Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo C
«Ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce».
La liturgia di questa festa di Cristo Re, ci conduce oggi al luogo esatto in cui queste parole di san Paolo, che hanno aperto la seconda lettura, trovano conferma in modo definitivo: il luogo in cui la verità della redenzione è rivelata pienamente.
Siamo sul Calvario al momento della crocifissione. Insieme a Gesù anche due malfattori vennero crocifissi.
Uno di loro lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro invece disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
Il buon ladrone aveva creduto nel regno del Cristo crocifisso, aveva creduto in quel regno che si fa vicino a ogni persona umana attraverso Cristo crocifisso.
Sappiamo bene che come accadde per Simon Pietro quando fece la sua professione di fede, anche per il ladrone non furono la carne e il sangue a rivelare a lui questa verità, ma il Padre – quel Padre che ci ha liberati “dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” e il ladrone – negli ultimi istanti della sua vita – accolse e abbracciò quella luce interiore che gli era stata offerta dalla misericordia di Dio.
Il Figlio di Dio, agonizzante sulla croce, rispose al suo fratello crocifisso: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.
L’immagine di Cristo agonizzante sulla croce, tra i due malfattori, manifesta in modo esplicito il senso del peccato e della redenzione.
In primo luogo, questa immagine mostra in modo chiaro i terribili effetti del peccato, la dura e terribile realtà del male, le spaventose conseguenze della disobbedienza e dell’allontanamento da Dio.
La crocifissione di Cristo è la più grande ed esplicita manifestazione del male e del peccato che c’è nel cuore dell’uomo e dei suoi effetti distruttivi: la passione e la morte del Figlio di Dio fatto uomo sono la somma e l’esplosione di tutto il male che inquina il cuore umano.
Il peccato è un atto individuale che spezza il proprio rapporto con Dio e che indebolisce l’intelletto e la volontà.
E il peccato si ripercuote inoltre sugli altri. “Non c’è alcun peccato, – scriveva San Giovanni Paolo II – anche il più intimo e segreto, il più strettamente individuale, che riguardi esclusivamente colui che lo commette. Ogni peccato si ripercuote, con maggiore o minore veemenza, con maggiore o minore danno, su tutta la compagine ecclesiale e sull’intera famiglia umana” (Reconciliatio et Paenitentia, 16).
Ma il passo del Vangelo di oggi ci ricorda una realtà molto più grande del peccato, una verità più alta e importante: ci mostra l’amore redentore di Cristo, un amore che è più forte del male, più forte della morte.
È stato proprio in quel preciso momento della storia dell’umanità, quando stava offrendo la sua vita per noi sulla croce, che «Dio ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore»: «Per mezzo di lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati».
Per questo il Figlio di Dio è venuto nel mondo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).
Ma il vangelo ci ricorda anche che questa a riconciliazione viene offerta a ciascuno personalmente e che ciascuno deve decidere liberamente se accettarla o rifiutarla.
Non dimentichiamo che furono due i malfattori crocifissi insieme a Gesù.
Ognuno di loro, agendo secondo una propria libera scelta, rispose a Gesù, in maniera diametralmente opposta. Dio rispetta la nostra libertà umana.
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Il titolo completo della festa di oggi è “Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo”.
Io mi permetto però una piccola precisazione: non so se la mia terribile prof di latino del Galvani avrebbe fatto passare per buona la traduzione di “Rex universorum”, con “Re dell’universo”. Perché “Rex universorum” si dovrebbe tradurre più correttamente come “Re di tutte le cose”.
E non è solo una sfumatura. Proclamare la regalità di Cristo sull’universo è in fondo un modo per allontanarla! Un re dei pianeti e delle galassie non ci disturba poi molto al lato pratico della vita.
