Santo Stefano
Siamo ancora immersi nella luce del Natale.
Abbiamo contemplato il Figlio di Dio fatto bambino, fragile, affidato alle cure di una madre.
Oggi, quasi senza lasciarci il tempo di abituarci alla dolcezza del presepe, la Chiesa ci pone davanti una scena dura, luminosa e drammatica insieme: Santo Stefano, il primo martire.
Non è un contrasto casuale. È una rivelazione.
Il Natale non è una parentesi sentimentale: è l’inizio di una vita donata fino in fondo.
Il Bambino di Betlemme è venuto per insegnarci come si ama fino alla fine, e Stefano è il primo che lo comprende davvero.
Gli Atti degli Apostoli ci ricordano che Stefano fece parte del gruppo dei primi diaconi.
Il servizio dei diaconi viene istituito perché nella comunità cristiana nascente qualcosa non funzionava: le vedove di lingua greca venivano trascurate nella distribuzione quotidiana.
Una ferita concreta, quotidiana, fatta di esclusione, di disattenzione, forse anche di incomprensioni culturali.
E qui c’è un primo annuncio evangelico per noi.
I diaconi non sono semplicemente “organizzatori della carità”.
Essi sono chiamati a custodire il legame tra l’altare e la vita, tra la comunione celebrata e la comunione vissuta.
Stefano serve alle mense perché nessuno si senta straniero nella Chiesa.
La sua diaconia è un atto profondamente eucaristico: ciò che si celebra davanti a Dio deve diventare relazione fraterna tra gli uomini.
È significativo: il primo martire nasce da un servizio concreto, da una Chiesa che prende sul serio le ferite dei più deboli.
La santità di Stefano non comincia con le pietre della lapidazione, ma con il pane condiviso.
E quando arriva l’ora della prova, Stefano è pronto, perché la sua vita era già un dono.
Gli Atti degli Apostoli dicono che è “pieno di Spirito Santo”.
Non reagisce con violenza, non si chiude nella paura.
Alza gli occhi. Vede il cielo aperto. Vede Gesù.
Il martirio di Stefano nasce dalla contemplazione.
Egli non è schiacciato dalla violenza perché il suo sguardo è altrove.
Guarda Cristo, il Risorto, il Vivente. E questo cambia tutto.
Le sue ultime parole sono tra le più alte di tutto il Nuovo Testamento.
Gesù, sulla croce, aveva pregato il Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”; “Padre, perdona loro”.
Stefano pronuncia preghiere con la stessa intenzione, ma con una differenza decisiva: si rivolge direttamente a Gesù.
“Signore Gesù, accogli il mio spirito”.
“Signore, non imputare loro questo peccato”.
Qui tocchiamo il cuore del Vangelo.
Nel momento supremo della sua vita, Stefano confessa che Gesù non è solo un maestro, non è solo un giusto perseguitato: è il Signore, è Dio stesso.
La sua preghiera è una professione di fede silenziosa e potentissima.
Anche morendo, Stefano evangelizza.
Anche cadendo sotto le pietre, annuncia che Gesù è il centro, il volto stesso di Dio.
E così comprendiamo perché la Chiesa ci parla di martirio subito dopo Natale.
Il Bambino nella mangiatoia è il Signore della vita e della morte.
Seguirlo significa entrare in una logica nuova: non quella della forza, ma quella dell’amore che perdona.
Fratelli e sorelle, questa festa di santo Stefano non ci chiede gesti eroici immediati.
Ci chiede qualcosa di più profondo: lasciarci trasformare.
Forse non ci sarà chiesto il martirio del sangue, ma certamente ci è chiesto un martirio quotidiano:
il martirio della pazienza quando siamo fraintesi;
il martirio della verità detta con carità;
il martirio del perdono quando siamo feriti;
il martirio della fedeltà quando sarebbe più facile cedere.
C’è un ultimo dettaglio che non possiamo dimenticare: mentre Stefano muore, un giovane di nome Saulo approva la sua condanna.
Secondo la legge, Saulo era troppo giovane per scagliare la pietra.
Il gesto di custodire i mantelli dei lapidatori, è una presa di posizione. Mostra la sua scelta.
Il martirio di Stefano, la sua preghiera, il suo perdono diventano seme di conversione per Saulo.
Dove l’uomo vede la fine, Dio prepara un inizio.
Così il Natale continua.
Continua quando l’Eucaristia diventa vita vissuta.
Continua quando riconosciamo Cristo come Signore.
Continua quando scegliamo di amare anche là dove costa.
Santo Stefano, diacono e martire, insegnaci a tenere insieme altare e vita, fede e carità, presepe e croce. Amen.
