Quarta domenica di Avvento C
L’episodio che abbiamo rivissuto con la pagina evangelica di questa domenica prenatalizia è certamente uno dei più cari della nostra vita di fede. È uno dei misteri della gioia, come diciamo nella preghiera del Rosario.
L’incontro tra le due donne è significativo. Sono entrambe portatrici di vita ed entrambe ricolme di Spirito Santo. L’incontro tra l’anziana e la giovane rappresenta il culmine di una storia, colma di attesa e di speranza.
È molto più di un semplice gesto di cortesia tra amiche. Si tratta in realtà dell’incontro dell’Antico con il Nuovo Testamento.
Elisabetta simboleggia l’antico popolo di Israele che attende il Messia. La giovane Maria porta in sé il compimento di questa attesa, a vantaggio non solo di Israele, ma di tutta l’umanità.
Come sapete, le vicende relative all’origine dei due bambini che portavano in grembo, Giovanni e Gesù, erano state narrate dall’evangelista Luca in modo parallelo. Prima, l’Arcangelo Gabriele, nel recinto super sacro del tempio di Gerusalemme, annunciò la nascita di Giovanni. Poi lo stesso messaggero divino si presentò per l’annuncio alla Vergine Maria. Questo però accade nel luogo forse il più anonimo di tutta la Scrittura: Nazaret.
I due racconti hanno tanti punti in comune. Sembrano ricalcati uno sull’altro. Eppure l’esito è diametralmente opposto.
Zaccaria resterà muto – e anche sordo, visto che per comunicare con lui devono fare dei segni – dunque resterà isolato nel suo vuoto interiore.
Maria invece si metterà in viaggio. Non lo farà per verificare una notizia alla quale ha già intimamente creduto, cioè che l’anziana Elisabetta era incinta. Lo farà per offrire il suo aiuto, la sua presenza e il suo dono alla cugina.
Chi crede alla parola del Signore e apre il cuore con fiducia al compiersi della volontà di Dio, rifiorisce, si mette subito in cammino, non ha paura: la carità di Dio trasforma la sua vita.
La nuova vita di Maria sta tutta racchiusa in un avverbio che ha il sapore della pasqua: “in fretta”.
Il tema della fretta come nota caratteristica della celebrazione della Pasqua dell’antico Israele. Il popolo di Dio venne liberato dalla schiavitù dell’Egitto, grazie al sangue dell’Agnello immolato. E furono costretti a mangiare gli azzimi – il pane non lievitato – il pane della fretta, per fuggire attraverso il Mar Rosso.
Nel brano di oggi, il Messia liberatore è già in mezzo al suo popolo. La fretta di Maria non è più la fretta della fuga, come ai tempi dell’Esodo. Questa è la fretta dell’amore fraterno e del servizio. È la fretta della gioia dell’incontro e della lode divina.
E a pensarci l’episodio di oggi contiene come un presagio molti elementi che troveremo nei racconti della mattina di Pasqua, la mattina della risurrezione di Gesù, che sarà tutta un serie di corse frettolose, di saluti di donne, di sorpresa e di esultanza.
Cos’è la Visitazione, se non un incontro così piccolo e marginale tra due amiche? soprattutto se lo confrontiamo grande storia dell’umanità… Eppure noi vediamo qui già presente e attiva tutta la forza della Pasqua nuova ed eterna.
Sono solo due donne, amiche e parenti, che si incontrano e si salutano. Apparentemente niente che non si sia già visto e che abbia in realtà la forza di cambiare il corso degli eventi.
Eppure Maria porta nel grembo il Figlio dell’Altissimo. Da lei il Salvatore ha preso quella Carne e quel Sangue che avrebbe poi donato per la salvezza del mondo. E lo Spirito Santo, che sarà il frutto sovrabbondante della Pasqua, investe i bambini e le mamme. È l’inizio di una nuova creazione, di una nuova umanità.
Il sacerdote Zaccaria tace forzatamente. Significa che è terminato il tempo dei sacrifici di cose e di animali, prescritti da Mosè, finisce il sacerdozio di Aronne. Parla invece, con spirito profetico, Elisabetta che riconosce in Maria “la benedetta fra le donne”.
Bellissimo questo saluto: “benedetta fra le donne”. Lo troviamo ancora nell’Antico Testamento in relazione a due donne guerriere. Giaele e Giuditta vengono ricordate per il loro eroismo nel mettere fuori uso il nemico di Israele.
Ora la benedizione della giovane Maria è per la pace, per la vita e la salvezza dell’umanità. Nel suo grembo è presente colui che neppure il cielo e la terra possono contenere. È il Figlio dell’Altissimo.
Elisabetta è la prima persona in tutto il Vangelo che chiama Gesù “Signore” salutando Maria. In greco è “Κύριος”. In ebraico è אֲדֹנָי (Adonai). È il titolo che un giorno sarà riconosciuto a Gesù nella sua gloriosa risurrezione.
Maria è la “Madre del mio Κύριος, del mio Signore”. “È Madre di quel Dio che ha salvato anche me”.
Anche del piccolo Giovanni che sussulta nel grembo materno troviamo un antecedente biblico. Quando il Re Davide, padre della nazione israelita, introdusse l’Arca dell’Alleanza nella città di Gerusalemme: durante il corteo il re si mise a danzare con tutte le sue forze, tanto da fare chiacchierare quale donna invidiosa.
L’antica Arca conteneva le tavole della Legge, la manna e il bastone di Aronne. Era il segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.
Come un tempo il re Davide, ora è il nascituro Giovanni a esultare di gioia davanti a Maria, Arca della Nuova Alleanza, che porta in sé non memorie, ma la presenza viva del Figlio di Dio fatto uomo.
Ecco. Per le cronache mondane, quello di oggi, sembrava nient’altro che il gioioso – e tutto sommato banale – incontro tra due donne amiche. Ma con la luce della fede scopriamo tanti misteri antichi e nuovi presagi che oggi si compiono.
La Visitazione diventa per la nostra vita di credenti una consegna, semplice e preziosa, nell’imminenza del Natale.
Pensiamo alle nostre visite, ai nostri incontri cordiali: è qui che si può trasmettere la buona notizia del Salvatore. Nella nostra umile disponibilità all’aiuto fraterno e al servizio reciproco: qui può irrompere la potenza divina dello Spirito.
Dove c’è accoglienza reciproca e ascolto, lì c’è Dio. C’è la gioia che viene da Lui.
Imitiamo Maria nel tempo di Natale. Facciamo visita a quanti vivono un disagio o una solitudine. In particolare, visitiamo gli ammalati, gli anziani e i bambini.
Come attesta Elisabetta, quando Gesù viene reso presente nel gesto cordiale della carità fraterna, sempre il cuore viene inondato di gioia.
Benedetta tu fra le donne!
Benedetto il frutto del tuo grembo!