Ma la regalità di Cristo riguarda le cose, tutte le cose della mia vita: c’entra con i miei progetti, con i miei sogni, con i beni materiali che possiedo; c’entra con le mie relazioni, con la mia famiglia, con le persone che amo; ma anche con la città, la vita sociale, le scelte politiche; c’entra con il lavoro, la giustizia sociale, il bene comune, la dignità dell’uomo. C’entra con i miei affetti, con le mie decisioni concrete, ma anche con i miei divertimenti, la mia cultura, le mille relazioni interpersonali e anche digitali.
La regalità di Cristo mi riguarda in tutto e per tutto. Potremmo dire che c’entra con il mio cuore, intendendo il cuore come qualcosa di profondo e serio: è la nostra coscienza profonda, il luogo segreto dei nostri progetti, delle nostre speranze, dei nostri desideri più veri: è in quella profondità che dobbiamo portare la nostra umile obbedienza al Re crocifisso.
È per questo motivo che “la pace del cuore è il cuore della pace” (San Giovanni Paolo II). La pace di Cristo, ovunque nel mondo, è possibile soltanto se Cristo regnerà prima di tutto nei cuori.
La pagina del Vangelo ci ha mostrato il doppio volto della luce e della tenebra: da una parte tante grida di scherno e di violenza che si scagliano contro Gesù crocifisso; dall’altra la piccola luce di amore e di pace che si accende nel cuore del buon ladrone.
Questa pace di Cristo nel cuore è continuamente minacciata nella vita di ogni giorno. È corrotta dalle passioni umane: dall’odio, dall’invidia, dal desiderio di potere, dall’orgoglio, dal pregiudizio e da un desiderio smodato di piacere e di ricchezza. E molto spesso le nostre coscienze sono disorientate dalla cultura della comunicazione pervasiva, spesso senza criteri e senza verità.
Ci vuole coraggio per aprire noi stessi alla conversione dei cuori e per custodirla in umiltà e libertà.
Per questo, nella domenica che ci consegna l’immagine definitiva di tutto il percorso che abbiamo compiuto in questo anno liturgico, vogliamo guardare a Cristo nostro re crocifisso, con lo stesso cuore del malfattore pentito.
Tu sei prima di tutte le cose, e pieghi la tua onnipotenza davanti alla meschina libertà della mia mente e del mio cuore.
Tu, l’infinitamente grande, ti sei fatto piccolo nel grembo della Vergine.
Tu sei la fonte della giustizia e della verità e sei giudicato come un infame.
Tu, giudice dell’universo, resti muto di fronte a un mondo intero che ti condanna.
Tu sei il Sovrano di tutto ciò che esiste e non ti sottrai all’insulto e alla derisione.
Tu reggi tra le tue mani l’universo e sei caricato del duro legno della croce.
Tu sei fedele al tuo amore e alla tua parola e hai voluto essere inchiodato per non fuggire in nessun modo la morte più orribile.
Tu l’Altissimo, l’Onnipotente, ti annienti davanti al rifiuto dell’uomo, perché la tua regalità è l’amore.
Tu pendi dal legno insanguinato, per divenire il prossimo, il più vicino, l’unico vicino all’ultimo tra gli uomini.
Tu dai la vita anche per chi ti è ostile.
Tu, Figlio del Padre Altissimo, stai accanto a me peccatore.
Tu non hai fatto nulla di male e sei crocifisso accanto a me, che merito giustamente la condanna per le mie colpe.
Ricordati di me, Signore, quando verrai nel tuo regno.
Nel tuo paradiso ricordati che eri al mio fianco anche se io ero lontano da te.
Nel tuo regno ricordati, Signore, che mi ero perduto, ma tu sei venuto a cercarmi.
Apri i miei occhi perché possa vederti, nascosto in ogni fratello che soffre.
Regna, o Signore, in tutta la mia vita: nei progetti, nelle speranze, nelle decisioni, ma anche nelle mie impotenze e fragilità.
Regna, o Signore, nella mia famiglia, nei miei affetti, nel mio lavoro, nella mia città.
Regna, o Signore, nella mia vita e nella mia morte.
Ricordati oggi di me, Signore, perché oggi sia il tuo paradiso.
