il fatto e la notizia

Epifania del Signore

Sapete bene che la parola greca “epifania” significa “manifestazione”. Oggi noi celebriamo tutti quegli eventi per i quali il fatto, accaduto a Betlemme (cioè la nascita di Gesù), è diventato una notizia.

Da un certo punto di vista, l’Epifania è una festa ancora più ricca del Natale. Tanto è vero che sono molti i contenuti di questa celebrazione.

Dice la liturgia del Vespro: «Tre prodigi celebriamo in questo santo giorno: oggi la stella ha guidato i magi al presepio; oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze; oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza».

Celebriamo l’Epifania, perché Cristo è stato rivelato – dopo che ai pastori di Israele – anche ai magi d’oriente, pagani che lo riconoscono con i loro doni (oro, incenso e mirra) come re dell’universo, come figlio di Dio e come colui che salva attraverso la sofferenza. 

Celebriamo l’Epifania, perché al fiume Giordano, mentre Gesù esce grondante dal fiume limaccioso, è Dio stesso che lo addita al mondo come il Figlio nel quale egli si rispecchia.

Celebriamo l’Epifania, perché, cambiando l’acqua in vino alle nozze di Cana, Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”.

* * *

Ma è necessario fare un passo indietro, perché questo filo che unisce tutto (cioè il fatto dell’epifania o manifestazione) non è per niente scontato. Non è scontato che dopo il fatto del Natale esista una epifania, esista cioè una “manifestazione”.

La Palestina di due millenni fa, non era certo denatalizzata come la ricca Bologna. 

In quell’angolo di mondo – la Palestina di due millenni fa – la nascita di un bambino non era per niente una cosa straordinaria.

Fin da subito però Dio stesso si impegna a mettere in moto tutta una “sarabanda”, perché vuole a ogni costo attirare l’attenzione e farla conoscere al mondo.

Comincia subito quella notte stessa, scomodando schiere di angeli del cielo che fanno spettacolo con i pastori… Poi è la volta di un misterioso astro celeste, con il quale attira l’attenzione di alcuni saggi d’oriente, che a loro volta non esitano a scomodare Erode in persona per avere i dettagli. Poi sulle acque del Giordano gioca la carta della sua stessa voce che rimbomba dal cielo e a Cana compie il prodigio del vino buono.

Vale la pena di notare che, strettamente parlando, non ci sarebbe stato bisogno di nessuna “epifania”, non ci sarebbe stato bisogno di fare di quella nascita una notizia: infatti, solo per il fatto di esistere, Gesù è già il Salvatore del mondo e non lo diventa perché tutti parlano di lui o perché tutti gli credono e lo seguono.

Non ce n’era bisogno, ma Dio lo ha voluto.

* * *

A questo punto, vorrei riflettere con voi, per un momento sul concetto di “notizia”. In ogni istante della giornata siamo investiti da un flusso impressionante di notizie e noi stessi con i nostri dispositivi tascabili siamo dei potenziali produttori di notizie che vogliamo condividere.

Ma che cosa sono le notizie? Ci avete mai riflettuto? Ci piacerebbe tanto pensare che le notizie siano semplicemente i fatti. 

C’è ancora qualcuno che ingenuamente pensa che le notizie sono semplicemente i fatti che accadono e che, ad esempio, un buon giornale o un buon giornalista è colui che si limita a trasmettere il dato senza darne troppe interpretazioni e chiavi di lettura, che a quello… ci pensiamo noi con il nostro proverbiale spirito critico…

Niente di tutto questo è vero.

Anzitutto le notizie non sono i fatti. Ci sono tanti fatti… anche il fatto che noi ci siamo riuniti qui adesso: è un fatto, ma non lo leggeremo domani sul giornale; è un fatto che stamattina, ad esempio, milioni e milioni di persone in tutto il mondo hanno fatto colazione… è un fatto e riguarda addirittura milioni e milioni di persone… ma non è una notizia… 

Potrei continuare, ma è chiaro che alla fine ci deve essere sempre qualcuno che soggettivamente decide che un fatto è una notizia. 

Può essere presentato nel modo più asciutto ed essenziale, senza commenti o apparenti interpretazioni, ma anche solo decidere che un fatto sia una notizia è già semplicemente una interpretazione pesantemente soggettiva della realtà.

