ha il profumo del pesce

Terza domenica del tempo ordinario B

Abbiamo ripreso la narrazione del vangelo secondo Marco, dopo il battesimo al Giordano e il ritiro di Gesù nel deserto. 

Domenica scorsa, se ricordate, il vangelo ci riportava quelle che erano le prime parole pronunciate da Gesù nella narrazione dell’evangelista Giovanni: “Che cosa cercate?”. Oggi invece abbiamo le prime parole di Gesù, secondo il vangelo di Marco.

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;

convertitevi e credete nel Vangelo».

Non è una battuta di esordio, in realtà, ma è il contenuto centrale di quella predicazione che lo ha impegnato per il resto della vita.

Il Regno di Dio – cioè quel mondo in cui tutto risponde al disegno e alla volontà di Dio – è finalmente “vicino”, è accessibile; un regno che non rende schiavi, ma liberi; un regno che non rende sudditi, ma figli; un mondo nel quale siamo liberi dalle grandi vere grandi schiavitù che schiacciano gli uomini: il male, il peccato e la morte. 

Questo Regno – che è la presenza e l’opera il disegno di Dio per noi e con noi – si è fatto vicino, dunque è accessibile, a portata di uomo. 

La distanza tra Dio e l’uomo è infinita. Non certo è misurabile in chilometri e nemmeno in anni luce: per descriverla, dobbiamo per forza usare una parola filosofica. È una distanza “metafisica”, perché travalica la nostra natura e perfino le nostre possibilità di comprendere. 

Gesù annuncia che questa distanza tra l’uomo e Dio è stata colmata: anzi è lui stesso che oggi l’ha colmata perché egli è il regno di Dio è venuto in mezzo a noi.

E per offrire questo annuncio, Gesù non sceglie Gerusalemme, la città-santuario, con la sacralità impenetrabile del suo tempio; non sceglie la Giudea, nobile terra delle promesse di Dio; non sceglie neppure il deserto degli austeri asceti ed eremiti. 

Gesù torna in Galilea, in quei villaggi dove non accade mai nulla e dove in realtà accade la vita; va sulle rive di quel lago, che curiosamente gli ebrei chiamavano mare, che era luogo di lavoro duro, spesso frustrante e perfino pericoloso, con le sue acque profonde e l’insidia dei suoi venti improvvisi.

Questo è il principio – luminoso e allo stesso tempo misterioso – della Incarnazione: l’ingresso del Regno di Dio in un modo vero, reale, sporco di sudore e di pesce. Gesù chiama Pietro e Andrea mentre pescano, chiama Matteo mentre conta i soldi, chiama Paolo mentre perseguita i cristiani…

Quella distanza metafisica tra Dio e l’uomo, dunque è stata colmata, perché Dio, venendo in mezzo a noi, ha percorso tutta la strada che lo teneva lontano e lo rendeva inaccessibile.

Il Regno di Dio ci arriva accanto, ci sfiora, ma non si impone. Sì, Cristo ha colmato tutta la distanza che separava l’uomo da Dio, ma affida a ciascuno di noi l’ultimo passo necessario: «Convertitevi e credete al Vangelo». È il passo della fede, che illumina la mente e trasforma la vita; è la condizione necessaria per realizzare il fatidico incontro con il Regno di Dio.

Questo appello “convertitevi e credete al vangelo” non sta solo all’inizio della vita cristiana, ma ne accompagna tutti i passi, permane rinnovandosi e si diffonde ramificandosi in tutte le sue espressioni: questo invito ritorna costantemente nel cammino di fede dei discepoli.

Ogni giorno ci sollecita a consegnarci a Gesù, ad avere fiducia in Lui, a rimanere in Lui, a condividerne le priorità, lo sguardo, a imparare da Lui l’amore vero, a seguirlo nel compimento quotidiano della volontà del Padre, che è l’unica grande legge di vita. 

Ogni giorno, anche e soprattutto quando non mancano le difficoltà e le fatiche, le stanchezze e le cadute, le frustrazioni e le paure, anche quando siamo tentati di abbandonare la strada di Cristo e di chiuderci in noi stessi, nel nostro egoismo.

Perché quel “vangelo” a cui siamo chiamati a credere, non è prima di tutto un libro o un messaggio, una predica, un discorso; ma è un fatto, una realtà, una persona: Dio riscatta, Dio libera, Dio perdona, Dio guarisce, Dio riscalda, Dio consola, Dio solleva, Dio risuscita, Dio è vicino.

* * *

Nella vita concreta di Pietro e Andrea, quell’appello fondamentale di Gesù a convertirsi e credere si traduce concretamente con «Seguitemi». Nel testo originale non c’è un verbo all’imperativo. Semplicemente «Qui, dietro me!».

Δεῦτε ὀπίσω μου!

Tanti libri, più o meno intelligenti, sono stati scritti sulla “essenza del cristianesimo”. L’evangelista sintetizza tutto in tre parole: due preposizioni di moto a luogo e un pronome: «Qui, dietro me».

Tutto il resto del vangelo non farà altro che mostrare Gesù che cammina e il discepolo che gli sta dietro. Perché Gesù non è solo un modello da imitare o uno che apre la via, ma è anche il compagno di viaggio.

Notate che Gesù non chiede di lasciare le reti, di abbandonare tutto e cambiare vita: questo semmai accadrà come conseguenza.

Gesù chiede solo di seguirlo, di mettere i nostri passi sulle sue orme. Il cambiamento non è anzitutto frutto di una decisione etica, ma di una scelta d’amore, sempre rinnovata soprattutto nei momenti più complicati, la scelta di seguire Gesù e stare con Lui.

* * *

Da quel primo incontro tra Gesù, Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni nasceranno delle conseguenze enormi; un cambiamento di mentalità, una nuova civiltà, una nuova comprensione del mistero di Dio, dell’uomo e del creato, il fondamento di tanti nuovi valori morali, scelte etiche, sociali, culturali, politiche perfino… in una parola, tutto quell’enorme fenomeno che nella storia dell’umanità sarà conosciuto come “cristianesimo”.

E ci sarà sempre – e oggi c’è tantissimo – anche la ricorrente tentazione di innamorarsi di quelle conseguenze e di dimenticare che il principio vitale di tutto è Gesù Cristo: Δεῦτε ὀπίσω μου!

Gesù Cristo non è solo il contenuto di un dogma di fede, un articolo del Credo: Gesù è colui che crede, perché noi possiamo credere; Gesù è colui che vede perché noi possiamo vedere; Gesù è colui che ama, perché noi possiamo amare. Gesù Cristo è tutto il disegno di Dio perché noi possiamo ridisegnare noi stessi e il mondo.

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Il Papa ha voluto che questa domenica fosse chiamata la “domenica della Parola di Dio“. Ecco: ascoltando il libro, oggi scopriamo che Parola di Dio non è un libro, che non è prima di tutto un messaggio o un insegnamento. La Parola di Dio è una Persona! è Gesù; e la Scrittura, accanto ai Sacramenti e a tutta la ricchezza della vita di un credente è il luogo in cui accade oggi questo incontro.

Δεῦτε ὀπίσω μου! 

Solo un profondo, sincero, reale incontro con Cristo, può produrre la grazia di una vera trasformazione della nostra vita e della vita del mondo.

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