Natale – Messa dell’aurora
Fratelli e sorelle,
il giorno di Natale, a quest’ora del mattino, ha un sapore particolare.
La notte non è ancora del tutto alle spalle,
ma la luce ha già cominciato a farsi strada.
È il tempo delle cose che emergono lentamente,
non con clamore, ma con verità,
come accade nelle cose importanti della vita.
Questa è proprio l’ora in cui molti bambini appena svegli,
scartando i regali scoprono che oggi è un giorno davvero speciale.
E in questo momento vogliamo avere un pensiero per tutti i bambini,
soprattutto per quelli che oggi al risveglio non troveranno belle sorprese,
ma il peso di una vita difficile.
Paolo nella lettera a Tito illumina il senso profondo di ciò oggi che accade:
«Quando apparvero la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini…».
Non dice: “quando l’uomo fu pronto…”
Non dice: “quando il mondo cambiò…”
Dice: “quando Dio apparve”.
È Dio che si fa vicino.
È Dio che prende l’iniziativa,
quando noi siamo ancora in cammino e spesso incerti.
Il Vangelo di Luca ci mostra come tutto questo è accaduto e accade:
in una notte che sta finendo,
a dei pastori che stanno tornando alla loro vita,
attraverso un Bambino che non abbaglia, ma illumina.
Quando gli angeli si allontanano, il cielo si richiude.
Alla fine, non restano luci straordinarie,
ma resta impressa una parola affidata al cuore di ciascuno di loro.
Resta una decisione: «Andiamo fino a Betlemme».
I pastori si mettono in cammino verso Betlemme,
verso la “casa del pane”.
Vanno con una fede semplice, mattutina:
non è ancora tutto chiaro per loro,
ma hanno visto abbastanza per fidarsi
e si muovono verso la luce che hanno intravisto.
Anche noi veniamo a questa “casa del Pane”
che è la Messa dell’aurora di Natale.
Veniamo con la nostre fede semplice:
non veniamo a riscuotere un premio, ma a ricevere un dono
per scoprire che è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.
C’è un dettaglio curioso nel modo in cui i pastori si incoraggiano a partire.
Traducendo letteralmente sarebbe:
«Vediamo questa parola che è accaduta».
Sì, perché il Vangelo prima di essere un discorso è un incontro.
La Parola oltre che ascoltata, va incontrata, abbracciata, contemplata.
San Luca dice poi espressamente che il segno rinvenuto dai pastori
non fu solo il Bambino, ma «Maria, Giuseppe e il Bambino».
Non solo il Bambino.
Una famiglia.
Una relazione.
Una vita affidata alla cura reciproca.
Il segno di Dio non è mai isolato dalla vita:
è sempre incarnato dentro legami umani.
Maria non è una cornice,
Giuseppe non è una comparsa,
il Bambino non è un simbolo astratto.
Insieme sono il luogo in cui la bontà di Dio diventa visibile,
abitabile, avvicinabile,
senza paura, senza distanza.
Ciò che i pastori trovano non è ciò che ci si aspetterebbe.
Trovano povertà, silenzio, fragilità.
Eppure è proprio lì che è apparsa la bontà di Dio.
Non in un gesto potente,
ma in una presenza che si lascia avvicinare.
Paolo ci aiuta a capire il senso profondo di questo incontro:
«Egli ci ha salvati – scrive –
non per opere giuste da noi compiute,
ma per la sua misericordia».
I pastori non portano meriti.
Portano solo i loro passi, la loro fiducia, il loro andare.
Ed è così che la salvezza comincia:
non da ciò che offriamo a Dio,
ma da ciò che accogliamo da Lui.
E infine la salvezza non resta ferma a Betlemme.
La fede non è solo un incontro da ricordare.
È una vita che ricomincia.
Paolo parla di una vita rigenerata, rinnovata nello Spirito.
L’incontro con Cristo ci trasforma dall’interno.
Luca nel vangelo lo dice con una parola sola,
in modo semplice e potentissimo: i pastori “tornarono“.
Tornano agli stessi campi,
alla stessa fatica,
alla stessa quotidianità,
ma qualcosa è cambiato radicalmente.
All’inizio del racconto erano stati gli angeli
a glorificare Dio nei cieli altissimi.
Ora, sono loro, i pastori, a glorificare e lodare Dio sulla terra.
La gloria non è più solo cantata dall’alto:
la gloria di Dio è diventata voce umana,
vita quotidiana,
lode che nasce dall’esperienza.
La nuova vita non è una fuga dal mondo,
ma è un mondo abitato dalla lode.
Non una vita diversa all’esterno,
ma una vita trasfigurata dall’interno.
Sullo sfondo di tutto resta Maria.
All’aurora del Natale, Maria non parla.
Luca dice solo che Maria “custodisce” e “medita”.
Non corre, non proclama, non conclude.
Tiene insieme ciò che ancora non capisce
come fa chi ama davvero.
Fratelli e sorelle,
la Messa dell’Aurora di Natale ci consegna
un Natale tutto da vivere,
non da consumare
e ci affida un compito semplice e decisivo.
Ci chiede di andare verso la Casa del Pane,
di accogliere il segno povero e familiare di Dio,
per poi tornare alla nostra vita
non uguali a prima,
ma capaci di diventare noi stessi la gloria di Dio.
Perché la gloria di Dio non è una canzone,
non è neppure un meraviglioso concerto di angeli.
La gloria di Dio è la nostra vita nuova.
Sta iniziando il giorno di Natale,
e con esso una promessa:
Dio è entrato nella nostra notte,
e niente potrà soffocare la sua luce.
