Verso l’alto con Maria

Quello che abbiamo vissuto in questi giorni è qualcosa di molto bello e molto grande.
Per una settimana intera la nostra città ha guardato alla Madre del Signore.
Bologna ha aperto le sue porte alla Madonna di San Luca e attorno a Lei si è raccolto un popolo immenso: un popolo diverso, fatto di bambini e anziani, famiglie e consacrati, giovani e malati, italiani e migranti, cattolici e ortodossi, persone vicine alla Chiesa e altre che forse da tempo non entravano in una chiesa, ma che davanti al volto della Madre sentono ancora accendersi qualcosa nel cuore.

In questo momento, al termine di questo cammino dietro a Maria, la prima parola è semplicemente: grazie.

Grazie al Signore, che continua a visitarci con una pazienza e una misericordia infinite.

Grazie alla Vergine Santa, che ancora una volta ha camminato in mezzo al suo popolo.

E grazie anche a tutti coloro che hanno reso possibile questa settimana piena di doni spirituali.
Grazie ai vescovi e ai sacerdoti che hanno annunciato la Parola e celebrato i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione; ai diaconi; ai ministri, ai ministranti, ai sacristi.

Grazie all’ufficio liturgico e ai cori.
Grazie ai campanari, che con il suono delle campane hanno quasi allargato alla città l’invito alla gioia.
Grazie alla confraternita dei Domenichini, che hanno portato il dolce peso della Madonna. Grazie al comitato femminile, per quel servizio di accoglienza spesso nascosto ma prezioso, che è il linguaggio concreto dell’amore.
Grazie alla confraternita del Santissimo, alle zone pastorali, alle parrocchie, alle associazioni.
Grazie alle comunità migranti cattoliche e alle comunità ortodosse venute in pellegrinaggio.
Grazie agli ammalati, agli anziani, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani.
Grazie agli operatori della comunicazione, che hanno permesso a tanti di unirsi alla preghiera anche da lontano.

In questi giorni abbiamo visto che la fede non è morta.
Forse è ferita, forse è stanca, forse tante volte è confusa, ma non è morta.
La nostra città attraversa un tempo di fragilità profonda.
Lo vediamo nella fatica delle relazioni, nella paura del futuro, nella difficoltà persino a generare vita e speranza.
È una crisi spirituale: quando l’uomo perde fiducia in Dio, lentamente perde fiducia anche nel domani.
Eppure questa settimana ci ha confermato che c’è ancora nel cuore del nostro popolo un desiderio di Dio che resiste.
Anche nel cuore di non pochi giovani.
E Maria continua misteriosamente a toccare questo desiderio e a dargli il calore della tenerezza.

Tutto questo avviene proprio mentre celebriamo l’Ascensione del Signore. E non è un caso.

L’Ascensione potrebbe sembrare la festa di un distacco: Gesù che sale al cielo, che si allontana.

Il Vangelo invece ci dice esattamente il contrario.
Gesù sale al Padre non per abbandonare il mondo, ma per essere presente in modo nuovo, più profondo, più universale.
Non più soltanto accanto ai suoi discepoli, in un luogo preciso della Palestina, ma dentro la vita di ogni credente, dentro la storia umana, dentro il cuore della Chiesa.
Per questo il Vangelo dell’Ascensione non termina con un addio, ma con una promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Tutti i giorni.
Non soltanto nei giorni santi.
Non soltanto quando siamo fedeli.
Non soltanto quando preghiamo bene.
Tutti i giorni. Anche nei giorni della paura.

Anche nei giorni della fatica.
Anche nei giorni del peccato e della confusione.
Anche nei giorni in cui ci sembra di non sentire più nulla.

Cristo non si allontana dalla terra: porta la nostra umanità dentro il cuore stesso di Dio.

Proprio per questo oggi assume un significato così bello il cammino che abbiamo compiuto dietro alla Madonna. Abbiamo camminato dalla Cattedrale fino a questo Santuario sul Colle della Guardia.
Abbiamo attraversato le strade della città, il nostro portico, e abbiamo guardato verso l’alto.
E forse, anche senza rendercene pienamente conto, abbiamo ritrovato la rotta autentica della vita cristiana.

