Tutti i Santi 2026
La festa di Tutti i Santi ci mette davanti agli occhi una realtà immensa: una moltitudine che nessuno può contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. È la visione dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato.
Sono uomini e donne che hanno attraversato la storia, hanno vissuto le nostre stesse fatiche, conosciuto la debolezza, la tentazione, la sofferenza e la morte. Ora stanno davanti al trono di Dio, nella gioia della sua presenza.
Non parliamo soltanto dei santi del calendario, che la Chiesa ci presenta come modelli e riferimenti speciali. Pensiamo soprattutto a quella moltitudine di fratelli e sorelle nei quali Dio ha compiuto le sue meraviglie.
Questa moltitudine non è estranea alla nostra vita. Non è un popolo lontano, appartenente al passato o a un futuro che ancora non conosciamo. È la nostra famiglia.
La Chiesa, infatti, non è soltanto quella che vediamo, quella che si riunisce nelle nostre parrocchie. È un popolo immenso, una comunione che attraversa la morte, perché Cristo ha vinto la morte.
È questo il motivo per cui li invochiamo, per cui amiamo circondarci delle loro immagini, soprattutto quando siamo riuniti per l’Eucaristia. È il motivo per cui custodiamo le loro reliquie e andiamo pellegrini nei luoghi dove hanno vissuto.
Qualcuno potrebbe pensare che siano aspetti secondari della fede, tradizioni che accompagnano la vita cristiana, ma che non appartengono al suo centro.
Il centro della nostra fede, infatti, è Gesù Cristo. È lui il nostro Salvatore, è lui che ci riconcilia con il Padre, ci dona lo Spirito Santo e ci apre la vita eterna.
Ma proprio perché Cristo è il centro, possiamo comprendere il posto dei santi.
I santi non sono persone che si sono salvate da sole. Non hanno raggiunto una perfezione indipendente da Dio. Sono uomini e donne nei quali la grazia di Cristo ha portato frutto. È Cristo che ha operato in loro, li ha sostenuti, perdonati, trasformati e condotti alla gloria.
La festa di Tutti i Santi è, prima di tutto, una festa di Cristo: celebriamo la vittoria della sua grazia, capace di raggiungere ogni creatura e di trasformarla.
Quando preghiamo un santo, non ci rivolgiamo a una divinità diversa da Dio. Non cerchiamo qualcuno che prenda il posto del Signore, come se Dio fosse troppo lontano o non ascoltasse le nostre preghiere.
Chiediamo a un fratello, a una sorella che vive nella gloria di Dio, di pregare con noi e per noi.
È quello che facciamo anche nella vita quotidiana: quando abbiamo bisogno di aiuto, chiediamo a qualcuno che ci vuole bene di ricordarsi di noi, di sostenerci con la sua preghiera. Non pensiamo che il suo amore sia in concorrenza con quello di Dio. Al contrario, sappiamo che l’amore fraterno è un dono che viene da lui.
La morte non ha cancellato l’appartenenza dei santi a Cristo, né ha spezzato la carità che li unisce a lui e anche a noi.
La Chiesa ci insegna che siamo un solo popolo, un solo Corpo. Alcuni sono ancora pellegrini sulla terra, altri si purificano, altri contemplano già la gloria di Dio. Ma tutti apparteniamo a Cristo e siamo uniti nella sua carità.
Ecco perché possiamo chiedere l’intercessione dei santi: non perché abbiano un potere autonomo, ma perché partecipano della vita di Cristo.
È una cosa bellissima: non siamo soli davanti a Dio.
Le immagini e le reliquie dei santi ci ricordano che la grazia di Dio ha raggiunto persone concrete. La santità non è un’idea astratta, un sogno irraggiungibile. Ha un volto: il volto di uomini e donne che hanno vissuto la fede nella loro storia, nelle loro relazioni, nelle loro fatiche, nel loro servizio.
Non è una ricerca di qualcosa di magico, né il desiderio di possedere una forza misteriosa indipendente da Dio.
Le reliquie, in particolare, ci ricordano che Cristo ha salvato l’uomo intero.
Il Figlio di Dio si è fatto carne. Ha assunto la nostra umanità, è morto ed è risorto con il suo corpo. La nostra fede non è la speranza di liberarci del corpo, ma la speranza della risurrezione.
Anche il corpo dei santi, dunque, ha un significato. Quelle reliquie ci parlano di una vita raggiunta dalla grazia di Cristo. Ci ricordano che la santità non è soltanto un sentimento o una disposizione interiore: è una vita umana concreta, vissuta nella carne, nella storia, nelle relazioni. E quella carne è destinata alla risurrezione.
Tutto questo ci conduce alla gioia della festa di oggi.
San Giovanni, nella sua prima lettera, ci ha detto una cosa straordinaria: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!».
Non dice soltanto che un giorno saremo figli di Dio. Dice che lo siamo adesso.
È questo il dono del Battesimo: Cristo ci ha uniti a sé, ci ha fatti partecipi della sua vita, ci ha introdotti nella famiglia di Dio.
Allo stesso tempo però, non sappiamo ancora pienamente che cosa saremo, perché essere figli di Dio è una realtà che ci oltrepassa nella natura.
La nostra vita è ancora in cammino: siamo fragili, peccatori, abbiamo bisogno di conversione. Ma la nostra speranza non si fonda sulla capacità di raggiungere una perfezione senza difetti. Si fonda su Cristo.
I santi sono la prova che questa speranza non è vana. Sono uomini e donne che hanno accolto Cristo, lo hanno seguito, lo hanno amato e sono diventati simili a lui.
Le Beatitudini che abbiamo ascoltato nel Vangelo ci mostrano proprio questo. Gesù proclama beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, coloro che soffrono per la giustizia.
Ma le Beatitudini sono anzitutto il ritratto di Gesù stesso. È lui il vero povero in spirito, il mite e il misericordioso, il puro di cuore, l’operatore di pace. È lui che ha attraversato la morte e ha aperto la strada della vita.
I santi sono coloro che, accolti dalla sua grazia, sono diventati simili a lui.
La loro gloria ci fa desiderare una vita nuova. La loro preghiera ci sostiene. La loro testimonianza ci ricorda che il Vangelo è possibile.
Tra poco, nella celebrazione dell’Eucaristia, canteremo il Santo. Non saremo soltanto noi a cantare: la nostra voce si unirà misteriosamente a quella di tutta la Chiesa, a quella dei santi e degli angeli che contemplano il Signore.
È come se si aprisse davanti a noi una finestra sul paradiso. Comprendiamo che la liturgia non è soltanto un gesto che compiamo sulla terra: è partecipazione alla vita di Cristo, che unisce la sua Chiesa attraverso il tempo e lo spazio.
Non siamo soltanto spettatori della santità degli altri. Siamo figli di Dio, siamo chiamati a vivere nella sua grazia, siamo accompagnati dalla preghiera dei santi.
Guardiamo loro con gratitudine. Invochiamoli con fiducia. Veneriamo le loro immagini, custodiamo le loro reliquie, mettiamoci in cammino verso i loro santuari.
E attraverso di loro lasciamoci condurre sempre più profondamente a Cristo.
Perché la loro gloria è la gloria del Signore, la loro santità è il frutto della sua grazia e la loro gioia è la promessa della nostra gioia.
Amen.
