Madre di Dio
La Liturgia della Chiesa non fa nessun riferimento al passaggio dell’anno civile che nei paesi occidentali è avvenuto questa notte e speriamo che insieme agli auguri dal sapore vagamente superstizioso, non ci dimentichiamo di affidare continuamente alla Provvidenza di Dio il tempo che viviamo, accogliendolo dalle sue mani come occasione di crescere nella fede e nella carità.
La festa del 1 gennaio è per noi consacrata soprattutto alla Memoria di Maria Santissima, Madre di Dio, nel ricordo dell’ottavo giorno dalla nascita di Cristo, quando – come ci ha ricordato il Vangelo – Maria e Giuseppe compirono la missione di dare il nome di “Gesù” al Figlio che era nato.
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Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile alta più che creatura
termine fisso d’etterno consiglio.
Uno dei punti più alti della letteratura italiana è senza dubbio la preghiera che Dante mette sulla bocca di San Bernardo nel paradiso della sua Divina Commedia.
L’inizio è folgorante e insieme alla leggerezza e al ritmo della poesia dantesca, raccoglie nelle prime due parole la grandezza traboccante di paradossi che contempliamo nella Vergine Maria.
Vergine Madre
Nella storia del pensiero cristiano riguardo a Maria Santissima, questi due vocaboli – che secondo lo svolgersi comune delle cose naturali sono inconciliabili – rappresentano le prime persuasioni più certe del popolo dei credenti.
Vergine, anzitutto. Quando l’Arcangelo Gabriele le portò l’annuncio della nascita del Messia Salvatore, Maria chiese che cosa dovesse fare per corrispondere al disegno divino.
E le fu rivelato che Dio non le chiedeva altro se non la sua verginità, cioè lo spazio completamente vuoto del suo “Eccomi”, la disponibilità della sua vita.
La fede della Chiesa, nello sviluppo della sua comprensione dei grandi misteri della fede, ha sempre confermato e rafforzato la sua persuasione certa, riguardo alla perpetua verginità di Maria.
«Vergine sempre, prima del parto, durante il parto e dopo il parto», ha affermato solennemente dal secondo Concilio di Costantinopoli e Sant’Agostino in una omelia natalizia diceva: «Vergine nel concepirlo, vergine nel generarlo, vergine nel portarlo in grembo, vergine dopo averlo partorito, vergine per sempre» (Disc. 186).
Lo ricorda ancora il Concilio Vaticano II, in un celebre testo di Lumen gentium ripreso dalla liturgia: con la sua nascita, Cristo «non diminuì, ma consacrò la verginale integrità della madre».
Potremmo dire che come il Signore Gesù, dopo la sua risurrezione entrò “a porte chiuse” nel cenacolo dove erano rinchiusi per paura i suoi discepoli, così anche al momento della nascita era uscito dal grembo di Maria “a porte chiuse” alla luce di questo mondo, per rivelarsi come Salvatore.
Questa insistenza della Chiesa sul tema della verginità di Maria non vuole tanto accanirsi su un aspetto della fisicità della Madre, quanto invece vuole ricordare l’iniziativa assoluta di Dio nel mistero dell’Incarnazione. Allo stesso tempo la Chiesa vuole celebrare la fiducia totale di Maria, il suo affidarsi senza riserve all’opera di Dio, come ricorda ancora Sant’Agostino: «Maria, se fu beata per aver concepito il corpo di Cristo, lo fu maggiormente per aver accettato la fede nel Cristo».
Vergine e Madre.
Il dogma della perpetua verginità di Maria è profondamente connesso a quello della sua divina Maternità.
Il titolo di “Madre di Dio” fu tributato definitivamente alla Vergine Maria nel Concilio di Efeso, ma si fondava su espressioni popolari di fede in testi che già da molti decenni erano presenti nelle preghiere dei credenti.
Ad esempio, il “Sub Tuum præsidium” è la più antica invocazione mariana che esista nella liturgia della Chiesa ed è presente in tutti i riti dell’oriente e dell’Occidente: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».
Il testo di questa preghiera è stato ritrovato in un papiro copto, ad Alessandria d’Egitto, che secondo alcuni studiosi risale addirittura al 111 dopo Cristo.
La definitiva decisione conciliare di attribuire a Maria questo titolo fu anche il frutto di un dibattito molto acceso tra i Padri della Chiesa, una discussione, forse talvolta un po’ sopra le righe, che mise bene in evidenza la passione dei credenti per la verità della fede, ma anche la portata gigantesca di questa particolare affermazione: “Madre di Dio”.
È risaputo, ad esempio, che San Cirillo d’Alessandria venne quasi alle mani, durante quel venerabile Concilio, contro quei vescovi come Nestorio di Costantinopoli che volevano escludere questo titolo dalla fede della Chiesa.
Sarebbe sufficiente chiamarla – essi pensavano – “Madre di Gesù”, o meglio “Madre del Signore”, come la definì Elisabetta nell’episodio della visitazione.
