il potere di liberare

«Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo»: questo il titolo completo della festa che celebriamo nell’ultima domenica del tempo ordinario. Non perdo occasione per ricordare che “Rex universorum” in latino significa “Re di tutte le cose”.

Certamente Cristo regna sugli spazi sconfinati delle galassie e dei buchi neri. Ma soprattutto noi riconosciamo e confessiamo Gesù di Nazaret – il Cristo di Dio – come re di tutte le cose, re di tutte e singole le cose che compongono la nostra vita. Cristo è re delle nostre intimità e dei nostri segreti. È re delle nostre coscienze e delle nostre decisioni più personali; ma anche sovrano dei nostri rapporti interpersonali, della nostra vita in famiglia, nella comunità e nella società.

Nessuna minaccia può venire dalla regalità di Cristo all’uomo e alla sua libertà. Anzi noi riconosciamo e crediamo fermamente che quanto più una società si fonda sulla giustizia, sulla verità e sull’amore – che sono sempre, ovunque si trovino, il riflesso dello splendore di Cristo – tanto più quella società assomiglia e si avvicina al “regno eterno e universale, regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”.

Questa festa conclude dell’anno liturgico. Questo non vuol  dire che la regalità di Cristo è una questione che riguarda solo la fine (certo, anche quello). Piuttosto questa festa vuole offrirci una chiave per interpretare il presente, il tempo che passa, i nostri progetti, le nostre speranze. 

La domenica di Cristo Re è una specie di compendio dell’intero anno liturgico, e oggi siamo invitati a considerare tutto il nostro tempo, ciascuno dei nostri giorni in rapporto a lui.

Oggi vogliamo cantare e professare e celebrare che quanto esiste di vero, di bello e di buono, nella nostra vita e nel mondo intero, è vero, bello e buono nella misura in cui deriva da lui e rimanda al suo disegno.

Cristo è il cuore di tutto. 

Nel cammino dell’anno liturgico, i singoli misteri di Cristo che abbiamo rivissuto ci hanno preso per mano e ci hanno accompagnato di festa in festa, di domenica in domenica a rivivere, a credere, a celebrare, a cantare, a godere dei mille riflessi della sua bellezza nella nostra vita.

Ispirandoci a un poema di un mistico medievale (Giovanni di Fécamp) possiamo ripercorrere il cammino che abbiamo compiuto con la liturgia durante l’anno trascorso e ritrovare in esso il filo della regalità di Cristo.

«Cristo è nato dal seno della Vergine perché noi rinascessimo dal seno della vergine Chiesa.

Cristo fu circonciso perché, spogliandoci del vecchio uomo, fossero in noi circoncisi i vizi della carne e dello spirito.

Cristo fu presentato al tempio, perché noi fossimo di nuovo presentati al Padre, resi puri e fatti santi per mezzo di Lui.

Cristo fu battezzato, perché i nostri peccati fossero lavati.

Cristo per noi fu povero, per fare divenire ricchi noi. Fu fatto debole, per rendere forti noi.

Cristo fu tentato, per difendere noi dalle tentazioni del diavolo.

Cristo fu catturato, perché noi fossimo liberati dalle catene della schiavitù del demonio.

Fu imprigionato, per strappare noi, prigionieri, dalle mani del nemico. 

Cristo fu venduto per denaro, per comprare la nostra libertà con il suo sangue.

Fu spogliato, per rivestire noi di immortalità. 

Fu deriso, per sottrarre alla derisione di satana. 

Cristo fu coronato di spine, per sradicare in noi le spine dell’egoismo e la maledizione del peccato.

Cristo fu umiliato, perché noi fossimo esaltati. Fu elevato sulla croce, per attirarci tutti a sé. 

Fu sacrificato , come un agnello immacolato, sull’altare della croce, per prendere su di sé i peccati nostri e del mondo».

«Morendo, Cristo distrusse la morte e risorgendo donò a noi la vita; ascendendo al di sopra di tutti i cieli, ha effuso sui figli di adozione lo Spirito Santo promesso, per ridonarci il paradiso perduto e per aprirci le porte dei cieli». 

«Ricevuto da Dio il potere su tutte le cose in cielo e in terra, Cristo verrà un giorno a giudicare i vivi e i morti, a dare la ricompensa ai giusti e a punire i peccatori».

* * *

La pagina evangelica che ci ha offerto la Liturgia di questa festa, ci ha posto di fronte alla scena decisiva del giudizio di Ponzio Pilato: è il confronto diretto tra la regalità di Dio e la regalità del mondo.

Gesù umiliato e in catene compare davanti a Pilato, l’onnipotente rappresentante di un impero onnipotente. 

La scena ha qualcosa di straziante, ma in realtà l’accusato è in realtà a soli due giorni dal risuscitare nella gloria; quello che appare invece come potente del momento, invece, è a un passo dallo sprofondare nell’oblio.

Chi dei due è re? Quale dei due può rivendicare un potere regale e soprattutto reale? Secondo il modo di vedere umano, la risposta è evidente.

Ma il Procuratore romano solo apparentemente domina la scena e conduce la partita.

La salvezza di Pilato consiste tutta nel consenso che riesce a ottenere da chi sta più in alto di lui (Cesare), e da chi sta sotto di lui (la folla).

Entra ed esce più volte dal pretorio, quasi supplicando la folla di liberarlo dal peso della decisione. Davanti al rischio dell’impopolarità, davanti al pericolo di rovinare una carriera, davanti al delirio per la sua immagine, Pilato schianta alla paura. 

* * *

«Tu lo dici: io sono Re. Il mio regno non è di questo mondo», dice Gesù.

Il mio potere non ha bisogno di ricevere approvazione da Cesare o dalla folla. Il mio non è il potere della maggioranza. 

La regalità di Cristo è diversa: il suo è il potere divino di dare la vita eterna, di liberare dal male, di sconfiggere il dominio della morte. È il potere dell’Amore, che sa ricavare il bene dal male. Cristo ha il potere di intenerire un cuore indurito, di portare pace nel conflitto più aspro, di accendere la speranza nel buio più fitto. 

Cristo è re perché solo di fronte a lui, crocifisso e risorto, si comprende il bene e il male, ciò che resta per sempre e ciò che invece per sempre è perduto.

* * *

Fratelli e sorelle, finisce così un ciclo liturgico, un anno di grazia che abbiamo trascorso nella buona e nella cattiva sorte, con l’aiuto di Dio.

Il ciclo liturgico ci lascia con una provocazione, alla quale anche noi, come Pilato, non possiamo sottrarci.

Lo chiami “Re di tutte le cose”. Ma gli permetti di regnare anche dei tuoi progetti? È il Re delle tue decisioni? È davvero il Signore del tuo modo di giudicare, di vedere le cose? È il tuo Signore, quando scegli quello che è bene e quello che è male? 

Scegliere per Cristo non garantisce il successo secondo i criteri del mondo, ma assicura quella pace e quella luce interiore che solo Lui può dare. 

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