Prima domenica di Avvento C
Con l’aiuto di Dio, abbiamo iniziato il nuovo anno liturgico e il tempo dell’Avvento.
Gli antichi messali manoscritti avevano tutti nella prima pagina una grandissima lettera A maiuscola, splendidamente miniata, dalla prima parola della Messa di oggi: Ad te, Domine, levavi animam meam! A te, Signore, innalzo l’anima mia!
È – fin dai tempi più antichi – la prima antifona della Messa di oggi all’ingresso e con le stesse parole tratte dal Salmo 24 abbiamo anche pregato tra le letture: “mio Dio, in te confido: che io non resti deluso!”.
Una grande A che ha tutto il sapore di un nuovo inizio, un ripartire dall’essenziale che è la nostra fiducia nel Dio che non delude. Verso il cielo dunque si eleva il nostro sguardo: “Chiunque in te spera non resti deluso”.
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In questo nuovo ciclo che la provvidenza ci dona di vivere, saremo accompagnati dall’evangelista Luca, che è l’autore – come sapete – del terzo Vangelo e anche degli Atti degli Apostoli.
Più di tutti gli altri, Luca è l’evangelista che ha la consapevolezza del tempo che passa. In Marco, per esempio, si avverte la tensione verso il ritorno del Signore nella gloria, avvertito come molto imminente. In Luca si percepiscono piuttosto i tempi lunghi della storia, nei quali però possiamo correre il rischio perderci.
Non per niente Luca aggiunge al racconto di Gesù, con gli Atti degli Apostoli, anche le vicende concrete della Chiesa, come parte integrante di un’unica storia. A dire che il nostro tempo, la nostra vita oggi, è il luogo nel quale accade il medesimo incontro con il Salvatore avuto dai discepoli della prima generazione.
Proprio come noi Luca non aveva conosciuto direttamente Gesù, ma ne aveva ricevuto l’annuncio grazie ai suoi testimoni. Ma il terzo vangelo ci esorta a vivere il nostro “oggi”, che solo apparentemente è lontano da Gesù.
Certo, ogni giorno che passa ci allontana cronologicamente da Gesù.
Eppure “oggi è nato per voi un salvatore” (2,11);
“oggi – dice il Signore – si compie per voi questa Scrittura” (4,16);
“oggi abbiamo visto cose prodigiose” (5,26);
“oggi devo fermarmi a casa tua”;
“oggi la salvezza è entrata in questa casa” (19,5.9);
“oggi sarai con me in paradiso” (23,43).
Anche il brano di questa domenica, dal sapore un po’ inquietante, ci spinge in questa direzione. Stai attento, sii vigilante! Non lasciarti distrarre dalla apparente lentezza e dalla complessità del tempo che passa! Bada che l’affanno per le cose della vita terrena non assorba il tuo cuore e il desiderio grande del tuo cuore!
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Il brano di oggi colpisce la nostra immaginazione con il crollo di tutte le nostre sicurezze più certe, i nostri grandi punti di riferimento: il sole, le stelle, la terra, il mare. Tutto risulta sconvolto.
A decifrarlo con intelligenza, questo discorso non è affatto una minaccia. È piuttosto un invito serio. Non dare per scontato quello che scontato non è affatto! Verifica bene, ogni giorno dove stanno le tue sicurezze e i tuoi riferimenti!
“Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Ecco la parola chiave. Non dimentichiamo che il rito della Pasqua di Israele consiste proprio nel mangiare l’agnello, stando in piedi e scrutando l’orizzonte, per guardare lontano.
In altre parole, Gesù ci dice che la vita è Pasqua: la vita è passaggio verso la vittoria, verso la pace, verso la pienezza. Cos’è invece che ci tiene ricurvi su noi stessi, se non il peccato? Il peccato, che in fin dei conti è l’incredulità, la tiepidezza della fede. Il peccato è occuparsi solo dell’attimo presente, senza orizzonte. Il peccato opprime il nostro sguardo e lo tiene ripiegato verso l’ombelico, verso l’interesse meschino, verso l’egoismo.
Raddrizzare la schiena, guardare lontano, scrutare continuamente la meta: questo è vivere la vita come Pasqua, essere Pasqua. Siamo chiamati a seguire Cristo, a essere come Lui. Cristo è il primo rialzato, il primo risorto, colui che apre la via della verità e della vita.
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“Vegliate in ogni momento, pregando”: questa è la strategia.
Il verbo usato da Gesù ha una etimologia curiosa. Aγρυπνειτε dove noi leggiamo vegliate. Forse la percepiamo anche senza conoscere molto di greco. Agrypneite: c’è agr… che fa pensare all’agricoltura, ai campi… e c’è ypneite… ipnosi, dormire… in sintesi vuol dire: dormite come se foste in mezzo ai campi… dormite ma restate all’erta perché possono esserci pericoli, dormite senza sprofondare nel sonno…
Ecco il senso di questo invito alla vigilanza, a lottare contro il sonno! Non riguarda tanto l’orario in cui puntare la sveglia; forse anche quello, un poco… ma centra soprattutto con un sonnifero del cuore estremamente potente e pericoloso: è il sonnifero dell’abitudine, del pensare di poter vivere con il pilota automatico inserito.
La grande arma per combattere il sonno è la preghiera: “Vegliate in ogni momento pregando perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Signore”.
La preghiera è il grande antidoto contro il sonno dell’abitudine. La preghiera è proprio l’alzare la testa al di sopra della nostra vita. La preghiera è la preziosa opportunità di guardare lontano, ricordare l’origine, desiderare la meta, trovare la forza per camminare.
Il tempo dell’Avvento ci dona come prezioso riferimento la Vergine Maria. Da chi meglio di lei potremo imparare che cosa significa preghiera?
Il Vangelo – sempre il nostro Luca – riferisce con sincerità che, anche la Madre, talvolta si è trovata a non comprendere nell’immediato quanto accadeva. Ricordate ad esempio quando Gesù dodicenne sparì dal controllo suo e di Giuseppe?
“Maria meditava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Questo “meditare” del racconto evangelico suggerisce l’attitudine di chi ha tanti elementi diversi, episodi, volti, situazioni, parole, contesti e cerca di tenerli uniti, cerca il filo rosso che tiene tutto.
Questa è l’arte mariana della preghiera, che lotta contro il sonno mortifero. Custodire lungo il tempo la Parola, non perdersi nei fatti della vita. Tenere tutto insieme, cercare tutte le cose con gli occhi e con la parola di Cristo.
L’Avvento è un tempo prezioso. Che non passi giornata senza aver appoggiato il cuore alla Parola del Signore.