La discussione si protrasse per molto tempo all’interno della cattedrale di Efeso – dove si trovava la tomba dell’Apostolo Giovanni, il discepolo che a nome di tutti ricevette da Gesù Maria per madre – mentre la folla dei fedeli aspettava fuori l’esito della complicata decisione conciliare.
Quando ormai a notte fonda si conobbe l’esito del Concilio, l’11 ottobre del 431, i fedeli accesero delle fiaccole e percorsero le vie della città cantando e inneggiando alla Vergine Maria, la Madre di Dio.
Fu la prima fiaccolata mariana della storia cristiana.
Era evidente che il titolo di “Madre di Dio” ha a che vedere anzitutto con l’identità di Gesù Cristo, che è inseparabilmente Dio e uomo. Non mezzo Dio e mezzo uomo, come potevano riconoscere alcune mitologie pagane. Non un uomo divinizzato, che sarebbe l’emblema della superbia umana che tenta di essere Dio. Ma Dio che si è fatto uomo: totalmente e veramente Dio, totalmente e veramente uomo.
Per questo non basta dire “Madre di Gesù”, perché Gesù non esiste neppure per istante senza essere Dio come il Padre.
È evidente che il titolo “Madre di Dio” (in greco come in latino basta una sola parola Θεοτόκος, Deipara) prima di essere un complimento rivolto alla Vergine è una professione di fede: qualcuno ha detto che è la professione di fede più sintetica, perché con questa sola parola dici in realtà tutto di Gesù Cristo, dici tutto del rapporto tra Dio e l’uomo. Il titolo Θεοτόκος è il riassunto più denso del Vangelo.
Quando Gesù offrirà se stesso sulla croce per la nostra salvezza, che cosa offrirà se non quel corpo che ha ricevuto dalla Vergine Maria?
Quando Cristo continua oggi a offrire il suo Corpo nell’Eucaristia, offre quel Corpo e e quel Sangue che è stato formato e nutrito da sua madre, quel Corpo che Maria ha ricevuto dallo Spirito Santo per farlo crescere e per consegnarlo all’umanità.
Non è possibile scindere questo legame fisico tra Gesù e la Madre, perché Gesù senza Maria semplicemente non esiste e l’Eucaristia consacra per sempre questo legame.
Un celebre inno medievale canta questo mistero: “Ave verum Corpus natum de Maria Virgine”. Ave, o vero corpo, nato da Maria Vergine, che veramente patì e fu immolato sulla croce per l’uomo, dal cui fianco squarciato sgorgarono acqua e sangue: fa’ che noi possiamo gustarti nella prova suprema della morte.
L’Eucaristia dunque è sempre la memoria viva non solo del sacrificio di Cristo, ma anche la memoria viva del sì della Madre, del suo legame con il Figlio che ha portato dentro di sè, perché nella carne del Figlio si trovano le impronte della carne della Madre.
È questo il motivo per cui, subito dopo la consacrazione nella preghiera eucaristica della Messa, c’è sempre la commemorazione della Madre di Dio. Addirittura, nella Liturgia bizantina, subito dopo la consacrazione il sacerdote incensa i santi doni onorando la Vergine Maria di Dio che proprio in quel momento viene salutata con un inno speciale.
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Lo studio dei dogmi e delle prerogative di Maria Santissima non la allontanano da noi, ma al contrario la rendono a noi ancora più vicina e non solo per l’affetto e il sentimento.
Essendo totalmente con Dio, questa Donna è vicinissima a noi ed è accanto a noi come madre e sorella.
Fu la grande intuizione di San Paolo VI, che il sostegno dei Padri Conciliari, volle proclamare a ricordo del Vaticano II, un nuovo titolo mariano: “Madre della Chiesa”.
Il titolo di “Madre di Dio” nasce dalla consapevolezza che, nell’unica persona di Gesù, Dio è inseparabile dall’uomo. Allo stesso modo, con il titolo “Madre della Chiesa” noi riconosciamo che la Testa non esiste senza il Corpo. Il Cristo totale è Capo e Corpo, per cui se Maria è Madre di Cristo è anche Madre della Chiesa.
È il primo dono che abbiamo ricevuto dalla Passione di Gesù, mentre il Redentore era appeso alla Croce.
Maria Santissima semprevergine, Madre di Dio, Madre della Chiesa: sono molto più che dei semplici titoli; sono il cuore incandescente della nostra fede. La nostra vita non è mai separata da Cristo, perché ci nutriamo di lui, ricevendo quel Corpo che nacque da Maria Vergine.

Tanti auguri a Don Andrea e ai suoi seguenti e lettori. I suoi scritti, frutto del suo studio e dell’angoscia pastorale ci aiutano ad approfondire nella fede. Tanti auguri di capodanno di nuovo.
p. Eustachio.
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