un amore così grande

«Il Regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio».

Questa frase del Vangelo da sola è un condensato di tutta la rivelazione cristiana. In queste poche parole c’è tutto.

Perché il disegno di Dio è proprio la storia di un matrimonio impossibile: come è impossibile unire la perfezione con l’imperfezione, l’infinito con il limite, la santità con i peccatori. Un matrimonio impossibile, ma voluto a tutti i costi. Dio ama così tanto la sua creatura da volerla unire a se stesso, in modo indissolubile.

La nostra stessa chiamata alla vita è un enorme invito alla festa, al cosmico banchetto di nozze che il Padre ha voluto per il suo Figlio amato.

Forse è proprio questo il motivo per cui la missione pubblica di Gesù in mezzo a noi iniziò a Cana con un banchetto di nozze e si è conclusa con il banchetto dell’ultima Cena.

In quell’ultimo pasto di festa, sotto i segni del pane e del vino, il Figlio di Dio si è consegnato a noi come «Corpo dato» e «Sangue versato», come Agnello del sacrificio “che toglie i peccati del mondo”, come “pane vivo” che ci scampa dalla morte e ci da forza per il nostro cammino verso la patria eterna.

Potremmo dire che Matrimonio ed Eucaristia sono l’inizio e il culmine della missione di Gesù e per certi aspetti ne sono il filo conduttore. 

Possiamo anche notare che tanto il sacramento del Matrimonio (santificato a Cana) quanto quello dell’Eucaristia (istituito nel cenacolo) dureranno finché dura la storia, finché, come si dice nel rito, “morte non vi separi”.

Finché viviamo in questo mondo, sappiamo di poter trovare nei sacramenti, non solo la presenza del Signore, ma anche la sua forza, la sua consolazione e la sua gioia.

In paradiso, però, non ci sarà marito o moglie, non ci sarà eucaristia, non ci sarà perdono, non ci sarà la Scrittura. Ci sarà molto di più: avremo il pieno possesso dell’Amore, perché Dio – che è l’Amore – sarà tutto in tutti.

L’unico grande Matrimonio, che comprenderà tutto, sarà quello tra Cristo e l’umanità rinnovata; l’unica Eucaristia sarà quel banchetto senza fine di cui ci ha parlato il profeta Isaia, quando Dio «eliminerà la morte per sempre…asciugherà le lacrime su ogni volto, farà scomparire da tutta la terra, la vergogna del suo popolo» che è il peccato.

Sì, davvero il regno dei cieli «è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio». 

Queste nozze straordinarie, tra Dio e l’uomo, sono iniziate quando – come ricordiamo nella preghiera dell’Angelus – «l’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria ed ella concepì per opera dello Spirito Santo», cioè quando il Figlio di Dio unì in modo unico, fedele e indissolubile nella sua persona, la natura divina e la natura umana; quando l’eterno e onnipotente Figlio di Dio divenne un bambino da crescere, figlio di Maria; quando il Figlio di Dio sposò per sempre in se stesso il divino e l’umano.

Questo immenso progetto nuziale di Dio si va sviluppando di giorno in giorno nella vita della Chiesa: attraverso la grazia e la carità, Dio chiama ogni uomo, come persona concreta, alla comunione con Cristo.

Tutti noi, per la vita battesimale che abbiamo ricevuto in dono, siamo stati introdotti in questa realtà santa e bellissima.

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Il disegno di Dio però, lo sappiamo bene – e non ce lo nascondiamo – non si è ancora compiuto definitivamente in noi.

Lo possiamo constatare ogni giorno, quando il nostro peccato e la nostra fragilità spirituale e materiale ci fa rendere conto che siamo ben lontani dall’essere pienamente uniti al Signore. 

Ricordiamo quella parola travolgente che Gesù disse la sera dell’ultima Cena: «Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione» (Lc 22,15).

Era proprio il desiderio dello sposo per la sua sposa. Gesù ha desiderio di noi, ci attende, vuole renderci una cosa sola con lui. 

La pagina evangelica di questa domenica, però, ci spinge a chiederci con sincerità: ma noi, francamente, abbiamo desiderio di lui? C’è dentro di noi la spinta ardente ad incontrarlo? Cerchiamo la sua vicinanza, quel diventare “una cosa sola con Lui”, di cui egli ci fa dono nella santa Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, pieni di altro? 

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Come quella di domenica scorsa, la parabola che abbiamo ascoltato oggi contiene tutta la storia della salvezza, dalla prima chiamata alla fede del popolo di Israele a cui Dio mandò i suoi primi servi, i profeti; fino a quando, dopo la drammatica distruzione di Gerusalemme (a cui allude con impressionante realismo la parabola), Dio mandò altri servi, gli apostoli: essi avevano l’ordine di estendere questa volta l’invito a tutti gli uomini, di qualsiasi condizione, cattivi e buoni, per celebrare la festa del suo Figlio.

«Andarono chi al suo campo, chi ai suoi affari…». 

Si rifiuta l’invito del Signore alle nozze semplicemente perché si va dietro al dio mammona, perché mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri piccoli interessi.

Gesù conosce  bene la realtà dei posti vuoti al suo banchetto, la risposta negativa, il disinteresse per lui e per la sua vicinanza. 

E i posti vuoti al banchetto nuziale del Signore – con o senza scuse esplicite – sono per noi, ormai da tempo, non una parabola, bensì una triste realtà in queste nostre terre, che per secoli hanno ricevuto in modo straordinariamente abbondante il Vangelo, la predicazione della Chiesa e i sacramenti.

Tutti noi siamo invitati a partecipare al banchetto del Signore, ma l’invito alla festa chiede anche una risposta: la grazia ricevuta deve diventare una vita trasformata.

La celebrazione eucaristica che stiamo vivendo è una misteriosa anticipazione della festa finale del Cielo: ogni domenica il Signore ravviva l’ardente desiderio di unirsi a noi, ma dobbiamo parteciparvi con l’abito nuziale della sua grazia. 

Il sacramento della Riconciliazione è il dono attraverso il quale Dio ci restituisce, ogni volta che lo abbiamo perduto, la grazia e la bellezza dell’abito nuziale.

L’Eucaristia, il Matrimonio, la Confessione… tutto questo un giorno finirà perché ci sarà dato molto di più: quella grande, meravigliosa unione nuziale che Dio desidera da sempre con l’umanità e con ciascuno di noi.

«Rallegriamo ed esultiamo. Sono giunte le nozze dell’Agnello, la sua sposa è pronta». (Ap 19).

Sono le parole del cantico che ogni domenica la Chiesa innalza nella liturgia del tramonto, quando rende grazie al suo Sposo per l’ardente e appassionato desiderio, con il quale sa di essere perdutamente amata.

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