La seconda tomba vuota

Ha tutto il profumo e il sapore della Pasqua, la festa che oggi celebriamo: riviviamo nella fede il passaggio dalla vita terrena alla gloria del cielo della Tuttasanta e Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa.

«Terminato il corso della vita terrena – così si esprime solennemente la fede della Chiesa cattolica, per bocca di Pio XII – l’immacolata Madre di Dio, sempre vergine Maria, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

La morte di Cristo sulla croce fu avvolta dal mistero angoscioso delle tenebre, perché fu la morte del Redentore, di colui che accettò di sprofondare nell’abisso del male assoluto, nel buco nero di tutte le follie umane, delle disobbedienze, dell’odio e dell’orgoglio satanico, per portarvi la forza risanante della sua santità, della sua comunione con il Padre, del suo amore che risana e guarisce.

Proprio in forza di quella morte cruenta di Cristo, la morte della Vergine Maria fu la più bella e la più dolce che si possa immaginare nell’esperienza umana: senza alcun turbamento e senza paura; in tutta dolcezza e serenità. 

Tutta la vita di Maria, fin dal primo istante della sua esistenza, fu sotto il segno dell’“Eccomi”, pronunciato più con la vita che con le labbra. E così anche la morte di Maria fu un “Eccomi”, un fiducioso abbandono nella braccia di quella misericordia che Maria aveva sperimentato nella misura più alta possibile a una creatura.

Maria chiude gli occhi alla vita di questo mondo e, senza conoscere la corruzione del sepolcro, li riapre alla vita immortale. Quegli stessi occhi che avevano visto il Figlio abbandonato, umiliato, tradito e sofferente sul Golgota, ora lo contemplano avvolto di gloria e di immortalità nel paradiso.

Sulla terra, nella città di Gerusalemme, sono rimasti due sepolcri vuoti – quello del Figlio e quella della Madre, a pochi passi dal Getsemani – testimoni muti ed eloquenti della onnipotenza della misericordia divina.

E proprio da Gerusalemme, giunge oggi un drammatico appello alla preghiera: il patriarca dei latini, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha inviato il testo di una preghiera che anche il nostro Arcivescovo ha chiesto alle nostre comunità di recitare al termine della Messa di oggi, per implorare il dono della pace, così minacciata dagli odi contrapposti degli uomini. Da quella terra nella quale per la prima volta risuonò la beatitudine dei misericordiosi, degli operatori di pace, degli affamati di giustizia. 

Non per fuggire, ma per vivere in terra con tutte le potenzialità della speranza cristiana, oggi guardiamo al cielo. Oggi in paradiso, in attesa della risurrezione finale di tutti gli uomini, ci sono già due cuori umani, quello di Gesù e quello di Maria, due cuori di carne che godono le delizie dell’amore di Dio e che battono all’unisono, ritmando il cammino terreno dei santi, il pellegrinaggio di fede del popolo dei credenti, verso la Casa di Dio.

Gli ultimi giorni della vita mortale di Maria Santissima, sono avvolti in quello stesso silenzio che avvolse praticamente tutta la sua esistenza. Della sua biografia, in fondo conosciamo solo ciò che è necessario per la nostra fede: e cioè che la sua esistenza fu tutta vissuta per il Figlio e per il suo Corpo che è la Chiesa.

Riempiendola dei suoi favori e della sua grazia, l’Onnipotente non collocò Maria tra coloro che sono socialmente importanti, ma tra coloro che servono; non la innalzò tra le persone potenti, ma preferì che si conservasse umile e vivesse tra gli umili. Per renderla davvero “grande”, volle che rimanesse una di quei “piccoli”, ai quali sono rivelati i misteri del Regno.

Così oggi possiamo salutarla come il segno più alto e grandioso della sconfitta del male e della vittoria di Dio: “Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”.

Ed è il Vangelo ci offre il suo ritratto più autentico e fedele di Maria santissima: il Magnificat, il canto sgorgato dalla sua fede e dal suo cuore, riflette tutta la sua anima e la sua personalità. Il Magnificat è la vera icona di Maria, nel quale possiamo ammirare la Vergine così com’è, con quella straordinaria capacità di non fermarsi all’apparenza delle cose, ma di vedere nella fede il compimento del disegno divino.

«Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote
»: non sono le parole di una povera illusa, ma la certezza incrollabile di chi sa riconoscere già presenti nella storia – al di là di tutte le apparenze contrarie – i segni del compimento di tutte le cose.

Si dice che “salgono sul carro del vincitore”, quelle persone vigliacche e opportuniste che sono disposte a schierarsi con il potente di turno. Maria salì invece sul carro del vero vincitore attraverso la via dell’umiltà, amandolo, desiderandolo, riconoscendolo e servendolo, quando tutto sembrava tranne che un vincitore, perché non si lasciava incantare dalle apparenze, ma nella fede riconosceva la fine e il fine di tutte le cose.

