fede e lotta

Sono poche le parole di Gesù nel brano evangelico di questa domenica, poche ma molto schiette e dirette. 

«Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione».

Gesù ci consegna due immagini che alludono a due sentimenti contrapposti che attraversano il suo cuore: 

– “Sono venuto a gettare fuoco”.

– “Ho un battesimo nel quale sarò battezzato”. (Ricordiamo che la parola greca battesimo significa “immersione”).

Al fuoco, corrisponde un ardente desiderio: «quanto vorrei che fosse già acceso!». 

All’immersione, corrisponde invece una grande angoscia: «come sono angosciato finché non sia compiuto!».

Ciò che Gesù da una parte desidera fortemente (cioè che divampi il fuoco dell’amore di Dio), dall’altra lo costringe a passare attraverso ciò che teme fortemente e che non vuole (e cioè la dolorosa e tremenda passione che dovrà affrontare).

È la stessa lotta che vedremo al Getsemani, quando Gesù suderà sangue, ma sceglierà di dire: “Non la mia, ma la tua volontà”.

Fin dalla sua più tenera infanzia, la vita di Gesù è segnata dalla profezia del vecchio  Simeone al tempio:«Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». (Lc 2,35).

La prima vittima di questa contraddizione, il primo a subire la “divisione” che è venuto a portare sulla terra, sarà proprio Lui, Cristo, che in questo scontro perderà la vita. 

E dopo di Lui, la persona che è più direttamente coinvolta in questo dramma, Maria, sua Madre, alla quale infatti ancora Simeone disse: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

* * *

Il fuoco che il Signore è venuto ad accendere nel mondo è il fuoco dell’amore divino che deve raggiungere gli uomini.

«Ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi» (Lc 22,15). È con questo struggente desiderio che comincia il racconto della Passione di Cristo. Il fuoco di questo amore comincerà a divampare nel momento di quella terribile immersione (battesimo) di Gesù nell’odio e nel peccato dell’uomo.

Non tutti gli uomini lo accoglieranno; per questo proprio quell’amore che dovrebbe unire, diventa paradossalmente motivo di divisione.

Lo vediamo anche oggi: molti insegnamenti del Vangelo vengono giudicati “divisivi” perché non si piegano al pensiero dominante. Eppure, solo Cristo può davvero unire l’umanità. Se lo mettiamo tra parentesi, i nostri tentativi di pace diventano irenismo vuoto, buone intenzioni senza fondamento.

Gesù stesso oggi mostra che questa drammatica lacerazione potrà arrivare a spezzare i legami familiari più intimi, legami che dovrebbero in teoria essere i più affidabili per noi («tre contro due e due contro tre»).

San Paolo descriverà, con sincerità impressionante, come questa divisione arriva ad attraversare il cuore stesso dell’uomo: «Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. (…) c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio». (Rm 7,15ss)

Questa è la lotta che tutti portiamo dentro: tra il fuoco dell’amore di Dio e la resistenza del nostro egoismo.

Ed è qui la buona notizia: Gesù non ci nasconde la lotta, ma ci dona la forza per affrontarla. La sua pace non è assenza di conflitti: è la vittoria del bene sul male. È una pace che nasce da una battaglia quotidiana, da una scelta rinnovata ogni giorno: stare con Cristo, anche se costa incomprensioni o opposizioni.

Fratelli e sorelle, forse anche noi abbiamo sperimentato che seguire Gesù a volte divide: in famiglia, tra amici, sul lavoro. Non scoraggiamoci: è il segno che il Vangelo è vivo, che ci interpella davvero.

Solo apparentemente Cristo ci separa dal mondo, rispetto a coloro che non lo conoscono, non credono in lui o che perfino lo odiano: perché Gesù è possibilità di salvezza per tutti, anche per i peccatori e ha dato la sua vita anzitutto per coloro che lo hanno condannato.

Ma la verità è che ogni desiderio di bene, di bellezza, di bontà e di pace che è presente nel cuore di ogni uomo, viene da Cristo. Ogni persona, anche quella formalmente più distante da lui, è plasmata a sua immagine e somiglianza e porta in se stessa un desiderio di pienezza. 

Per questo ciò che molto spesso sul momento appare divisivo, come Gesù Cristo stesso, prima o poi si rivelerà pienamente come l’unico vero fondamento della pace e della riconciliazione, con Dio, con gli altri, e dentro al nostro stesso cuore.

«Molti vedranno e avranno timore e confideranno nel Signore». (Salmo 39).

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