San Petronio in San Pietro

C’è qualcosa di singolare nel celebrare oggi la festa di san Petronio, non nella Basilica che porta il suo nome, ma qui, nella Cattedrale di San Pietro. 

Proprio questo luogo ci aiuta a comprendere più profondamente chi è san Petronio per Bologna.

La Basilica di San Petronio custodisce la memoria visibile, monumentale, perfino fisica del nostro Patrono, custodendo le sue reliquie. Questa Cattedrale custodisce invece un’altra memoria: quella della Cattedra episcopale. Qui, attraverso i secoli, il successore di Zama e di Petronio ha continuato a insegnare, a celebrare, a confermare nella fede il popolo cristiano.

E allora, celebrando san Petronio qui, non siamo fuori dalla sua casa. Siamo dentro quella continuità ecclesiale di cui egli stesso è stato un anello decisivo.

Petronio è vissuto sedici secoli fa. Eppure la sua presenza non appartiene semplicemente al passato. Un santo non è mai soltanto una figura della memoria. È qualcuno che, vivendo ormai in Cristo, continua ad appartenere alla Chiesa e continua a parlarci.

Ma che cosa può dire a noi, oggi, un vescovo del V secolo?

Forse la prima cosa è molto semplice: ci ricorda che la Chiesa non nasce da noi.

Noi arriviamo dopo. Arriviamo dentro una storia che non abbiamo cominciato noi e che non terminerà con noi. Riceviamo una fede, una parola, un Vangelo, una Tradizione. Riceviamo una Chiesa che altri hanno edificato con la loro predicazione, con la loro preghiera, con la loro carità e, talvolta, con il sacrificio della vita.

San Petronio appartiene a questa storia ricevuta.

La Cattedra episcopale che è qui davanti a noi, non è anzitutto una sedia, né un simbolo di prestigio. È il segno di un ministero: quello di colui che è chiamato a insegnare la fede ricevuta dagli Apostoli e a custodire il popolo di Dio nella verità del Vangelo.

Per questo san Petronio non ci interessa soltanto perché è stato un grande personaggio della storia di Bologna. Ci interessa perché è stato un vescovo della Chiesa di Cristo.

Ed è proprio qui che la sua figura diventa sorprendentemente attuale.

Petronio visse in un tempo complesso: un mondo che vedeva dissolversi molte delle proprie certezze, istituzioni pubbliche indebolite, trasformazioni profonde, popolazioni che si spostavano, una società nella quale ciò che sembrava stabile non lo era più.

Non è necessario forzare i paragoni con il nostro tempo per riconoscere una cosa: anche noi viviamo dentro una grande trasformazione.

E quando un’epoca cambia, la tentazione è quella di pensare che la Chiesa debba semplicemente adattarsi al cambiamento, assumendone ogni volta il linguaggio, le categorie, le sensibilità.

Petronio ci ricorda qualcosa di diverso.

La Chiesa può attraversare tutti i cambiamenti della storia proprio perché non ha nella storia il proprio fondamento ultimo.

Il suo fondamento è Cristo.

È questo, in fondo, il grande insegnamento di ogni santo vescovo: non attirare l’attenzione su di sé, ma riportare la Chiesa a Cristo.

Petronio non ci consegna un programma politico, né una nostalgia del passato. Ci consegna la persuasione che una città, una cultura, una comunità umana possono vivere veramente quando non dimenticano la domanda fondamentale sull’uomo e sul suo destino.

E questa domanda, per un cristiano, ha un nome: Gesù Cristo.

Da Cristo sappiamo chi è l’uomo.

Da Cristo sappiamo che la vita non è semplicemente ciò che riusciamo a costruire in questo mondo.

Da Cristo sappiamo che ogni uomo, qualunque sia la sua origine, la sua condizione, la sua storia, porta una dignità che non gli viene concessa da nessun potere umano.

Da Cristo impariamo che la verità non è il contrario della carità e che la carità non è il contrario della verità.

È significativo che la tradizione bolognese abbia riconosciuto in Petronio un padre.

Un padre non è colui che semplicemente asseconda i propri figli. È colui che li genera alla verità, che custodisce ciò che hanno ricevuto e che, proprio per questo, sa anche correggere, ammonire, indicare una strada.

È questa una delle responsabilità più grandi della Chiesa: non limitarsi a confermare ciò che già pensiamo, ma avere il coraggio mite del Vangelo.

Dire che il bene è bene e che il male è male.

Ricordare all’uomo che la sua libertà non coincide con il semplice poter fare ciò che vuole.

Ricordare che la verità non diventa vera perché è condivisa dalla maggioranza e non cessa di essere vera perché è diventata impopolare.

E nello stesso tempo ricordare che la verità cristiana non è mai un’arma con cui colpire qualcuno: è una luce che per prima cosa deve giudicare e convertire noi.

Oggi non ricordiamo soltanto un grande bolognese del passato.

Siamo venuti a chiedere a un santo di intercedere per noi.

A chiedergli che la Chiesa di Bologna non perda la fede ricevuta.

Che i suoi sacerdoti sappiano ancora annunciare Cristo senza vergognarsi del Vangelo.

Che i suoi pastori abbiano la libertà e insieme l’umiltà di insegnare la verità.

Che i suoi fedeli non si accontentino di appartenere a una tradizione, ma tornino ad appartenere realmente a Cristo.

Che le nostre parrocchie siano luoghi nei quali l’uomo possa ancora incontrare la verità, il perdono, la misericordia, la speranza.

E che Bologna continui a essere una città capace di accogliere, di studiare, di curare, di creare, di costruire relazioni, di prendersi cura dei più deboli: non semplicemente perché questo appartiene alla sua storia, ma perché tutto questo nasce, per il cristiano, dalla novità di Cristo.

Chiediamo a san Petronio che ci aiuti a non perdere ciò che lui ha custodito; che ci aiuti a riconoscere, in mezzo a tutte le trasformazioni del tempo, ciò che non può cambiare; che ci aiuti a rimanere fedeli a Cristo, perché soltanto rimanendo in Lui la Chiesa di Bologna potrà continuare ad avere un’anima.

San Petronio, padre e pastore della Chiesa bolognese, prega per noi.

Prega per la nostra città.

Prega per il nostro Vescovo e per tutti i suoi sacerdoti.

Prega per il popolo cristiano che ti è affidato.

E ottienici soprattutto la grazia di quella fedeltà semplice e grande che fu la tua: non vivere per noi stessi, non cercare noi stessi, ma condurre ogni uomo all’incontro con Gesù Cristo, unico Signore, unico Salvatore, unica speranza della Chiesa e del mondo.

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