Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Nel cammino dell’Avvento, celebriamo oggi con gioia la festa della Immacolata Concezione della Vergine Maria.
Queste due parole “Immacolata Concezione” ci riportano all’inizio dell’esistenza di Maria, che è avvenuto – come per tutti i bambini di questo mondo – quando fu concepita dall’amore coniugale dei suoi santi genitori Gioacchino e Anna.
Se guardate il calendario vedrete che fra 9 mesi esatti, l’8 settembre, celebreremo la festa della nascita di Maria.
Ma perché questa attenzione proprio all’inizio della vita di Maria? Perché esso rappresenta – si può ben dire – lo spartiacque tra l’antica e la nuova alleanza: è l’inizio del tempo della salvezza.
Come quando al mattino prestissimo si intravvede la primissima luce dell’aurora che rompe il buio della notte e così riconosciamo che sta per iniziare il giorno…
È molto significativo che questa festa cada nel cuore dell’Avvento: in questo tempo liturgico in cui, più che mai, la Chiesa che cammina nella notte del mondo, attende il sorgere del sole che è Cristo, l’Immacolata Concezione rappresenta la vera aurora, quel momento dolce, carico di speranza che annuncia la fine delle tenebre.
Come quando una persona che ha vissuto un periodo buio, una malattia, un fallimento o una solitudine profonda, finalmente ritrova un piccolo raggio di luce che la rialza. Maria è questo primo raggio: non elimina la notte, ma annuncia è finita.
Passeranno gli anni nella vita di Maria e, nel fiore della sua giovinezza, l’angelo Gabriele la saluterà, come abbiamo ascoltato nel vangelo: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”.
L’angelo non si rivolge a lei chiamandola con il nome con cui da tutti era conosciuta, il nome della sorella di Mosè, “Maria”. La chiama invece con un nome nuovo, misterioso: “piena di grazia”. Nel testo originale del vangelo è una parola sola “Kεχαριτωμένη”. Questo nome rivela la sua identità più profonda: è il “nome” – per così dire – con cui Dio stesso la conosce.
Questa espressione, che ci è tanto familiare fin dall’infanzia perché la pronunciamo ogni volta che recitiamo l’“Ave Maria”, ci offre la spiegazione del mistero che oggi celebriamo.
Infatti Maria, in tutta (ma proprio tutta) la sua vita, cioè fin dal momento in cui fu concepita dai suoi genitori, è stata oggetto di una singolare predilezione da parte di Dio.
Nel suo disegno eterno, Dio l’ha prescelta per essere la Madre del suo Figlio fatto uomo e, di conseguenza, l’ha preservata dal peccato originale.
Non è per niente facile parlare del peccato originale, ma è decisamente importante perché averne coscienza ci aiuta in modo fondamentale ad orientarci nella vita.
Tradizionalmente si definisce “peccato originale”, ma non è un peccato che abbiamo commesso; si tratta piuttosto di una penosa condizione di colpevolezza, nella quale ogni essere umano si trova per il solo fatto di essere nato e che, nel corso della vita, si traduce in un combattimento costante e spesso faticoso.
Ognuno di noi può dire di saperlo bene per esperienza diretta: per ciascuno di noi scegliere sempre sempre sempre il bene, scegliere la verità, non è qualcosa di innato, di pacifico o di spontaneo, ma è costantemente frutto di una lotta.
Quella del “peccato originale” è una verità che si può riconoscere solo per mezzo della fede, ma se siamo anche solo un poco onesti con noi stessi, ne riconosciamo le tracce in una costante attrazione e inclinazione al male, che inquina la nostra vita, perfino quella dei bambini.
Qualcuno potrebbe allora pensare che se Maria è piena di grazia, in fondo non ha avuto bisogno di essere salvata… non ha avuto bisogno di Gesù, che è proprio colui che è venuto a salvarci dal male.
