lavati nella stessa acqua

Amo particolarmente questa festa del Battesimo di Gesù al Giordano, che la Chiesa celebra come il culmine della Epifania, cioè della manifestazione del Signore come Figlio di Dio e salvatore del mondo.

Forse anche perché la raffigurazione di questo mistero è presente in moltissimi battisteri; quadri, affreschi e mosaici che illustrano , con i tratti e con i colori, i mille risvolti paradossali di questo evento.

E questo mistero del Battesimo di Gesù rende anche ragione di uno dei segni sacri più umili e cari della nostra fede che è l’acqua benedetta. 

L’acqua sulla quale si invocano i nomi benedetti del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo è davvero un segno potente della fede: dal momento in cui il Figlio dell’Altissimo si è immerso nell’acqua del Giordano, ciascuno di noi può dire: “Ci siamo lavati nella stessa acqua… condividiamo il destino, ci apparteniamo”.

Aspergerci e segnarci con l’acqua benedetta serve a ravvivare la nostra appartenenza al Popolo di Dio, a quella umanità fortunata che è stata raggiunta dalla grazia del suo Spirito: l’acqua è un’arma potente contro il maligno, perché il diavolo detesta il fatto di saperci figli di Dio, detesta la solidarietà che il Figlio eterno del Padre ha manifestato agli uomini.

Tutti e quattro gli evangelisti, in modi diversi, ricordano e pongono in evidenza il Battesimo di Gesù al Giordano.

La comunità apostolica riteneva questo evento molto importante perché inaugura la missione pubblica di Gesù nelle strade della Terra Santa, ma soprattutto perché è la prima volta nella storia in cui si manifesta, in maniera chiara e completa, il mistero della Trinità, con l’evidenza della tre Persone divine.

È questo il motivo per cui la festa del Battesimo al Giordano è sicuramente la più antica festa del Calendario cristiano dopo la Pasqua, ed era celebrata in oriente molto prima che la Chiesa romana istituisse la festa del Natale.

Per iniziare la sua missione pubblica, Gesù lascia la Galilea e si inoltra lungo la valle del Giordano, al guado dove Giovanni stava battezzando.

Quello era il punto in cui il profeta Elia era stato rapito in cielo su un carro di fuoco e dunque il luogo in cui Giovanni riprende la missione dell’antico profeta predicando la conversione. Quel guado sul Giordano era stato anche il luogo, attraverso il quale ancor prima, Giosuè – il successore di Mosè – aveva introdotto il Popolo di Israele nella terra promessa. 

Due volte il Popolo aveva oltrepassato miracolosamente le acque: attraverso il Mar Rosso, uscendo dall’Egitto, e attraverso il Giordano, entrando della Terra promessa, come ricorda il salmo 113 (in exitus Israel de Ægypto: «il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse indietro…»)

L’acqua del Giordano è torbida, di un verde intenso. Non è l’acqua cristallina di un torrente di montagna. Soprattutto in questi ultimi decenni a causa del grande sfruttamento e dei pescaggi di Israele e Giordania, è acqua stagnante, torbida, in cui non si vede assolutamente il fondo. 

Immergersi in quell’acqua melmosa è come immergersi nelle tenebre e nella morte: un gesto dal valore fortemente penitenziale nelle intenzioni di chi lo compiva.

Potremmo discutere per capire se Gesù in quell’acqua si sia lavato o si sia sporcato… 

Il battesimo al Giordano mostra la via di abbassamento e di umiltà, che il Figlio di Dio ha scelto liberamente per aderire al disegno del Padre, per essere obbediente alla sua volontà di amore verso l’uomo in tutto, fino al sacrificio sulla croce. 

Giovanni continua a protestare di non essere lui il Messia: che suo compito è immergere nell’acqua, mentre il Cristo immergerà nello Spirito Santo.

Giovanni non ha la forza di innalzare l’uomo verso Dio, ma di abbassarlo e di immergerlo nella verità di quello che è… l’uomo è fango! Giovanni, in fondo, immergere l’uomo nel suo limite e nella sua morte, lo immergere nella sua stessa sete di purificazione e di salvezza.

È suggestiva la spiegazione di quelle parole di Giovanni sui legacci dei sandali: Giovanni dichiara di non avere il diritto di scioglierli al Cristo. La maggior parte degli studiosi spiega che il gesto di sciogliersi i sandali era collegato con il diritto a sposare una parente. Dichiarando di non poter togliere a Gesù il sandalo, Giovanni afferma di non avere alcun diritto di prendersi la sposa: Gesù viene al Giordano come lo Sposo, colui al quale nessuno può sottrarre la Sposa che è la Chiesa, la nostra umanità.

L’evangelista Luca, diversamente invece da Matteo, non riferisce nulla di particolare riguardo al momento del battesimo. Gesù lo aveva compiuto diremmo in forma anonima, mescolandosi alla folla, uno in mezzo ai tanti.

Gesù vuole mettersi dalla parte dei peccatori, facendosi solidale con essi, esprimendo la vicinanza di Dio. 

Gesù compie la missione divina di curare chi è ferito e medicare chi è ammalato, prendendo su di sé il peccato del mondo: lo vedremo in tutto il racconto dei Vangeli, come Gesù tocca i lebbrosi e gli impuri, caricandosi lui personalmente, secondo la Legge, del loro peccato e del loro male.

Solo Luca, come suo tratto caratteristico, evidenzia che Gesù era raccolto in preghiera, cioè che era in profonda sintonia con il Padre suo, con la sua volontà, con il suo disegno d’amore.

Questa comunione profonda tra il Figlio e il Padre si manifesta anche visivamente con dei segni potenti: il cielo si squarcia, quasi in risposta alle attese dell’umanità, espresse dai profeti, di avere un aiuto dall’alto per fuggire alla morte.

Luca racconta che lo Spirito Santo, che per definizione è l’impalpabile, invisibile e inaccessibile potenza vitale di Dio, si manifesta in maniera corporea: cioè diventa incredibilmente accessibile, verificabile, palpabile.

La carne umana di Gesù diventa dunque il luogo nel quale finalmente può scendere e dimorare lo Spirito, la potenza di Dio: da quel momento possiamo incontrare lo Spirito di Dio, nella carne umana del Figlio di Dio, nei sacramenti della fede, nella vita concreta di una comunità che è il Corpo di Cristo, ma anche in quel Corpo di Cristo che sono i poveri, che è la vita di carità, che è il perdono, la riconciliazione, la fraternità. 

Il vangelo di questa festa è proprio speciale: perché non c’é parola del Credo, che stiamo per recitare insieme, che non sia visibilmente raffigurata nel racconto: il Padre, il Figlio, lo Spirito, la Chiesa, la salvezza, il perdono, la carità, la speranza, il battesimo.

È la festa che ci invita ad avere una fiducia incrollabile in quell’unico uomo sul quale scende e rimane lo Spirito di Dio: ci siamo lavati nella stessa acqua, lui ci appartiene e noi siamo suoi.

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