oggi… paradiso…

“C’era una scritta sopra la sua testa: questi è il re dei Giudei”. È la motivazione della condanna a morte di Gesù di Nazaret, così come venne sentenziato da Ponzio Pilato. 

Il viaggio è concluso. Siamo arrivati a quella meta che l’evangelista Luca lungo tutta la sua narrazione non ha mai mancato di menzionare: Gerusalemme.

Come aveva preannunciato, Gesù è condannato come un ribelle che ha attentato alla sovranità unica dell’imperatore romano. 

Anche l’ingresso nel mondo del Figlio di Dio fatto uomo era stato accompagnato da un conflitto con l’autorità di un sovrano terreno, Erode, che aveva ordinato la strage degli innocenti, sentendo minacciato il suo trono dalla semplice esistenza di un bambino.

Erode e Ponzio Pilato sono i personaggi-simbolo del potere del mondo, un potere che sta rinchiuso dentro l’orizzonte di questo mondo, un potere frustrato dal limite di tutto ciò che è umano e quindi è segnato dal desiderio di dominio, di potere, di sopravvivere a se stesso. 

L’intenzione di chi aveva composto quella scritta e l’aveva fatta appendere sulla testa di Gesù, appeso sul Golgota e sfigurato dalle torture e dal dolore, era quella di un dileggio, di uno scherno, una cinica derisione. Ma l’effetto inaspettato è quello di proclamare le cose come stanno realmente.

In quel momento nessuno poteva comprenderlo fino in fondo, ma quella scritta esprimeva la verità più alta e illuminante della storia umana: Gesù è il re dei Giudei; è re di tutto “l’Israele di Dio”, di quanti nella fede si riconoscono figli di Abramo.

Tutti chiedono a Gesù di scendere dalla croce. Sotto sotto, era anche il vigliacco tentativo di discolparsi. Come dire: “Non è mica colpa nostra se tu sei lì sulla croce; è solo colpa tua, perché se tu fossi veramente il Figlio di Dio, il Re dei Giudei, tu non staresti lì, ma ti salveresti scendendo da quel patibolo infame. 

Dunque, se rimani lì, vuol dire che tu hai torto e noi abbiamo ragione”. 

Il dramma che si svolge sotto la croce di Gesù è un dramma universale; riguarda gli uomini di ogni tempo, posti di fronte a un Dio che mostra la sua onnipotenza e la sua grandezza nel rimanere inchiodato, torturato e nudo appeso a una croce.

In Gesù crocifisso la divinità è sfigurata, spogliata di ogni gloria visibile, ma è presente e reale. 

Solo la fede sa riconoscerla: come la fede del buon ladrone, una fede appena abbozzata, ma sufficiente ad assicurargli la salvezza.

Non lasciamo ingannare dal titolo “buon ladrone” che la tradizione gli ha attribuito, che in modo un po’ infantile potrebbe farci pensare ad un omone, tutto sommato innocuo e devoto.

Il vangelo dice semplicemente: “uno dei due malfattori”. Mal-fattore è colui che fa il male. Non c’è niente buono in lui.

Come minimo era un assassino malfamato, un sedizioso violento, un uomo senza scrupoli, una feccia di umanità. 

Eppure, proprio in quel momento, le parabole che Gesù aveva raccontato nelle campagne e nei villaggi di Galilea, cominciavano ad assumere colori e contorni più netti e anche chiari. 

Adesso capiamo: ecco chi era il figliol prodigo! Ecco chi è la moneta perduta! Ecco chi è l’uomo salvato dal samaritano! Ecco chi è la la pecora smarrita!

Ma anche: ecco chi è il buon pastore che lascia ogni sicurezza e scende nei bassifondi per essere accanto all’ultima della sue pecore e prenderla con se.

É sconcertante – per certi aspetti – notare che non c’è traccia nel cosiddetto buon ladrone di pentimento per le azioni commesse e neanche una vera richieste di salvezza.

Ciò lo distingue lo capiamo da quanto rimprovera al suo collega: “Non hai timore di Dio”. Il timore di Dio! È uno dei doni dello Spirito. Non è la paura di Dio. Ma è la coscienza che siamo davanti a Dio, che Dio è presente a tutta la nostra esistenza. 

E questo spirito del timore di Dio fiorisce nella preghiera più bella che il Vangelo ci abbia tramandato: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

“Gesù”… è molto raro nei Vangelo che gli interlocutori del Signore si rivolgano a lui semplicemente con il suo nome, senza titoli, senza onori.

Ma ora davanti al ladrone c’è solo un uomo, senza titoli e senza onori. Lo vede in croce, sfigurato, irriconoscibile, eppure un’impulso invisibile lo spinge ad affidarsi a Lui come al suo Re, al suo liberatore.

La risposta di Gesù si condensa in due parole: “Oggi” e “paradiso”. 

Anzitutto “Oggi”, non domani, non stasera, non più tardi… 

Fratelli e sorelle, la Passione e la Croce non sono una preparazione alla Pasqua, ma sono già la Pasqua, sono già la vittoria.

Ecco la fede che Gesù dona al buon Ladrone. Agli occhi del mondo, il crocifisso appare come lo sconfitto, il perdente, ma proprio per il fatto di restare lì crocifisso, Gesù ha già vinto l’odio, ha vinto il disprezzo. Proprio accettando quel trono scomodo, Gesù ha già scardinato i meccanismi perversi del male, dell’arroganza, del peccato.

“Oggi”, “con me”, “paradiso”: sono le parole che Gesù consegna a chiunque guardi a lui con fiducia, chiunque sia, anche il peggior malfattore della storia. 

E sono le parole che Gesù ripete anche a chiunque stia sulla croce, la croce dei suoi problemi, delle sue paure, dei suoi rimorsi, delle sue sofferenze.

Perché anche sulla croce si può essere con Gesù ed essere con Gesù è il paradiso.

Anche noi, poco o tanto sperimentiamo la croce nella nostra vita di ogni giorno. La croce dell’amarezza provocata dai nostri fallimenti e dai nostri peccati, ma anche le croci grandi e piccole che la vita riserva, mettendoci alla prova.

Anche noi possiamo essere tentati di urlare a Gesù: “Scendi dalla croce” o, che è lo stesso, “Fammi scendere dalla mia croce”. 

La fede – e basta la fede di un solo ultimo attimo definitivo – è chiedere piuttosto al Signore: “Ricordati di me, Signore! Fammi essere con te, nel tuo regno”.

È iniziata la Settimana Santa che culminerà con il Triduo Pasquale. Non sono i giorni di “preparazione” alla Pasqua, ma sono già la Pasqua stessa, perché in ogni momento di ciò che stiamo rivivendo c’è dentro tutto il resto.

Come nella domenica di risurrezione contempleremo ancora la piaghe aperte rosseggianti di sangue sul corpo del Signore, così nel rivivere lo strazio del suo tradimento, del giudizio, della flagellazione e della morte sulla croce, chi si lascia guidare dallo Spirito del santo timore di Dio, vede già la vittoria dell’amore, vede già il paradiso. 

“Oggi”, “con me”, paradiso.”

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  1. Avatar di E G RAFTOPOULOS E G RAFTOPOULOS ha detto:

    Carissimo fratello Don Andrea, ti ringrazio con tutto il cuore per questo splendido testo teologico e didattico…ti ringrazio e ti auguro buona Pasqua. Buona Pasqua

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