fieramente servi

«Siamo servi inutili». 

Torniamo a sbattere questa domenica contro una dei versetti più imbarazzanti di tutte le Scritture. 

Tutti sentiamo il peso e la difficoltà del nostro cammino di fede, che pure, tra svolte e cadute, cerchiamo di portare avanti, ma questa definizione addirittura di “servi inutili” potremmo sentirla davvero stretta.

Ognuno di noi sente il peso della propria inadeguatezza, di fronte alle sfide della testimonianza cristiana, da rendere nella complessità della vita. 

Ma possiamo raccogliere una prima luce preziosa dal fatto che gli Apostoli, di fronte all’evidenza dei propri limiti, non chiedano altra forza supplementare se non proprio un aumento della fede. 

«Aumenta la nostra fede»: questa è la preghiera di chi sa di essere mandato per gli altri e soprattutto di non avere altra risorsa se non proprio la fiducia in Dio.

C’è una mentalità radicata che il Signore ancora e sempre tenta di sradicare da noi: è quella rappresentata dai farisei. 

Detto per inciso: bisogna sempre ribadire che i farisei, in fondo, erano brave persone, impegnate (digiunavano, facevano generose offerte, recitavano lunghe preghiere)… ma erano convinti di poter fare scambio con Dio: una grazia, in cambio di un fioretto; un perdono, in cambio di un digiuno; il paradiso, in cambio delle mie opere buone. La grazia divina come se fosse un atto dovuto.

Sradicare questa mentalità anche da noi è perfino più difficile che sradicare un grosso albero e trapiantarlo in mezzo al mare!

Eppure, quante volte anche noi pensiamo “con tutto il bene che faccio non merito questa prova” oppure “io ti faccio un voto, tu in cambio…”: anche noi siamo fatto della stessa pasta.

Persino chi lavora molto al servizio del Signore, nelle varie espressioni della comunità, del volontariato, del servizio, può cadere in questa illusione.

Pensare di avere dei diritti davanti a Dio, per quel poco di bene che possiamo fare, è la tomba della fede.

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Un briciolo di fede, dice Gesù, rende possibile l’impossibile.
Avere fede non è costringere Dio a fare ciò che vogliamo noi, ma è l’immensa fortuna di cercare di fare quello che Dio ci chiede.
Quel gelso impossibile da sradicare di cui parla Gesù è in realtà il nostro cuore indurito e calcolatore, che può diventare capace di servizio gratuito e disinteressato, là dove viviamo: in famiglia, nella comunità, nelle relazioni.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

«Servi inutili» non vuol dire che quello che siamo e che facciamo non vale nulla, ma che possiamo essere liberati dall’ossessione di misurare l’amore, dalla paralisi del calcolo, dalla ricerca di gratificazione.
La fede è sapere sempre che c’è un Padre che ci ha chiamati alla vita per amore. E dunque che nessuno di noi è nato per sbaglio.
È la profonda convinzione che non siamo in balia del caso, ma siamo sempre nelle mani di uno che ci vuole bene e non ci abbandona, neanche quando noi lo dimentichiamo.

 La fede è sapere che il Figlio di Dio ci ha amato fino a dare se stesso per noi peccatori, per renderci capaci di un nuovo modo d’amare, limpido e disinteressato.
È sapere che lo Spirito di Cristo risorto ci aiuta a distinguere il bene dal male, ci accompagna sulla strada diritta e ci dona di costruire, in questo mondo ferito, quel segno di amore e di verità che è la sua Chiesa.

* *

«Servi inutili»: con criteri puramente mondani questo rapporto con Dio sembrerebbe umiliante; invece scopriamo che è sorgente di libertà vera e di autentica gratificazione.

La salvezza del mondo non dipende da noi. Se fossimo “colonne portanti” del Regno, ogni impegno diventerebbe un esame pauroso, ogni errore una tragedia.

Ma se è vero che la salvezza del mondo non dipende da noi, è vero anche che Dio ha voluto darci comunque una parte nel suo gioco: ha voluto che la nostra povera opera unita alla sua fosse uno strumento efficace per la salvezza dei fratelli.

La nostra preghiera, la nostra carità operosa, le nostre rinunce, il sostegno alle fragilità e alle difficoltà dei fratelli, al netto di ogni presunzione, sono strumenti prezioso di verità e di amore.

Anche san Francesco, che oggi festeggiamo a Bologna, nel suo Testamento riconosce: «Il Signore mi diede…» e ripete “mi diede” per tutto: la fede, i fratelli, la missione. Non dice mai “ho conquistato” ma “ho ricevuto”. Questo è lo stile del “servo inutile”: tutto è dono, niente è possesso.

E nella lettera a tutti i fedeli aggiunge: «Beati quei servi che non attribuiscono a sé il bene che il Signore dice o fa per mezzo loro, ma tutto riferiscono al Signore Dio». 

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Che il Signore ci aiuti a testimoniare la grazia della fede nei vari ambiti della vita e anche nella realtà sociale in questi tempi così complicati.

«Siamo servi inutili»: Siamo fieramente dei servi di cui tu, o Dio, non hai alcun bisogno, mentre siamo noi ad avere un tremendo bisogno di te.

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