Il Canto della Vergine inizia con la parola «Magnificat»: la mia anima “magnifica” il Signore, cioè “proclama grande” il Signore. 

Maria desidera che Dio sia grande nel mondo, che sia grande nella sua vita, che sia presente tra tutti noi. Non ha paura che Dio possa essere un “concorrente” nella nostra vita, che possa toglierci qualcosa della nostra libertà, del nostro spazio vitale con la sua grandezza. 

Maria sa che, se Dio è grande, anche noi siamo grandi. La nostra vita non viene oppressa, ma viene elevata e allargata: proprio allora diventa grande nello splendore di Dio.

I nostri progenitori invece pensarono il contrario: che l’uomo e la donna potessero essere grandi solo se Dio, con tutti i suoi comandamenti e le sue parole scompariva e proprio questo fu il peccato originale. Temevano che, se Dio fosse stato troppo grande, avrebbe tolto qualcosa alla loro vita. Pensavano di dover accantonare Dio per avere spazio per loro stessi.  

È la grande tentazione di ogni epoca della storia, compresa la nostra.

Ma dove scompare Dio, l’uomo non diventa più grande; al contrario  perde  la dignità divina, perde lo splendore di Dio sul suo volto. Alla fine risulta solo il prodotto di un arbitrio cieco e, come tale, può essere usato e abusato.  È proprio quanto ci conferma tristemente l’esperienza del nostro tempo.

Solo se Dio è presente abbiamo un orientamento, una strada comune, un riferimento indiscutibile; altrimenti i contrasti diventano inconciliabili, e mentre affermiamo a parole la dignità dell’uomo, con i fatti ne eliminiamo ogni fondamento plausibile. 

Oggi la Vergine Maria sostiene in modo del tutto speciale la nostra lotta spirituale. Perfino chi non sa pregare; anche chi è pieno di dubbi e di paure; anche chi sa di avere molti debiti con la giustizia divina, confida nella tenerezza materna di Maria.

La sentiamo, in ogni circostanza, vicinissima a noi, proprio perché è fra tutti la più vicina a Dio.

Quando era in terra poteva essere vicina solo ad alcune persone. Essendo in Dio e con Dio, è vicina ad ognuno di noi, conosce il nostro cuore, può sentire le nostre preghiere, può aiutarci con la sua bontà materna e ci è data – proprio come promesso dal Signore crocifisso – come “madre”, alla quale possiamo rivolgerci in ogni momento. 

Maria Santissima ci ascolta sempre ed essendo Madre di Cristo, partecipa del potere del Cristo, che è la bontà e la misericordia. Possiamo sempre affidare tutta la nostra vita a questa Madre, che non è lontana da nessuno di noi.

Vai in pace, gloriosa Madre di Dio! Quando ti intrattenevi con gli uomini, una piccola parte della terra ti possedeva: ma ora, da quando hai lasciato la terra, tutto il mondo ti abbraccia come fonte di protezione e causa di gioia. Entra nella gioia indescrivibile, nella luce eterna, là dove si trova la vera vita e il regno della luce. Godi della bellezza del tuo Figlio!

O Maria, porta del cielo, specchio della luce divina, grande custode dell’Alleanza tra Dio e gli uomini, lascia che le nostre anime volino dietro a te, lascia che salgano dietro il tuo radioso cammino, trasportate da quella speranza nella beatitudine eterna che il mondo non può dare.

Confortaci dal cielo, o Madre pietosa, e per le tue vie della purezza e della speranza guidaci un giorno all’incontro beato con te e con il tuo Figlio Gesù, Dio fatto uomo, nostro unico Salvatore.

Supplica per la pace
alla B.V. Maria Assunta al Cielo 

Gloriosa Madre di Dio,
innalzata al di sopra dei cori degli angeli,
prega per noi con san Michele arcangelo
e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi,
presso il tuo santissimo
diletto Figlio, Signore e maestro. 

Ottieni per la Terra Santa,
per tutti i suoi figli
e per l’umanità intera
il dono della riconciliazione e della pace. 

Che si compia la tua profezia:
i superbi siano dispersi
nei pensieri del loro cuore;
i potenti siano rovesciati dai troni,
e finalmente innalzati gli umili;
siano ricolmati di beni gli affamati,
i pacifici siano riconosciuti come figli di Dio
e i miti possano ricevere in dono la terra. 

Ce lo conceda Gesù Cristo, tuo Figlio,
che oggi ti ha esaltata
al di sopra dei cori degli angeli,
ti ha incoronata con il diadema del regno,
e ti ha posta sul trono dell’eterno splendore.
A lui sia onore e gloria per i secoli eterni. Amen. 

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