dall’altare alla vita

Questa festa venne istituita nel Medio Evo come occasione per ripensare, con gratitudine e commozione, a quanto il Signore fece il Giovedì Santo.

Un impulso decisivo venne dal miracolo eucaristico di Bolsena, il cui corporale macchiato del Sangue uscito dal pane eucaristico fu portato a Orvieto davanti a papa Urbano IV.
Ma al di là del prodigio, la celebrazione di oggi vuole essere una giornata intrisa di stupore e di gratitudine per il dono dell’Eucaristia.

Attraverso di essa, si abbatte realmente la barriera del tempo e l’incontro con Cristo si realizza oggi, adesso, qui.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato parole che continuano a scandalizzare e ad affascinare: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui».

Gesù non dice semplicemente: chi mi ricorda, chi pensa a me, chi ammira il mio insegnamento. Dice: chi mangia la mia carne rimane in me e io in lui. L’Eucaristia non ci mette soltanto davanti a Cristo: ci introduce dentro la sua vita.

Qualche tempo fa abbiamo realizzato per 12PORTE delle interviste alla gente per la strada. Domande del tipo: «Mi saprebbe dire che cos’è la Messa?». Chiedevamo anche il motivo per cui la Chiesa festeggi la domenica e non un qualsiasi altro giorno della settimana…

L’ignoranza è sempre brutta. Ma noi credenti avremmo molto di cui vergognarci: siamo incapaci di esprimere in parole i concetti fondamentali della nostra fede.

Diamo l’impressione di fruire la celebrazione eucaristica come se fosse un intrattenimento.
«Che bella messa!», ci viene da dire, talvolta.

Ma bella perché? Perché il prete ha parlato bene? Perché ti sono piaciuti i canti? Perché ti sei commosso?

«Non veniamo a guardare qualcosa che accade davanti a noi, ha detto il Papa pochi giorni fa. Non siamo pubblico. Siamo coinvolti personalmente nel mistero che celebriamo. La Messa non è uno spettacolo ben riuscito o mal riuscito: è Cristo che ci prende con sé e ci introduce nella sua offerta al Padre».

Benediciamo allora la Provvidenza che ci dona questa festa, che rimette davanti a noi il mistero della nostra fede: annunciamo la morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione, attendiamo la sua venuta.

Una volta un signore che prendeva lo spritz ad un tavolino in centro rispose alla mia intervista con un certo piglio: «La Messa è la commemorazione dell’Ultima Cena, quando Gesù spezzò il pane e diede il vino». 

Forse qualcuno penserà che aveva ragione, invece no.

Nell’Ultima Cena Gesù disse: «Questo è (adesso) il mio corpo che (domani) sarà donato per voi. Questo è (adesso) il mio sangue che (domani) sarà versato per voi e per la moltitudine».

Cosa accadde dunque?

Accadde che Gesù, con il gesto compiuto nella Cena, anticipa in modo reale l’evento del Calvario.

Pietro e gli altri apostoli, quella sera — in cui Gesù non era ancora stato crocifisso — nutrendosi dell’Eucaristia partecipano realmente alla sua passione, morte e risurrezione prima ancora che accadesse cronologicamente.

L’Eucaristia spezza la barriera del tempo. L’Eucaristia è la Pasqua di Cristo qui e adesso.

Dicendo «Fate questo in memoria di me», Gesù non ci ha comandato di ripetere una cena, ma di partecipare alla sua Pasqua, al dono estremo della sua vita.

Dal sacrificio di Cristo sulla Croce scaturì un’onda di rinnovamento e di santificazione: ed è attraverso l’Eucaristia che quell’onda arriva a noi, realmente, dal Calvario e dal Sepolcro vuoto.

L’Eucaristia non è solo Corpo e Sangue — non dimentichiamolo mai: è Corpo immolato e Sangue versato.

L’altare sul quale celebriamo non è una tavolata: l’altare rende presente la Croce di Cristo, l’altare è la pietra ribaltata del sepolcro.

Ecco perché nel momento culminante del rito diciamo: «Annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua risurrezione».

Abbiamo questa consapevolezza? Quando diciamo «Che bella messa!», lo diciamo perché ci siamo lasciati segnare nel profondo dalla grazia sanante di Cristo, il Crocifisso risorto?

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«Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi»: Gesù ha desiderio di noi, ci attende.

