Missa Rorate, 10 dicembre 2025, BEATA VERGINE DI LORETO
Questa mattina, prima ancora che la luce rischiari del tutto il cielo, siamo qui.

Abbiamo sottratto ore preziose al sonno per esprimere un desiderio, un bisogno, un punto del cuore che spinge a cercare Dio quando tutto intorno è ancora silenzio.
E mentre i nostro occhi sono ancora stanchi e lo spirito cerca una direzione, ci viene incontro la parola di Dio. “Levate in alto i vostri occhi” (Is 40,26)
All’alba, è più facile guardare in alto: il cielo è grande e pulito, non ancora disturbato dal rumore della giornata.
Il profeta Isaia ci invita a fare proprio questo: alzare lo sguardo.
Non per scappare dai problemi, ma per ritrovare un punto di verità:
la nostra vita non è nascosta a Dio.
Anche quando ci sembra che Lui non si accorga dei nostri percorsi faticosi, dei nostri dubbi, delle nostre fragilità…
Dio conosce ogni cosa. Il profeta dice che chiama per nome ogni stella.
Molto più, conosce ciascuno di noi, le nostre vite, le nostre fatiche, le nostre cadute anche e le nostre speranze.
È facile sentirsi smarriti, come l’antico popolo di Israele in certi passaggi della sua storia, e pensare che il Signore non veda il nostro cammino nascosto.
Ma il profeta ci ricorda che Dio non si stanca mai, non si affatica e continua a dar forza a chi si sente spossato.
Credo che tutti siamo rimasti colpiti da questa frase: “anche i giovani si stancano”.
È bello sentirlo dire nella Bibbia: non è un fallimento essere stanchi, non è sbagliato avere momenti in cui ci si sente senza forze o senza entusiasmi.
Succede. Fa parte del cammino.
E proprio su questo bagno di realismo arriva la promessa:
«quanti sperano nel Signore mettono ali come aquile».
Ali. Il Signore non promette muscoli più forti, non offre soluzioni immediate: ci dona ali.
Ali per guardare dall’alto, per capire le distanze, per trovare un vento che sostenga, per volare anche quando a terra sembra tutto pesante.

La liturgia di oggi ci regala forse la perla più preziosa del Vangelo:
Là dove Gesù non dice: “Fate sforzi più grandi”, “impegnatevi di più…”.
Dice semplicemente: “Venite a me”.
È un invito diretto, quasi disarmante.
A volte pensiamo che per avvicinarci a Dio dobbiamo essere forti, preparati, ‘a posto’.
Invece Lui ci vuole esattamente come siamo stamattina: un po’ stanchi, un po’ confusi, magari anche appesantiti da qualcosa.
E poi aggiunge:
“Il mio giogo è dolce”.
Il giogo di primo impatto non è una immagine positiva.
È lo strumento con il quale i buoi tiravano l’aratro nei campi.
È un un peso dunque, una fatica da assumere.
Ma il giogo ha una caratteristica particolare.
Per definizione, il giogo si porta in due.
Da una parte Gesù non offre illusioni, e ci dice che c’è una responsabilità da assumere per la vita.
Ma dall’altra assicura che non ci lascia mai soli a trascinare i pesi.
Se il peso diventa dolce è perché lo porta Lui per primo, e noi semplicemente ci lasciamo guidare dal suo passo.

Oggi celebriamo la Madonna di Loreto.
Sapete che il Santuario di Loreto è costruito attorno alla Casa di Nazaret, proprio la casetta nella quale la giovane Maria viveva e dove ricevette l’annuncio dell’Angelo.
Quella casa fu trasportata da Nazaret a Loreto
La casa in cui Maria ha detto il suo “sì” quotidiano, semplice, concreto.
Maria ci insegna come accogliere con fiducia e coraggio il progetto di Dio, anche quando tutto sembra difficile o incerto.
Maria è la madre che accompagna, che custodisce la speranza, che mostra che è possibile trovare forza nuova, ali come aquile, per volare oltre le sfide della vita.
Signore, questa mattina presto ti cerchiamo.
Tu sei la forza degli stanchi, il respiro di quelli che sono senza fiato, l’ala di chi vuole ancora volare.
Con Maria ti diciamo il “sì” di casa, il “sì” della vita quotidiana.
Fa’ che oggi possiamo camminare senza stancarci, perché siamo con te.


