Venticinquesima domenica del tempo ordinario C
Malversazione: se non sbaglio è così che la lingua italiana definisce l’impiego illegittimo di denaro o di beni mobili, da parte di un amministratore o di un funzionario.
L’amministratore della parabola che abbiamo ascoltato si trova di fronte a un’improvvisa verifica del suo operato e di punto in bianco, deve fronteggiare la prospettiva della propria imminente rovina.
Cose del genere accadono frequentemente, purtroppo.
Ma è la conclusione del discorso che invece meraviglia tantissimo. Quel furfante infatti riesce a cavarsela con una abilità e una prontezza di riflessi che arrivò perfino a strappare l’ammirazione del derubato.
Insomma, quell’amministratore… disonesto è disonesto… ma non si può negare che sia astuto!
Ed è proprio questa astuzia, questa scaltrezza che attira l’attenzione di Gesù e che diventa oggetto di un insegnamento, che – notate – Gesù non rivolge a scribi e farisei, ma proprio ai suoi discepoli.
Quanto è amara la conclusione del Signore! «I figli di questo mondo, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
È un vero e proprio lamento di Gesù sui suoi discepoli.
È possibile – sembra dire il Signore – che i beni eterni e meravigliosi del Regno di Dio non valgano da parte nostra un impegno deciso e radicale? È possibile che l’uomo sappia escogitare tutte le vie più nascoste e più subdole per fare soldi o avere successo e che sia invece così imbranato e così sprovveduto, quando si tratta di conquistare il Regno di Dio?
Diceva il Card. Biffi che una delle disgrazie dell’umanità consiste nel fatto che “troppo spesso il male è fatto bene, con impegno, con intelligenza, con tenacia; e troppo spesso il bene è fatto pigramente, senza passione, senza genialità, senza costanza, presentato in forme scolorite e prive di fascino”.
Ma che bello è invece il modo con cui Gesù descrive i suoi discepoli: i “figli della luce”! Una espressione che parla della grazia di avere occhi e cuore illuminati dalla verità del vangelo; di noi che dovremmo saper dare il giusto valore alle cose e conoscere il senso e il fine della storia umana!…
Eppure, “i figli della luce” sono più indecisi, svogliati, incoerenti nell’agire, mentre quelli senza principi e senza scrupoli sono di solito particolarmente capaci ed intraprendenti.
Guardiamoci attorno e ammettiamolo con franchezza! Noi, come popolo animato della fede, capace di tanta genialità e bellezza, ci siamo lentamente adagiati ad una cultura del tutto individualista! Siamo figli di uomini e donne che hanno iniziato con passione a costruire cattedrali che non hanno neanche visto finite, ma che hanno immaginato come un dono per la gloria di Dio e per le generazioni future… eppure ci siamo spenti in un individualismo egoista che non da spazio alla vita fragile e inerme!
Ci siamo mostrati talmente poco furbi, che – con la scusa di rispettare le idee degli altri – siamo arrivati, contro le nostre convinzioni, a permettere di dare valore di legge ad aberrazioni egoistiche!
Il Vangelo ci da oggi un piccolo pugno sullo stomaco: ci ricorda senza troppi giri di parole che ogni giorno che passa si avvicina il momento del rendiconto, quando tutte le nostre incoerenze verranno allo scoperto e noi saremo nella situazione imbarazzante di non saper rispondere alle contestazioni precise e incontrovertibili del nostro Signore.
Eppure c’è ancora un modo per salvarci dalla catastrofe, dice Gesù; ed è quello di essere generosi nei confronti del prossimo: generosi del nostro perdono, del nostro tempo, del nostro interessamento e anche delle nostre risorse.
È, in fondo, ciò che suggerisce la preghiera del Padre nostro: «Rimetti a noi i nostri debiti; come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».
Qualcuno potrebbe obiettare che il furfante malversatore della parabola non dava via del suo, ma faceva lo splendido con i beni del suo padrone.
Ma, pensiamoci bene…! Non è vero forse che tutto quello che abbiamo, lo abbiamo ricevuto? Dunque dando agli altri, noi non diamo propriamente del nostro.
Eppure il Signore approva tanto questo comportamento da essere felice di attribuire a noi il merito dei regali agli altri fatti con i suoi beni.
Ognuno di noi amministra una ricchezza che gli è stata data: la vita, la giovinezza (finché dura), la salute, ma diciamolo pure anche la fede, i talenti, la sensibilità, l’intelligenza…
Quella di oggi è una vera e propria istigazione alla malversazione! Gesù ci esorta a fare gli splendidi con i doni di Dio!
Oggi però, non possiamo sottrarci ad una osservazione, perché non è la prima volta che ascoltiamo nel vangelo di Luca la parola ricchezza associata all’aggettivo “disonesta”.
Non è detto che se uno che dispone di beni materiali automaticamente abbia agito in modo disonesto.
Prima che un senso etico questo aggettivo “disonesta ricchezza”, ha un senso spirituale: la ricchezza viene definita “disonesta” per la sua natura seduttrice, perché promette una felicità che non è in grado di dare. Ed è innegabile che il suo accumulo eccessivo ha qualcosa di intrinsecamente disonesto, se non diviene occasione di promozione e di crescita del prossimo e della comunità.
Ecco. Se per un momento ci fermiamo, per valutare il corso della nostra vita alla luce della parola di Dio, abbiamo la possibilità di fare un bilancio anche molto concreto della nostra esistenza e dei beni materiali e spirituali di cui siamo dotati.
L’amministratore disonesto della parabola si è fatto degli amici con i soldi del suo padrone.
Anche nel Regno di Dio la ricchezza, i beni materiali e spirituali possono essere usati per farsi degli amici.
Chiediamo in dono oggi l’astuzia santa di capire che davanti ai cancelli del paradiso, contano più le raccomandazioni dei piccoli che avremo aiutato che non quelle dei potenti corrotti di questo mondo!