E noi, abbiamo veramente desiderio di Lui? Desideriamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui? Oppure siamo indifferenti, distratti, pieni di altro

Dalle narrazioni dei Vangeli sappiamo che Gesù conosce bene la realtà dei posti rimasti vuoti al banchetto.

I posti vuoti al banchetto del Signore, con o senza scuse, sono per noi ormai non una parabola, ma la triste realtà di una cristianità che ha perso il suo cuore.

«Forse molti – sono ancora parole di papa Leone – hanno smesso di venire a Messa perché non ne vedono l’utilità. Ma l’Eucaristia non è utile: è necessaria. Non produce qualcosa, non aumenta il rendimento della settimana. Ci ricorda invece chi siamo davanti a Dio e ci restituisce all’essenziale».

* * *
Dunque, quella notte, Gesù compì alcuni gesti che ritroviamo tutti nella liturgia eucaristica: 
* prese il pane,
* rese grazie al Padre,
* lo spezzò
* lo diede, dicendo che era il suo Corpo. 

Dopo aver preso il pane e il vino collocandoli sull’altare li separa dal cibo comune.
Poi il prete non ripete solo le parole di Gesù come una formula magica: entra come Gesù nella grande preghiera di rendimento di grazie e di offerta.

«In alto i nostri cuori», «Rendiamo grazie al Signore nostro Dio»: sono le ultime parole che il sacerdote rivolge al popolo. Da quel momento tutto è orientato solo a Dio Padre, con il cuore stesso del Figlio. Anche le parole “Prendete e mangiate” fanno parte del grande rendimento di grazie a Dio per quanto compiuto attraverso il suo Figlio.

Gesù ha fatto della sua morte una preghiera, una lode, un canto d’amore, un’offerta al Padre per la salvezza degli uomini.

La Messa non può che essere anzitutto una preghiera. Non veniamo ad ascoltare un prete o a intrattenerci con dei canti più o meno suggestivi: veniamo per entrare nella preghiera di Gesù, in quella energia immensa che trasforma perfino la morte più atroce in amore purissimo.

* * *
«Il pane che noi spezziamo, – abbiamo ascoltato da Paolo – non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo».

Nella comunione eucaristica, Cristo ci trasforma in Sé: la nostra individualità viene liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione delle Persone divine.

Ricordiamo sempre che l’Eucaristia non è solo “Corpo e Sangue”: è “Corpo per…” e “Sangue per…”. L’Eucaristia è la presenza reale di Cristo nell’atto di donare se stesso per noi.

Il suo «Corpo per…» trasforma anche il nostro in un «Corpo per…»: L’Eucaristia ha la forza di trasformare dall’interno la nostra vita in un dono d’amore.

Papa Leone sta sviluppando proprio in queste settimane delle catechesi sulla Liturgia e proprio a questo proposito ha detto: «Se dopo aver ricevuto il Corpo donato di Cristo continuiamo a vivere solo per noi stessi, allora abbiamo partecipato al rito, ma non abbiamo ancora lasciato che il mistero trasformasse la nostra vita».

È dall’Eucaristia che i preti traggono la forza per essere preti, i mariti per amare le mogli, le mogli per amare i mariti, i genitori per amare i figli e i figli, i genitori.

È dall’Eucaristia che traiamo la forza per il nostro impegno nel mondo, per il lavoro, le responsabilità, per la carità fraterna, ma anche quelle straordinarie risorse di pensiero, di cultura, di creatività, di civiltà.

«Nulla nella vita cristiana – ha detto il papa – nasce da noi. Tutto nasce dall’Eucaristia e tutto vi ritorna. La carità, la missione, l’educazione dei figli, il servizio ai poveri: tutto ha la sua sorgente qui

Dicevamo che l’Eucaristia abbatte la barriera del tempo: è per questo Sacramento che Cristo è oggi e non prigioniero del passato.

E abbatte la barriera del tempo anche tra di noi, con chi ci ha preceduto nel cammino della vita. È questo il motivo per cui facciamo celebrare volentieri la Messa per i nostri defunti

L’Eucaristia ci unisce nello stesso momento al paradiso e al mondo: ci spinge a soccorrere i poveri e i sofferenti, ma anche a riconoscere che l’eternità è già cominciata, che passano i cieli e la terra, ma chi è di Cristo non passerà mai.

Celebriamo la tua morte.
Annunciamo la tua risurrezione.
Attendiamo la tua venuta.
Vieni, Signore Gesù.

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