come un limone.

Così il primo dono che oggi chiediamo è quello di essere liberati dalla tentazione micidiale di un Cristianesimo senza Cristo, di un Cristo senza il Calvario e la Tomba vuota, di una vita ridotta a pura prassi, di una pastorale senza dogmi, cioè senza certezze divine, di un culto che diventa puro intrattenimento, senza adorazione, di una carità che è in fondo solo un cercare gratificazioni, di una morale ridotta a valori da perseguire.

* * *

Come abbiamo ascoltato, il Vangelo, la “bella notizia” comincia con la desolazione di un deserto. Comincia con  Giovanni Battista, un uomo di Dio che dice pane al pane e vino al vino. 

Non è lui il Salvatore, ma il suo è un bagno di verità, un bagno un po’ scomodo perché ci mette di fronte alle nostre magagne e ai nostri limiti, ma annuncia con certezza: “Viene colui che battezzerà in Spirito Santo”, cioè viene colui che ci immergerà proprio in quell’oceano immenso di amore da cui tutto è cominciato: il vangelo viene dal cuore di Dio e al cuore di Dio riporta.

La buona notizia è che Gesù è il Cristo… è il Figlio di Dio… e questo è solo l’inizio…

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