La vita cristiana è un cammino verso l’alto.
Non verso l’alto dell’orgoglio, del successo, del potere.
Ma verso l’alto di Dio.
Facendoci camminare in salita, la Madonna ci ha ricordato che il nostro destino è il cielo, che siamo chiamati a vivere nel mondo senza lasciare che il mondo rinchiuda il nostro cuore dentro l’orizzonte delle cose che passano.

Quanto è importante ricordarlo oggi.
Viviamo in un tempo che continuamente schiaccia verso il basso lo sguardo dell’uomo.
Tutto ci spinge verso il basso: le paure, gli egoismi, il denaro, la violenza delle parole, la superficialità, le prigioni del digitale, il cinismo, perfino una certa tristezza che sembra aver avvolto il nostro tempo.

L’Ascensione ci obbliga a guardare in alto — non per disprezzare la terra.
Gli Apostoli non vengono invitati a fuggire dal mondo, non vengono mandati a chiudersi in una nostalgia spirituale.
Gesù li invia dentro la storia: «Andate e fate discepoli tutti i popoli».

Il cielo non ci allontana dalla città. Ci insegna ad amarla veramente.

Solo chi guarda verso Dio impara a guardare bene anche gli uomini.
Solo chi desidera il cielo può costruire sulla terra qualcosa che non sia disumano.
Solo chi conosce il destino eterno dell’uomo può custodire davvero la pace, la giustizia, la dignità dei poveri, il perdono, la fraternità.

Noi siamo saliti verso l’alto non per dimenticarci della città, ma per riportare Bologna dentro il cuore di Dio.

E Maria ci precede in questo cammino. Lei è già dove noi siamo chiamati ad arrivare. L’Ascensione di Cristo e l’Assunzione della Vergine ci ricordano insieme qual è il destino finale dell’umanità: non il nulla, non la morte, non il buio, ma la comunione eterna con Dio.

Per questo la Madonna di San Luca da secoli scende verso la città e risale sul Colle insieme al suo popolo. È quasi una parabola vivente della vita cristiana.
Maria scende per cercarci. E poi ci conduce verso l’alto.
Ci prende dentro le fatiche della terra e ci riporta verso il cielo.

E allora, mentre Lei torna alla sua casa sul Colle, chiediamo una grazia molto semplice e molto grande: che il Signore lasci dentro di noi una nostalgia del cielo. Un desiderio più forte di santità. Una fede più semplice e più coraggiosa. Una carità più concreta. Una speranza più grande delle nostre paure.

Quando torneremo alle nostre case, al lavoro, ai problemi, alle ferite della vita, ricordiamoci di questo cammino.
Ricordiamoci del volto pensoso della Madre.
Ricordiamoci della strada che abbiamo salito insieme.
Ricordiamoci di avere alzato gli occhi verso il cielo.

La vera tragedia dell’uomo non è cadere.

La vera tragedia è smettere di guardare in alto.

Signore Gesù Cristo,
che oggi sei asceso al cielo
senza abbandonare il tuo popolo pellegrino sulla terra,
al termine di questa giornata di grazia,
ti affidiamo con riconoscenza
i Domenichini
e tutti coloro che nei secoli 
ci hanno preceduto
nel devoto servizio 
alla Madonna di San Luca.
Tu solo conosci le loro fatiche silenziose,
le preghiere, i passi, 
le lacrime e la gioia
con cui hanno custodito 
attraverso le generazioni
questa devozione amata 
dal popolo bolognese.
Accoglili ora nella luce del tuo Regno,
dove la speranza trova compimento
e il pellegrinaggio terreno 
giunge alla pace.
E dona anche a noi, Signore,
di trasmettere con fedeltà 
alle nuove generazioni
la gioia del Vangelo,
l’amore alla tua Madre santissima
e la speranza del cielo,
perché questa antica tradizione
continui ancora nei secoli
a guidare il nostro popolo verso di Te,
che regni glorioso alla destra del Padre
nei secoli dei secoli. Amen.

Regina cœli…

Lascia un commento