Voi non ci crederete, ma c’è una intera scienza che si chiama “notiziabilità”, cioé lo studio dei complessi meccanismi per cui appunto un fatto – e non un altro – diventa una notizia e degli altrettanto complicati meccanismi che rendono possibile a una notizia di avere fortuna nel mercato della comunicazione.

Questo excursus sul mondo affascinante e anche inquietante dell’informazione, per dire che se il fatto, cioè il Natale, è diventato notizia, cioè Epifania, c’è evidentemente una volontà, un disegno.

Dio avrebbe potuto salvarci per mezzo del suo Figlio fatto uomo, anche senza farcelo sapere; Dio non ha avuto bisogno di noi per crearci e non ha bisogno di noi per salvarci.

Se ci pensate, facendo del fatto una notizia, Dio ha anche voluto correre il rischio che molte persone restassero indifferenti, come capita a tutti riguardo a molte notizie e di fatto moltissimi uomini e donne sono rimasti indifferenti al Natale di Gesù. Il Creatore del mondo ha voluto correre il rischio di essere escluso, marginalizzato pur di ottenere – da parte di chi lo accoglieva – un interesse sincero, una risposta, una adesione che fosse vera, che fosse amore.

Epifania significa che Dio non ha voluto limitarsi ciò che era strettamente necessario, ma ha voluto che il fatto della Nascita del Salvatore fosse manifestato, ha voluto che noi lo sapessimo, ha voluto che la nostra vita, anche questa vita mortale – segnata dalla tristezza del peccato, della solitudine e della morte – fosse riempita dalla meraviglia del suo amore.

Dio ci ha creato senza di noi, ma non vuole salvarci senza il nostro sì, senza la nostra risposta, senza la nostra fede, senza la nostra collaborazione: Dio è amore e domanda amore.

Anzi, Dio ci chiede di diventare a nostra volta una “epifania”, una manifestazione. Perché la vera epifania di Dio nel mondo è la Chiesa, siamo noi.

È una cosa talmente imbarazzante che san Paolo una volta ha scritto che Dio ha voluto salvare il mondo “attraverso la stoltezza della predicazione”: se c’era un modo inadeguato, impacciato, complicato, contraddittorio di diffondere il vangelo nel mondo, quello era sicuramente di affidarlo a uomini e donne come noi, pieni di difetti, di magagne, a noi così pigri, così incoerenti, così poco credibili.

Ha cominciato con un coro di angeli, ha scomodato una stella del cielo, ma poi ha messo tutto nelle mani della sua Chiesa, nelle nostre mani.

La Chiesa non è l’epifania di se stessa: noi non siamo testimoni del fatto di essere i migliori, i più santi. Non siamo il popolo degli irreprensibili, dei primi della classe: siamo il popolo dei perdonati, siamo il popolo di coloro che hanno toccato mano e ogni giorno sperimentano la sua misericordia.

Ci sono certamente tanti modi con i quali Dio arriva al cuore dell’uomo, attraverso la bellezza del creato, attraverso le inquietudini del cuore nelle vicende della vita, ma più di tutto Dio ha voluto fare di noi – la sua Chiesa – l’epifania del suo Figlio.

Ha voluto fare della prostituta, la prima apostola della risurrezione.

Ha voluto fare di quel ladro traditore di Zaccheo, il testimone della misericordia.

Dio ha voluto fare di dodici pescatori rozzi e ignoranti, l’inizio del suo popolo.

Dio ha voluto fare di un amico che lo ha rinnegato nel momento più difficile, il pastore del suo gregge.

Noi per quanto ci sforziamo non siamo credibili, ma è il suo Vangelo che è credibile ed è fonte di salvezza di pace. La missione non consiste nel portare la gente dalla nostra parte, ma nell’annunciare gratuitamente il suo amore, il suo perdono e la meravigliosa chiamata ad essere suoi figli.

* * *

Non siamo certamente le persone più e adeguate, anzi sicuramente fuori della Chiesa c’è gente migliore di noi. Però è a noi che Gesù ha detto: «Voi siete la luce del mondo. Risplenda la vostra luce davanti agli uomini».

La Chiesa, noi, siamo chiamati a far risplendere nel mondo la luce di Cristo, riflettendola in noi stessi come la luna, che anche con i suoi crateri e le sue imperfezioni riflette la luce del sole. 

Passando dal Natale all’Epifania, Dio ha voluto correre il rischio di mettere tutto nelle nostre mani, perché non ci salva senza di noi, colui ci ha creato senza di noi.

Tribus myraculis

Lascia un commento