Sempre nuovo e sempre lo stesso

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Quinta Domenica di Pasqua, C

Gv 13,31-35: Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

banner-niagara1Non so se vi è mai capitato di contemplare una cascata: ricordo qualche gita in montagna, o la visita alle cascate Niagara quando accompagnai i giovani alla GMG in Canada. Oppure la meraviglia delle Marmore in Umbria. 

Di fronte a queste spettacolari massa di acqua si resta come storditi. Non si riesce a smettere di guardare. È sempre uguale, ma non è mai la stessa. Nel suo fluire l’acqua è in ogni attimo imprevedibile. È sempre acqua che cade, ma non è mai simile a se stessa. Perché uno spettacolo del genere ci lascia tanto incantati? È il fascino misterioso di ciò che è sempre se stesso e allo stesso tempo sempre nuovo. 

Non sono molte le cose a questo mondo che hanno questa caratteristica: essere sempre identico e sempre nuovo. E forse è tutto qui il fascino misterioso delle cascate. 

Teniamo sullo sfondo questa suggestione, mentre ci mettiamo alla scuola delle Scritture che ci sono offerte nel nostro cammino di fede, nel tempo di Pasqua. 

C’è una parola chiave che ritorna più volte nella liturgia di questa domenica, una parola veramente decisiva nel linguaggio della fede: è proprio l’aggettivo “nuovo”. 

Nel brano tratto dal libro dell’Apocalisse, Giovanni descrive una visione grandiosa: un cielo nuovo e una terra nuova, la nuova Gerusalemme. Poi ascoltiamo nel Vangelo: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”. 

Se ci pensiamo bene, a questo mondo non c’è niente di più precario di una “novità”: tutto quello che è nuovo, dopo un istante è già superato da qualcos’altro. 

Ma il linguaggio della fede, segue criteri molto diversi. La fede cristiana, quando dice “nuovo”, dice “nuovo” sul serio. Qualcosa che è nuovo adesso, e sarà nuovo sempre, insuperato. Potremmo dire che, nel linguaggio della fede “nuovo” è sinonimo di “definitivo”, è nuovo per sempre, qualcosa che è e resta sempre tutto da scoprire, al di là del tempo che passa, qualcosa che riempie di stupore, di fascino, che appaga il cuore. 

Per intenderci, “nuovo” nel linguaggio della è solo ciò che è direttamente opera di Dio e per questo nuovo diventa sinonimo di “eterno”, ciò che resta per sempre. 

Nuovo testamento, nuova ed eterna alleanza, cielo nuovo, terra nuova, canto nuovo, comandamento nuovo… Gesù parla di un “comandamento nuovo“. Perché “nuovo“? 

Già nell’Antico Testamento Dio aveva dato il comando dell’amore; ora questo comandamento è diventato nuovo per questa aggiunta molto importante: «Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri». Ciò che è nuovo è proprio questo “amare come Gesù ha amato”. 

L’Antico Testamento non presentava nessun modello di amore, ma formulava solo il precetto di amare. Quindi avere un modello, un riferimento è già una novità di grande valore: soprattutto se pensiamo al dono totale che Gesù fa di se stesso e della sua vita. 

Ma attenzione: Gesù, per il cristiano, non è solo un modello da imitare, una icona da ammirare e al quale cercare di assomigliare. Gesù è una persona viva da incontrare. Il suo amore “nuovo” è l’amore stesso di Dio: il suo Spirito vivificante, che rende nuove tutte le cose; un amore così puro e perfetto da trasformare in bene, in vita e giustizia, anche tutte le circostanze negative. 

Ecco perché il comandamento è “nuovo”: perché non è un opera umana, ma un opera di Dio. Perché siamo chiamati ad amare non come amano gli uomini, che in fondo anche nell’amore cercano il proprio interesse. 

Amare in modo “nuovo” significa allora amare come Dio ama: in modo fedele, unico, indissolubile, senza ripensamenti, con una capacità continua di misericordia. 

Proprio perché è “nuovo”, il comandamento dell’amore, prima di essere una imposizione morale è un dono da accogliere, da contemplare, da scoprire nella sua infinita bellezza. Come le immense cascate, che non smetteresti mai di contemplare, l’amore è sempre lo stesso, ma è sempre nuovo. 

L’amore è per sempre e se non è per sempre non è amore. È la prima volta che si sente dire che un “comandamento” è una buona notizia…

 

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