È vero l’esatto contrario. Solo attraverso Gesù può venire la liberazione dal male, la grazia, la misericordia del Padre.
Maria infatti è la “più salvata”, è la persona che più di tutti ha goduto della bontà di Dio.
Gesù Cristo è un salvatore davvero potente. In vista della sua incarnazione e della sua morte e risurrezione, Dio ha riversato la sua grazia in tutta la vita della Madre.
Forse si capisce meglio, rovesciando il discorso: potremmo dire che dalla morte di Gesù sulla croce è venuta un’onda d’amore e di salvezza così potente, che – superando tutte le barriere di tempo e di spazio – ha raggiunto Maria fin dal primo istante della sua vita, preservandola dal peccato originale.
Tutti noi – per la grazia di Cristo – siamo salvati, nel senso che siamo tirati fuori dal fango del peccato; la Vergine è stata preservata dal caderci in quel fango.
La Vergine Maria, ha beneficiato in anticipo della grazia che proviene dalla morte redentrice del suo Figlio e fin dal concepimento è stata preservata dal contagio della colpa.
È un privilegio che riguarda Maria, certamente, ma è allo stesso tempo un dono per tutta l’umanità, perché in Maria Santissima ci è stata data la possibilità di conoscere in modo non teorico, ma concreto, reale, vissuto, che cosa sia quella bellezza, quella libertà, che dona la grazia divina e che cosa significhi essere realmente uomini e donne.
A volte ci viene fatto di pensare che la Madonna non sia una vera donna. Che Lei è un caso speciale. Perché non conoscendo il peccato, non conosce la nostra fragilità e la nostra lotta.
È un pensiero falso e pericoloso, perché finiremmo con l’ammettere che ciò che ci rende veramente uomini e donne è il peccato.
È vero esattamente il contrario: il peccato non definisce affatto l’umanità; è il peccato che dis/umanizza. Mentre è la santità la vera umanità come risplende nel disegno di Dio.
E non è un caso che la nostra cultura oggi sia così incline al compromesso con il male. È diventato quasi impossibile parlare di peccato, perché non puntiamo più al bene, ma cerchiamo di abbassare sempre la soglia del male… applicando continuamente la regola del “che male c’è?”.
Insomma, Maria ci dice che non è sempre vero che “sbagliando si impara”.
Se punti alla bellezza non devi cedere allo squallore.
Se punti alla verità, non devi cedere mai alla menzogna.
Se punti all’amore, non devi cedere mai all’egoismo.
Non è il peccato che ci rende uomini veri, ma la santità. E questo Maria ce lo insegna non con una predica, ma con tutta la sua vita, dal primo all’ultimo istante, perché come diceva papa Benedetto, «Maria non ha scelto Dio una volta per tutte, ma in ogni momento della vita».
Immacolata Concezione è una buona notizia, dunque. È spuntata l’aurora. Presto arriverà il sole, Cristo che ci tira fuori dal fango.
Sant’Agostino diceva: «Non si può vincere se non combattendo». Maria non ha mai smesso di scegliere Dio, anche quando non capiva tutto: nella notte di Betlemme, nella fuga in Egitto, sotto la croce. La grazia non elimina la vita reale: ma la rende possibile.
Maria dunque costituisce anche per noi un ideale, dal momento che anche per noi è stato fissato quale traguardo finale di “essere santi e immacolati”, come ci ha detto san Paolo nella seconda lettura.
A questa meta anche noi ci possiamo gradualmente avvicinare.
C’è un celebre insegnamento di sant’Ambrogio, che si ricordava proprio ieri nel calendario, che è bello riascoltare in questa festa così piena di speranza:
«Beata tu che hai creduto. Ma beati anche voi che avete udito e avete creduto: perché ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio.
Sia in ciascuno l’anima di Maria a magnificare il Signore, sia in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio.
Se una sola è la madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede tutte le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé il Verbo di Dio, purché si mantenga immacolata e libera dal peccato».
