Seconda domenica di Quaresima A
La prima e la seconda domenica di Quaresima sono insieme un’anticipazione del mistero pasquale: la lotta di Gesù contro satana prelude il duello finale della sua passione; mentre la luce del suo corpo trasfigurato anticipa la gloria della sua risurrezione.
Abbiamo visto prima il Figlio di Dio diventare pienamente uomo, condividendo con noi perfino la tentazione (non c’è niente di più umano della tentazione); ora contempliamo lui — realmente nostro compagno nella sofferenza e nella morte — che si manifesta come il Salvatore del mondo, colui che divinizza la nostra fragile umanità e ci rende figli di Dio.
Questi sono i due pilastri su cui poggia tutta la quaresima, e in fondo l’intera struttura della vita cristiana: passaggio attraverso la prova e la morte, e rinascita alla vita nuova dei figli di Dio.
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«Se sei Figlio di Dio…». Ricordiamo questa insinuazione di satana nel vangelo delle tentazioni. Fa quasi gelare il sangue ripensarci oggi, mentre saliamo sul Monte Tabor.
Aveva tutte le apparenze di un ragionamento ovvio. Come dire: “Sei proprio sicuro di essere «Figlio»? Sei proprio sicuro che il Padre ti ami, che la sua volontà sia il tuo bene?”. Ma era solo una trappola mortale.
La prova affrontata e vinta da Gesù nel deserto ha una sola verità di fondo: Gesù sa di essere il Figlio, sa che il Padre è la sua roccia, la bontà che lo genera e lo difende.
Il vangelo di oggi, con la Trasfigurazione, proclama la stessa verità. Ora è Dio, il Padre stesso, che proclama apertamente: «Questi è il mio Figlio prediletto». “È veramente lui il Figlio che amo, lui è la mia gloria, l’irradiazione del mio splendore”.
Oggi sul Tabor risplende una luce radiosa.
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Attenzione però: Gesù non è un “illuminato”, uno che riceve luce come la luna la riceve dal sole. Gesù è fonte di luce, per il suo essere una cosa sola con il Padre: “Dio da Dio, luce da luce”.
Cristo non è bello. È la bellezza.
Cristo non è veritiero. È la verità.
Cristo non è luminoso. È la luce.
E se qualche luce c’è in questo mondo — dovunque si trovi, anche nelle persone più oscure, anche in questo mondo che puzza di guerre e di paura — questa luce viene da lui.
Non c’è verità nel mondo che non venga da lui. Ovunque si trovi. Anche sulle labbra delle persone più improbabili.
Non c’è bellezza che non venga da lui. Che si creda o non si creda in lui.
Oggi, con Pietro, Giacomo e Giovanni, non siamo di fronte a “qualcosa” di bello e di vero: siamo davanti a colui che è la bellezza e la verità.
È questa la scoperta che fa impazzire Pietro, al punto da non sapere più quello che dice.
Pietro è un uomo di mare, non certo il tipo da svolazzi mistici. Ed è lui stesso a scriverlo nella seconda lettera: «Non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte».
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La Trasfigurazione avvenne in un momento complicato: molti nemici del Signore lo accusavano già pesantemente. Gesù stesso aveva appena annunciato, provocando profondo turbamento in Pietro, che sarebbe stato condannato e ucciso.
Mostrandosi accanto a Mosè e ad Elia, Gesù mostra di non essere venuto a sovvertire il passato, ma a dare compimento alle promesse di Dio. E lasciando intravedere per un momento la gloria sovrumana del suo volto, non rinnega la necessità della sofferenza e della croce, ma ne dimostra visivamente lo scopo, l’esito, il risultato definitivo.
Gesù vuole che i suoi discepoli sappiano che la sua non è la religione “del Calvario”, ma “del Calvario che porta alla gioia e alla gloria”. La croce è la strada — sembra dirci il Signore — non la meta del nostro cammino.
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Momento privilegiato di questa salita sul monte è per noi oggi la Santa Liturgia, e soprattutto l’Eucaristia.
All’Eucaristia ci andiamo come poveri peccatori — per questo ogni volta vi entriamo battendoci il petto — ma qui siamo trasformati e trattati come figli. E nel momento più alto diciamo: «Non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa». Ecco: questa è esattamente la nostra trasfigurazione.
C’è tanto fango in ciascuno di noi, ma se saliamo sul monte con Cristo, diventiamo il suo Corpo, la sua Chiesa, il suo splendore, la sua bellezza, la sua verità.
“Sei certo di essere figlio di Dio?”, insinuava il satana. Sono certo di non esserlo per natura, non lo sono per le mie sole forze. Sono certo invece di esserlo per grazia, per puro dono.
Sono un povero peccatore, ma tu in me, o Padre, vuoi vedere la bellezza del tuo Figlio, e oggi vedi la fede della tua Chiesa, che è il suo Corpo.
