prima messa dei beati martiri

Dopo la beatificazione di ieri, siamo venuti qui celebrare la Messa sul luogo del martirio di don Ubaldo.

Il giovane prete stava salendo più su, a Cerpiano, dove avrebbe dovuto celebrale Messa nel giorno di San Michele Arcangelo. Ma la sua ascesa fu interrotta qui a Casaglia, presso questo tabernacolo scomparso. 

L’altare che gli uomini hanno distrutto non è riuscito a cancellare il sacrificio che qui è stato offerto. 

Anzi, oggi comprendiamo che quel sacrificio è entrato nel sacrificio stesso di Cristo.

Siamo qui, infatti, non semplicemente per ricordare ciò che è accaduto ottantadue anni fa. 

Siamo qui perché oggi, su queste pietre, l’Eucaristia rende nuovamente presente Cristo, il Crocifisso risorto. E nella luce di Cristo possiamo finalmente comprendere anche la vicenda del beato Ubaldo e dei suoi compagni.

Don Ubaldo non ha cercato la morte. 

Non è andato incontro al martirio come un eroe alla ricerca della gloria. 

È rimasto semplicemente al suo posto. 

È rimasto con la sua gente. 

Ha condiviso fino in fondo la sorte del gregge che gli era stato affidato.

E proprio qui sta la grandezza della sua testimonianza.

Don Ubaldo aveva trovato l’Eucaristia custodita in questa Chiesa e ancora una volta aveva spezzato per la sua comunità il Pane di Cristo. 

Non siamo qui soltanto davanti al luogo dove un uomo è stato ucciso, insieme a tanta gente innocente. 

Siamo davanti al luogo dove un sacerdote ha portato a compimento la sua appartenenza a Cristo.

Gli uomini hanno commesso un delitto.

La grazia di Dio ne ha fatto una testimonianza.

Questa è la logica misteriosa della Croce.

La memoria cristiana non è la memoria del rancore.

La Chiesa ricorda le vittime, custodisce i nomi dei suoi martiri, ne onora la testimonianza; ma non vive guardando indietro per alimentare l’odio. 

Guarda ai martiri perché attraverso di loro torna a vedere Cristo.

E oggi, qui, il nome di Ubaldo, Elia, Martino e Giovanni ci conduce al nome di Gesù.

Il martire non ci dice: «Guardate quanto sono stato forte».

Ci dice: «Guardate quanto è fedele Cristo».

Il martire ci domanda se siamo ancora disposti a pensare secondo Dio e non secondo gli uomini; se sappiamo riconoscere che la vera vittoria non appartiene alla violenza, al potere, alla forza, ma a Cristo Crocifisso.

Qui è stata versata una quantità enorme di sangue innocente. 

Ma oggi noi non veniamo a contemplare la morte: veniamo a celebrare la vita.

Perché questa è l’ultima parola dell’Eucaristia.

Il sangue dei martiri, come il sangue di Cristo, non è l’ultima parola.

L’ultima parola è la Risurrezione.

Per questo oggi possiamo celebrare la Messa proprio qui.

L’altare è stato distrutto, ma l’Eucaristia non è stata distrutta.

La Chiesa è stata ferita, ma Cristo non è stato vinto.

E oggi la Chiesa, riconoscendo questi preti come beati, ci dice che la loro vita continua a parlare.

Parla a noi.

Ci ricorda che il cristianesimo non è anzitutto una dottrina che conosciamo, né una tradizione che conserviamo. 

È l’appartenenza a una Persona: Gesù Cristo, morto e risorto per noi.

E ci ricorda che la nostra speranza non è fondata sulla capacità degli uomini di costruire un mondo senza dolore e senza morte.

La nostra speranza è fondata sulla promessa di Dio: che nessuna vita donata per amore è perduta.

Abbiamo l’onore singolare di celebrare la prima messa qui dopo la beatificazione.

L’onore di pronunciare liturgicamente i loro nomi, in particolare del beato Ubaldo.

Voglio pensare a questa messa, come se fosse quella che don Ubaldo non è riuscito a celebrare nel rito con i bambini dell’asilo, ma che ha celebrato con il martirio del suo sangue unito a quello di Cristo. 

Chiediamo in particolare qui al Beato Ubaldo di intercedere per noi.

Che ottenga ai sacerdoti la fedeltà alla propria vocazione.

Alle nostre comunità, la forza di rimanere unite attorno all’Eucaristia.

A tutti noi, il coraggio di vivere il Vangelo senza compromessi.

E al nostro mondo, così ancora ferito dalla guerra e dalla violenza, il dono della pace.

La foto che lo ritrae forse ancora ai tempi del seminario, colpisce per la mitezza dei suoi occhi.

Il Signore è fedele alle sue promesse.

Là dove gli uomini hanno seminato morte, Dio ha fatto germogliare la santità; 

là dove sembrava esserci soltanto una fine, 

Dio ha manifestato la vittoria della Croce; 

là dove tutto sembrava distrutto, Dio continua a celebrare la vita del tuo Figlio.

A Lui, Cristo morto e risorto, sia la gloria nei secoli dei secoli.

Amen.

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