nient’altro che domenica…

In mezzo a tante importanti solennità di questo tempo santo del Natale, oggi ci troviamo riuniti nella Casa del Signore per nessun altro motivo, se non per il fatto che è domenica.

È la nostra festa primordiale, l’appuntamento irrinunciabile, il giorno in cui ritroviamo il nostro centro e l’orientamento fondamentale della nostra vita.

I figli dell’antico Israele, fedeli al comando del Signore, si sottomettono all’osservanza del sabato come prescritto nella legge di Mosè. Era una delle mille prescrizioni di una legge che gli Israeliti sapevano bene quanto fosse impossibile da osservare in tutti i suoi aspetti.

Ora però, il Figlio di Dio si è fatto uomo e – a cominciare dalla sua circoncisione l’ottavo giorno dalla sua nascita – Gesù ha finalmente ha compiuto tutta la legge, obbendendo con il suo umano cuore di Figlio in tutto e per tutto alla volontà del Padre.

Per questo non siamo più sottomessi alla Legge mosaica, non perché Cristo l’abbia abolita, ma perché l’ha compiuta perfettamente. 

Gesù Cristo è al tempo stesso il vero Dio e anche il vero credente: è il Sì di Dio per l’uomo, ma anche il Sì dell’uomo per Dio.

Per questo non viviamo più secondo il sabato, cioé nella sottomissione alla Legge, ma secondo la domenica, cioé nella libertà di coloro che da schiavi si sono ritrovati ad essere figli.

Certo, anche noi, a volte, parliamo di “precetto”, di “feste di precetto”, ecc. ma, se ci pensiamo, la logica è molto diversa: mentre la Legge mosaica chiede semplicemente obbedienza e sottomissione, i precetti cristiani sono piuttosto dei campanelli dall’allarme.

Per l’antico Israele l’obbedienza ai precetti è il grande irraggiungibile ideale; per noi cristiani, invece, i precetti rappresentano un allarme, una soglia minima di pericolo.

Il grande ideale del cristiano non è certo quello di andare a messa la domenica, non mangiare prosciutto il venerdì e confessarsi almeno a Pasqua…! ma la Chiesa nella sua misericordia, quando vede che il livello del nostro amore si abbassa, quando vede intiepidirsi la nostra carità, suona il campanello di precetti che ci evitano di cascare troppo in basso e di ritrovare la via di Cristo.

Per noi cristiani, osservare la domenica non è un precetto, come il sabato ebraico, ma è un vangelo, una buona notizia, perché questo non è il giorno che noi dedichiamo al Signore, ma – come dice il salmo – “questo è il giorno che il Signore ha fatto per noi” (sal 117).

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Per l’antico Israele, il sabato rappresenta il compiersi della creazione, ricordando come Dio si riposò nel settimo giorno.

Noi cristiani non festeggiamo il settimo, ma il primo giorno della settimana: quando Dio, nel caos primordiale della creazione, pronunciò la sua prima parola: «Sia la luce!» “e la luce fu”.

Per questo è un po’ triste che abbiamo ceduto alla cultura del week end, del “fine settimana”: la domenica non è l’ultimo, ma il primo giorno, quello dal quale tutto è cominciato, quello dal quale traiamo la nostra forza e la speranza per affrontare la vita.

La domenica non è il giorno della libera uscita dopo la settimana degli atti dovuti per vivere, ma è sempre un inizio, una ripartenza: la domenica è il pane per il cammino.

Dice il proverbio che “finché c’è vita c’è speranza”. E noi la domenica, ricordando l’inizio della creazione, l’inizio della vita, celebriamo anzitutto la gioia di esserci, la gioia di questo mondo creato che riceviamo dalle mani di Dio.

Tanto più, che oggi conosciamo come quella prima e unica parola di luce uscita dalla bocca di Dio, si è fatta carne umana, ci ha mostrato il suo volto, cammina insieme con noi.

«Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste»: così abbiamo ascoltato.

Tutto è nato di domenica, tutto è nato per mezzo del Verbo di Dio che si è fatto uomo.

Ma la domenica è sopratutto e più di tutto per noi, il giorno dell’amore immenso, dell’amore che supera ogni immaginazione.

Nella santità di questo giorno il Signore ha dato la sua vita per noi, risuscitando dalla morte e donandoci il suo Spirito immortale.

Allora la speranza c’è anche oltre la vita, con buona pace dei proverbi: la nostra esistenza non è destinata a finire con il cimitero, noi siamo fatti per la risurrezione e per l’immortalità.

Davvero, «dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia», perché in Lui è la vita e la «vita è la luce degli uomini».

* * *

Le Scritture che abbiamo ascoltato ci dicono che Dio non è solo creatore dell’universo – aspetto comune anche ad altre religioni – ma soprattutto che è Padre, che “ci ha scelti prima della creazione del mondo … predestinandoci ad essere per lui figli adottivi” (Ef 1,4-5) e che per questo è arrivato fino al punto inimmaginabile di farsi uomo: “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). 

Questa è la vera ragione di speranza dell’umanità: la storia ha un senso, perché è “abitata” dalla Sapienza, dal Verbo di Dio. 

E non dimentichiamo certo che il disegno divino non si compie in modo automatico, perché è un progetto d’amore e l’amore genera libertà e chiede libertà. 

Il Regno di Dio viene certamente, anzi, è già presente nella storia e, grazie alla venuta di Cristo, ha già vinto la forza negativa del maligno. 

Ma ogni uomo e donna è responsabile di accoglierlo nella propria vita, giorno per giorno. 

Perciò, anche questo fatidico anno nuovo sarà più o meno “buono” – come ci auguriamo – anche nella misura in cui ciascuno, secondo le proprie responsabilità, saprà collaborare con la grazia di Dio, perché «il Verbo venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio».

Ogni volta che il Signore vuole fare qualcosa per noi e con noi, bussa prima al nostro cuore, attende, per così dire, il nostro “sì”, nelle piccole come nelle grandi scelte. 

Cominciamo dalla domenica. Non lasciamocela rubare dai calcoli del guadagno o di un divertimento che ci fa perdere il baricentro.

Che non passi domenica per noi, che non sia vissuta senza la memoria e senza la presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito.

Quando ci costerà di più vivere santamente la domenica, perché siamo stanchi, annoiati, perché siamo arrabbiati o delusi, è proprio allora che si vedrà il nostro amore, perché quando è facile sono capaci tutti!…

Oggi non abbiamo niente altro da festeggiare, se non il fatto che è domenica. Il primo giorno della settimana, il giorno del Signore, il giorno della gioia di essere vivi, il giorno della buona notizia che passerà il male, passerà il peccato e passerà anche la morte.

Se vi sembra poco, tornate pure a casa, che tanto non ce lo impone nessuno.

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