aspettiamo colui che è già qui

Prima domenica di Avvento A

Con l’aiuto di Dio, entriamo con questa domenica in un nuovo anno liturgico con il tempo dell’Avvento che ci conduce alle feste della manifestazione del Signore venuto nel mondo: il Natale, dunque, e l’Epifania.

È l’occasione anche per sfogliare pagine importanti dell’Antico Testamento, (in particolare il profeta Isaia, che i medievali chiamavano il “protoevangelista”) per riconoscere, il legame profondo che ci unisce a Israele, il popolo eletto da Dio. Abbiamo in comune con l’antico popolo di Israele il desiderio di avere nella Parola del Signore una guida sicura, un segno di speranza.

Il Messia «sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra».

Sono le parole di Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura.  Come l’antico Israele attende quella pace che solo il Messia può dare – quella pace che sorpassa ogni opera e ogni diplomazia umana – anche il noi, il Popolo della nuova alleanza, coltiviamo una attesa profonda, un desiderio di pienezza, di verità, di amore e di pace, che nessuna strategia umana è in grado di realizzare.

Ma diversamente da Israele, noi conosciamo già il volto e la voce di colui che attendiamo. Usiamo le stesse antiche parole per supplicarlo: “Vieni presto! venga il tuo regno!”, ma sappiamo che egli è già con noi.

Lo attendiamo non come uno che è assente, ma come uno che è già in mezzo a noi; la sua presenza però attende di essere pienamente manifestata al mondo.

Le promesse con le quali Dio si è legato al suo popolo, si sono già compiute: per questo non preghiamo un Dio ignoto, che nessuno può raffigurare, come nell’Antica Alleanza. 

Dio per noi ha cambiato nome: ora non ha più un nome misterioso e impronunciabile, ma ha voluto essere chiamato “Emmanuele“, “Dio-con-noi”. 

L’inavvicinabile si è fatto vicino, l’irraggiungibile si è fatto accessibile, è arrivato il tempo del perdono, il tempo della grazia.

Eppure anche il nostro è e resta sempre anche tempo di attesa, perché il re della pace che Cristo ha già iniziato con la sua morte e risurrezione è ancora ben lungi dal regnare nei nostro cuori e nella nostra vita.

Già e non ancora”: Cristo già ora si dona a noi, ma noi ancora non lo abbiamo accolto in pienezza. È “già” venuto, ma deve “ancora” venire.

Siamo come quella coppia di fidanzati che ha acquistato una casa in costruzione. Tutte le domeniche vanno a vederla. Mancano ancora le porte, i pavimenti, tutto.
Eppure già se la immaginano abitata. È già casa loro, ma non ancora…

Per questo insieme alla gioia, nel tempo dell’Avvento la Chiesa ci invita anche alla sobrietà, alla conversione, al silenzio, alla vigilanza: solo nella fede – e non nell’evidenza – è possibile riconoscere i segni della sua presenza e della sua opera in mezzo a noi.

Il Vangelo di questa prima domenica contiene un avvertimento severo: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà“.

L’arrivo del Signore è sempre imminente, e noi dobbiamo sempre mantenerci pronti. 

La convocazione può giungere da un momento all’altro ed è necessario che ci trovi svegli e capaci di una immediata risposta. 

***
Ad alimentare questo spirito di vigilanza ci aiuta oggi in particolare l’apostolo Andrea: quest’anno l’Avvento coincide con la sua festa. Il Vangelo dice che Andrea fu il primo a seguire Gesù, il primo a riconoscerlo come Messia: «Abbiamo trovato il Cristo!» (Gv 1,41).

Andrea viveva nell’attesa del Signore, e quando Gesù passò, lui non esitò nemmeno un istante. Era pronto. Ecco, l’Avvento ci chiede proprio questo cuore: un cuore che, come Andrea, sa riconoscere il momento della visita del Signore, senza rimandare.

E c’è un altro episodio del Vangelo che vede Andrea protagonista, alla moltiplicazione dei pani e dei pesci per la folla: mentre tutti erano smarriti, proprio Andrea notò quel ragazzo con cinque pani e due pesci e lo portò a Gesù (Gv 6,8-9).

Andrea è l’apostolo dell’“attesa attiva”: vede quello che gli altri non vedono, si accorge delle piccole risorse, intuisce che il Signore può farne un miracolo.

Così anche noi, nell’Avvento, siamo chiamati a essere come Andrea: persone che non aspettano passivamente, ma che cercano, scrutano, preparano, portano a Cristo ciò che trovano.

***
Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. È da ciò che attendiamo, che si capisce chi siamo, si conosce il livello della nostra statura morale e spirituale.

Ognuno di noi, dunque, specialmente in questo Tempo che ci prepara al Natale, può domandarsi: io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? 

Fateci caso. A un certo punto della vita, ci si accorge che si smette di essere giovani, quando finiscono quelli che definirei gli “obbietivi intermedi”, obbiettivi non definitivi, ma che costituiscono un motore importante di tanto nostro impegno: l’esame di terza media, poi la maturità, poi la laurea, poi la fidanzata, l’impiego, la casa…

E notavo che, negli ultimi decenni, questa astuzia degli obiettivi intermedi si va moltiplicando: adesso c’è la triennale, poi la magistrale, poi la specializzazione. Non metto la pensione, tra gli obbiettivi intermedi, perché vedo che tende a spostarsi sempre in avanti… 

Mi sono accorto che perfino il cammino di seminario per i futuri preti, nel frattempo è cresciuto di due-tre anni, qualche volta anche di più…

Poi arriva – e arriva, grazie a Dio – quel giorno in cui dici a te stesso: ho vissuto per questo, per realizzare questo obiettivo, per raggiungere questo traguardo… e adesso, cosa mi aspetta?

Adesso c’è solo la vita e nient’altro.

Allora ci chiediamo: per che cosa viviamo? È un motore sufficiente vivere per la laurea, vivere per la carriera, per conquistare un posto?

* * *
Per sostenerci in questa ricerca la liturgia ci esorta a guardare a Maria Santissima, e ad incamminarci idealmente insieme a Lei verso la Grotta di Betlemme. 

Maria è la Vergine dell’Avvento: è ben piantata nel presente, nell’“oggi” della salvezza; nel suo cuore raccoglie tutte le promesse passate; ma è tutta protesa al compimento futuro.

Mettiamoci alla sua scuola, per entrare veramente in questo tempo di grazia e accogliere, con gioia e responsabilità, la venuta di Dio nella nostra storia personale, familiare e sociale.

Lascia un commento